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LeBron da leggenda, Curry perde la testa, l’inerzia è di Cleveland: le chiavi di gara 6

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Il contraccolpo psicologico di gara 5 si è fatto sentire eccome per i Warriors. Golden State ha iniziato troppo tardi a provare a colmare un gap di energie messe in campo e di convinzione nei propri mezzi che ha permesso a Cleveland di scappare sul +20 già nel primo periodo. Le fiammate di Curry nel primo tempo e di Thompson nel secondo hanno permesso per due volte ai Warriors di riavvicinarsi nel punteggio, ma LeBron è stato assolutamente chirurgico nel rispondere colpo su colpo ai tentativi di Golden State. Se la partita fosse finita senza gli episodi conclusivi, comunque, si potrebbe parlare di una Golden State che, ricominciando a giocare la sua pallacanestro, era quasi riuscita a ribaltare una partita che sembrava persa dopo 12′ e che quindi aveva recuperato fiducia in vista di gara 7. Invece, il sesto fallo fischiato a Curry (che non ha goduto, per usare un giro di parole, di un particolare favore da parte degli arbitri nel quarto periodo) ha scatenato le reazioni dell’MVP in carica, che ha rimediato un’espulsione e ha scagliato il paradenti. I Warriors non sono mai stati così nervosi negli ultimi due anni ed è soltanto uno degli aspetti su cui Kerr dovrà lavorare in questi tre giorni.

LEBRON GUIDA TUTTO E TUTTI ─ Abbiamo già accennato alla costanza con cui James ha distrutto ogni tentativo dei Warriors di rientrare. Qualche dato aggiuntivo: tra gli ultimi minuti del terzo periodo e la prima metà del terzo quarto, LeBron ha segnato o ha fornito l’assist per 34 dei 35 punti segnati dai Cavs durante quel lasso di tempo. In questo momento, guida le classifiche statistiche (considerando entrambe le squadre) delle Finals per punti, rimbalzi, assist, palle rubate e stoppate. Insomma, James sta facendo di tutto per scalare le vette della leggenda. Non che non sia già considerato come uno dei giocatori più forti che si siano mai visti nella storia di questo sport, ma chiaramente le percezioni sul suo status cambierebbero se riuscisse a rimontare una serie di finale da 1-3 (nessuno ci è mai riuscito) giocando in questo modo. Nel frattempo, in attesa di vedere se riuscirà a completare la sua opera in gara 7, si è tolto lo sfizio di diventare il quinto giocatore (dopo Jerry West, Rick Barry, Shaq e MJ) a segnare 40+ punti in due gare consecutive delle Finals.

DOVE SONO I TERZI VIOLINI? ─ Non fraintendeci, sappiamo anche noi che Green è sicuramente uno dei primi tre giocatori per importanza nell’economia dei Warriors, così come sappiamo che Iguodala è assolutamente fondamentale sui due lati del campo. Ma, da un punto di vista offensivo, dovrebbe essere Barnes il giocatore in grado di fornire il maggior contributo dopo Curry e Thompson. E invece il prodotto di North Carolina sta vivendo uno dei peggiori periodi in carriera da quando è in NBA. I suoi numeri al tiro nelle ultime due gare non ammettono repliche: 2/22. No, non abbiamo sbagliato, fate un bel respiro e rileggete pure: 2/22. In questa partita, infatti, Kerr gli ha concesso solo 16 minuti sul campo, preferendogli un Barbosa molto più attivo (14 punti in 19 minuti) durante il tentativo di rimonta di metà quarto periodo. Dall’altra parte, è Love che non riesce ad ingranare: dopo i 2 punti in 33 minuti di gara 5, questa volta l’ex giocatore dei Timberwolves ne ha messi a referto 7 in 12. Nel primo tempo è rientrato presto in panchina per problemi di falli (anche se il terzo, per onor di cronaca, è stato un’invenzione arbitrale), nel secondo invece è stato tenuto seduto da coach Lue in favore di Richard Jefferson. In questa serie, Love sta viaggiando a 7 punti di media in 21 minuti con il 36.8% dal campo (14/38). Il colpo alla testa subìto in gara 2 gli ha decisamente tolto fiducia.

SITUAZIONE INFORTUNI ─ L’unica notizia certa è che Bogut, dopo l’infortunio al ginocchio rimediato in gara 5, non sarà della partita. Ma non è l’unico giocatore a dover fare i conti con qualche guaio fisico. Iguodala è rimasto in campo per ben 30 minuti nonostante un fastidio alla schiena che gli impediva vistosamente di correre. E, non c’è nemmeno da dirlo, è stato uno dei migliori in campo per i Warriors. Dall’altra parte, Irving ─ autore di un primo tempo spettacolare, in linea con la prestazione di gara 5 ─ ha subìto un pestone involontario sul piede da parte di Ezeli e ha giocato il resto della partita manifestando dolore. Lue in conferenza stampa ha dichiarato che non dovrebbe essere nulla di grave. Kerr, invece, è stato meno ottimista sul versante Iguodala: spera che le terapie in questi giorni consentano al giocatore di essere in campo domenica.

CHI C’È E CHI MANCA ─ Due assenti ingiustificati di queste Finals, lo abbiamo già detto, sono stati fino ad ora Love e Barnes. Ma non sono gli unici, soprattutto per quanto riguarda i Warriors. Livingston, dopo aver letteralmente dominato le prime due gare della serie, ha smarrito la precisione dal mid-range. L’intero pacchetto lunghi di Golden State ─ ad eccezione dell’infortunato Bogut, che comunque non poteva essere tenuto in campo per troppi minuti contro una squadra come Cleveland ─ si sta rivelando inadeguato a fronteggiare una sfida di questo tipo: Speights difensivamente non riesce a tenere il campo, Ezeli sembra nella confusione più totale, Varejao alterna giocate di energia ad ingenuità clamorose. Se il supporting cast è questo, Cleveland può continuare a concentrare tutti i suoi sforzi su Curry e Thompson: fino ad ora, i Cavs sono sempre riusciti a limitare le prestazioni di almeno uno dei due. Anche in gara 6, alla fine dei conti, le due stelle di Golden State si sono alternate: Curry straordinario nel primo tempo, Klay nel secondo. A Cleveland, invece, sta mancando praticamente l’apporto del solo Love. Certo, anche Dellavedova ha fatto una ventina di passi indietro rispetto alle scorse Finals e nelle gerarchie di gara 6 è scivolato persino dietro a Mo Williams, ma con Irving in campo (a differenza delle finali 2015) Lue non ha particolare bisogno di lui. Chissà che la chiave di gara 7 non potrà essere proprio uno di questi giocatori che fino ad ora hanno deluso. Fermo restando che, per Golden State, anche Green dovrà fare un salto di qualità rispetto alla controfigura (soprattutto difensivamente) che ha mandato in campo in gara 6. Altrimenti, gara 7 rischierebbe di risolversi nel terzo palcoscenico consecutivo dominato da King James.