La vittoria degli Spurs mi rende felice perché…

…dopo quella maledetta, impossibile, bellissima tripla di Ray Allen in gara 6 che ha strozzato in gola l’urlo di gioia di tutti i tifosi nero-argento ed ha strappato dalle mani degli Spurs il titolo, era giusto che Popovich, Duncan, Ginobili e Parker avessero un degno finale per chiudere una delle dinastie più vincenti nella storia della NBA.

…ha vinto una filosofia di gioco che è l’essenza della pallacanestro. Circolazione di palla spesso poetica, varietà impressionante di soluzioni offensive, nessun isolamento, nessuna mania di protagonismo, uno per tutti, tutti per uno, aiuti difensivi perfetti, intensità ed energia fuori dal comune. E’ la dimostrazione che ancora oggi si può vincere giocando realmente a basket. 

…ha perso la squadra che meglio esemplifica la pallacanestro che non mi piace, per quanto negli ultimi anni sia sempre più vincente. Miami ha il giocatore più forte di tutti, che domina soprattutto grazie ad un fisico ed un atletismo, che abbinati alla visione ed alla comprensione del gioco, lo rendono quasi invincibile. Ma in questo sport si gioca sempre in 5 e contro una squadra vera come gli Spurs se il tuo gioco vive e muore con gli isolamenti e le invenzioni di un solo giocatore, alla lunga è inevitabile la sconfitta. Inoltre, in gara 5 coach Spoelstra ha provato a mutilare ulteriormente la pallacanestro, giocando sia senza centro che senza playmaker. E gli dei del basket lo hanno giustamente punito. 

…Tim Duncan si merita di essere il più vincente dell’era post-Jordan, anche più di Kobe Bryant per una questione di longevità e di continuità. E’ l’unico ad aver vinto in tre decenni diversi, è il leader nella storia dei playoffs NBA per minuti giocati e doppie-doppie, ma soprattutto è unico nel suo genere: a 38 anni, con le ginocchia malandate, ancora con la voglia di lottare su ogni singolo pallone e di spiegare pallacanestro. E poi sul suo carattere e sulla sua leadership ci sarebbe da scrivere un libro…

…Manu Ginobili non poteva chiudere la sua grande carriera con la grossa macchia delle prestazioni negative delle scorse Finals. L’argentino è arrivato stavolta all’appuntamento con il titolo in buone condizioni, ma soprattutto con una mentalità ed una concentrazione straordinarie. In gara 5 si è caricato la squadra sulle spalle nel momento di maggiore difficoltà e l’ha tolta dai guai, regalando anche qualche perla da incorniciare. E’ uno di quei giocatori che vorresti non smettessero mai, ma se questa dovesse essere la fine, sarebbe proprio una bella fine. 

…Kawhi Leonard ha zittito tutti coloro i quali ancora dubitavano della sua grandezza. A 22 anni un giocatore così decisivo, lucido e maturo su entrambi i lati del campo forse non si è mai visto. D’altronde, crescendo sotto la guida di Popovich e l’ala protettiva di Duncan, non poteva che uscire un campione. E’ il terzo MVP delle Finals più giovane di sempre (prima di lui solo Magic Johnson e, udite udite, Tim Duncan, ndr), riconoscimento meritatissimo per l’impatto determinante che ha avuto sulle tre vittorie consecutive decisive degli Spurs. Quando Popovich e Duncan vincevano il loro primo titolo insieme nel 1999, Leonard aveva solo 7 anni: adesso è pronto a raccogliere un’eredità pesante, ma prestigiosissima. 

…Boris Diaw e Patty Mills sono quei protagonisti totalmente inaspettati, ma che nel sistema perfetto degli Spurs vanno a nozze e riescono ad avere impatti devastanti anche in occasione delle Finals. In questo titolo c’è tanto di entrambi: dopo gara 2, Popovich ha promosso il francese in quintetto; risultato? Tre successi in fila con uno scarto medio di 19 lunghezze. Diaw ha giocato dei playoffs stupendi, operando praticamente da playmaker aggiunto e sacrificandosi molto anche in difesa. Mills, invece, in uscita dalla panchina è stato spesso una spina nel fianco degli Heat: gioca a ritmi irreali per tutti gli altri, ma soprattutto non ha paura di nulla, si prende i tiri da oltre l’arco e li manda a bersaglio con grande naturalezza. 

…Marco Belinelli è il primo italiano nella storia a vincere un titolo NBA. Dopo una regular season esaltante, per il bolognese non sono stati dei playoffs facili ed il campo l’ha visto pochino anche durante le Finals, ma gli va dato il grande merito di essersi sempre fatto trovare pronto quando chiamato in causa, realizzando anche diverse giocate pesanti, come la tripla in gara 3 che ha frenato la grande rimonta degli Heat. Questo anello se lo merita tutto, alla faccia di chi lo ha sempre criticato, non apprezzando la sua etica del lavoro ed il suo continuo migliorarsi anno dopo anno.