Lakers, Kelly emerge dalle tenebre: l’ennesima scoperta di D’Antoni

Sforzandosi di rimanere competitivi, ma allo stesso tempo di guardare al futuro, i Lakers hanno assemblato un roster di giocatori a dir poco insoliti nella speranza che D’Antoni riesca a valorizzarli. E, al di là di quello che è il record negativo, coach Mike ci sta riuscendo. Nelle ultime settimane, infatti, sta uscendo il talento del rookie Ryan Kelly, che ha aggiornato in poco tempo il suo status da “irrilevante” a “titolare”.

Scelto al secondo giro nell’ultimo Draft, Kelly è stato impiegato molto raramente nella prima parte di questa stagione, anche a causa di un problema al piede: è apparso solo in 5 delle 27 partite disputate e mai per più di 7 minuti. Negli ultimi 14 incontri, grazie soprattutto alla partenza di Shawne Williams, D’Antoni ha puntato sempre di più sul rookie. Kelly, infatti, ha giocato almeno 12 minuti in questo arco di partite, ma soprattutto 31’ o più nelle ultime 3, in cui sta viaggiando con una media di 15.3 punti (57.8% dal campo, 40% da tre) e 5.3 rimbalzi. Le sue performance sono state così convincenti che D’Antoni ieri sera ha deciso di farlo partire in quintetto contro i Raptors. E Kelly non lo ha deluso, mettendo a referto 17 punti con 5/7 al tiro ed un perfetto 6/6 dalla lunetta. Ma soprattutto ha fatto la differenza nell’ultimo quarto, quando ha aiutato i gialloviola a cancellare completamente i 19 punti di ritardo accumulati nel primo tempo: Ryan, infatti, ha segnato 7 dei suoi 17 punti nei 12’ finali ed i Lakers si sono imposti per 112-106, cogliendo la loro seconda vittoria consecutiva.

A questo punto molti si chiedono se i Lakers abbiano realmente trovato un bel giocatore, oppure le sue prestazioni sono figlie dell’emergenza in cui si trova LA. Per il momento è presto per dare verdetti, ma di sicuro c’è qualcosa di D’Antoni nelle belle prestazioni di Kelly. Come c’è qualcosa di suo anche nella crescita di Kendall Marshall, che sotto la guida di Mike sta letteralmente salvando la sua carriera in NBA: da meteora con i Suns, è passato ad una rispettabilissima media di 10.7 punti e 9.1 assist con il 45.4% dal campo, apparendo il più delle volte un playmaker della NBA. Ovviamente ha ancora molto da migliorare, ma sta dimostrando di saper far girare una squadra.

Ma prima di Marshall e Kelly già i vari Xavier Henry e Wesley Johnson sono stati reinventati da D’Antoni, per non parlare di Jodie Meeks e Nick Young. Il primo sta disputando la sua miglior stagione in carriera con 14 punti di media ed il 44.6% dal campo, mentre il secondo si è trasformato nel leader di questi Lakers, nonché in uno dei giocatori preferiti di Mike. Swaggy P sarà pure un po’ matto ed a volte un po’ “scemo” cestisticamente, ma quando gioca come contro i Raptors, che ha demolito con 29 punti (7/13 dal campo), non si può non amarlo. Proprio Young e Kelly ieri hanno firmato 14 degli ultimi 18 punti dei Lakers, che non ne vincevano due in fila da metà dicembre.

Insomma, con D’Antoni c’è sempre qualcuno su cui nessuno ha mai voluto puntare e che alla fine si rivela un buon giocatore. Certo, al coach piacerebbe anche vincere un po’ di più ed avere un record migliore di quello attuale (16-24), ma quest’anno i Lakers finché sono rimasti sani viaggiavano in piena zona playoffs, segno che non è un problema di sistema. Ma quando ti mancano Kobe Bryant, Nash, Henry, Farmar e Blake, tutti giocatori importanti per questi Lakers, non è che puoi sperare di andare ai playoffs e quindi devi “accontentarti” dei giocatori che sei riuscito a valorizzare.