Le Finals e l’atipico James a un bivio: servono più punti?

Gara 6 delle Finals è ormai alle porte, i Miami Heat hanno a disposizione due gare sul proprio campo, nel fortino della Triple A, per essere la prima squadra in questa serie a mettere a segno due vittorie consecutive, per conquistare il tanto agognato repeat e mettere le mani sul secondo titolo di fila. E se c’è un elemento poco previsto, o comunque indicativo dei grossi mutamenti avvenuti dalle parti della Florida in questi primi cinque episodi del romanzo finale della stagione, questo riguarda senz’altro il cambio di ruolo di LeBron James all’interno della serie.

Il cestista di Akron, che è stato letteralmente il dominatore della serie finale della passata stagione, quando spazzò via i Thunder dell’amico nonchè competitor Kevin Durant, ha del tutto modificato il proprio impatto in occasione della sfida contro Duncan, Parker e compagni, a causa della ferrea difesa opposta nei suoi confronti, ma soprattutto per le conseguenze di questa attenzione, quasi ossessiva, degli Spurs nei confronti dell’ex stella dei Cavs. D’altronde si sa: raddoppiare, e a volte triplicare un grande giocatore porta a liberare delle vere e proprie praterie per i suoi compagni di squadra. E così, giocatori come Mario Chalmers, Mike Miller, Shane Battier, Norris Cole, oltre ai più celebri e celebrati Bosh, Wade e Allen, trovano spazio e tanti tiri in ritmo, com’è accaduto in gara2 a Miami.

È sicuramente un LeBron diverso, molto meno ossessionato dal trovare il fondo della retina e ben più propenso a cercare i compagni e a lottare per loro. Le cifre parlano chiaro: crolla il numero dei punti a partita, giunto a quota 21.6 contro, ad esempio, i 26.8 con cui ha chiuso la regular season o addirittura i 29 di media nelle sette gare contro i Pacers in finale di Conference. Nel frattempo, si registra un’impennata nel numero dei rimbalzi, passando dagli 8 delle 82 partite di stagione regolare ai quasi 11 (10.8 per la precisione) nei primi cinque episodi della saga che ha avuto luogo tra la Florida e il Texas. In parole povere, un LBJ più uomo-franchigia, non per le mirabilie realizzative ma per il modo in cui ha dato la possibilità ai suoi compagni di mettersi in ritmo e di rendersi sempre utili, nella singola partita tanto quanto nel complesso della serie. C’è chi dice che questo sarà il James del futuro, anche a causa dell’età che avanza e che lo porterà, per una questione puramente fisiologica, a essere meno esplosivo nelle entrate a folle velocità a centro area: meno sforzi sul piano atletico e una visione di gioco ben più chiara, con una conseguente gestione più saggia dei palloni che gli capiteranno in mano.

Ora, però, le Finals sono giunte ad un bivio, e per la prima volta ci sarà un trofeo pronto ad essere portato in campo al termine della gara. Toccherà a LeBron rinviare tutto alla settima, e a quel punto decisiva sfida, con un grosso punto di domanda: rivedremo il James realizzatore incallito, o il numero 6 in casacca Heat continuerà a spargere assist per far scaldare le mani ai suoi compagni? Ai posteri l’ardua sentenza.