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L’impresa dei Celtics: la vittoria sui Warriors in trasferta può essere una svolta

‘Cause every little thing gonna be alright. Ecco come cominciare questo articolo. E lo penso proprio mentre sento la canzone di Bob Marley, come alla frase perfetta per quello che è successo alla Oracle Arena. Anche se con quasi ventiquattrore di ritardo, è una storia che vale la pena di raccontare fino in fondo.

Il sunto è semplice: Boston batte i Golden State Warriors, in trasferta, di solo cuore e dà una sola opzione agli uomini di Steve Kerr, per battere Jordan e i suoi (e dello stesso Kerr) Bulls: vincerle tutte tranne una da qui al 13 aprile.

Boston è uscita dalla trade deadline in una forma diversa, rispetto a quella che le aveva permesso di arrivare terza ad Est: priva di David Lee e dei conseguenti problemi di rotazione, è stata una delle squadre più altalenanti dell’intera seconda parte di stagione. Persa, vinta, persa. Poi cinque W, seguite da una sconfitta a Cleveland, una vittoria a Memphis. Quattro perse, quattro vinte, il massacro allo Staples per mano dei Clippers (109 – 90 per Chirs Paul e soci, ndr) e la sconfitta a Portland. Come poteva chiudersi, secondo voi, all’indemoniata Oracle Arena, che aspetta solo l’ufficialità, con gli attuali 68 – 8 e una striscia aperta di 54 partite vinte in casa, di ereditare lo scettro di squadra più vincente di sempre in regular season?

Partiamo da due dati: 0 punti nella prima metà per Isaiah Thomas, 7 palle perse da parte di Steph Curry (9 alla fine della partita, solo per lui). Il facepalm di coach Kerr in panchina ci fa capire che, in fondo, anche il numero 30 è un essere umano … E il punteggio dice 45 – 43 Celtics prima che inizi il secondo tempo, in cui Golden State vince 23 – 21 il primo quarto e perde 24 – 20 il secondo. A 8:55 dalla fine del terzo quarto, azione svolta della partita: 58 pari, Evan Turner (sempre più prezioso in questi Celtics, con 21 punti in questa partita e andando in doppia cifra per la settima partita nelle ultime otto) anticipa il passaggio avversario e va in contropiede, dando la palla al suo piccolo capitano che chiude con l’appoggio, portando i verdi in vantaggio, che cercano di incrementare sempre difendendo forte sul play avversario e usando la velocità di Isaiah per battere gli avversari. Per battere gli Warriors, hai bisogno di una squadra leggera come lo sono gli Warriors… Il problema, però, è un altro per Golden State. Che pur leggera, Boston è in area molto più incisiva, in questa partita. Sono infatti 48 punti nel pitturato per gli ospiti, contro i 30 dei campioni, e sempre la Gang Green vince la sfida a rimbalzo per 44 – 41. A poco serve avere una percentuale da tre superiore (un classico di Golden State) del quasi 8% (46.5% per gli Warriors, 38.8% Boston), se la tua percentuale dal campo è inferiore a quella degli ospiti (i Celtics vincono il confronto 47.1% a 45.8%): merito della grande difesa offerta dal duo Bradley – Smart e . Every little thing gonna be all right, dalla difesa ai rimbalzi e ai punti …

Ma torniamo alla partita: a 8.5 secondi dalla fine del terzo quarto Isaiah Thomas mette il layup che gli da il suo 17mo e 18mo punto nel terzo quarto; prova di cuore del piccolo grande uomo, proprio mentre Steph si scalda e segna tutte le sue sei triple (pur segnando 9 – 19 dal campo). Il terzo quarto vede fuoco contro fuoco: Barbosa da tre, Sullinger da tre, Steph da tre, Turner da tre. Cui si aggiunge Olynik. Jared Sullinger torna, dopo un anno di problemi e dalle ginocchia fragili che lo tartassano fin dai tempi di Ohio State, a guadagnarsi l’appellativo di Steal of the Draft che lo accompagnò quando varcò la soglia NBA, quasi quattro anni fa: 8 doppie doppie in marzo (sulle 18 totali realizzate da Gennaio), questa contro Golden State da 20 + 12. Draymond Green, suo avversario diretto, è però immarcabile e ci prova: con un gioco da tre punti e una tripla porta i suoi a sole 3 lunghezze di svantaggio, 99 – 96 nella quarta frazione. Quando siamo ormai al 106 – 103 finale, palla a Steph per provare a chiuderla.

“Tutti si aspettavano che entrasse. Ci siamo rifatti di partite che avremmo perso, senza quel tiro. Oggi non era serata”

“Sconfitte del genere sono utili. Anche se fanno male”. Il commento di Green, che si è rivelato il migliore in tutte le voci di statistica, salvo i punti (Steph, forse?), e che ha cercato a 5 secondi dalla fine di portarla in parità, strappando dalle mani il rimbalzo ad Amir Johnson e chiamando il timeout che avrebbe portato al successivo tiro da tre di Curry. Ovviamente, non sono nemmeno mancati i complimenti di coach Kerr verso i suoi ragazzi, esaltando la loro serie vincente in casa.

Ma per una sera, è Boston a stappare lo champagne. Si è permessa di sfidare a testa alta i campioni in carica, battendoli con le sue stesse armi e dimostrando di essere una mina vangante dell’Est, senza lasciarsi trarre in inganno da questa seconda metà di stagione. Brad Stevens non ha detto molto, come suo solito, ma le sue parole sono arrivate attraverso la bocca di Isaiah Thomas. “Ci ha detto solo: ‘Guardate, è nostra. Stiamo per vincerla’. Ha mostrato più emozioni del solito”. E al 4 di aprile sfiderà i Lakers, per l’ultimo duello allo Staples con l’odiato (ma fino a che punto?) Kobe.

Ricordo ancora quando li vidi, questi Celtics, dal vivo al Forum contro l’EA7 Milano, il 6 ottobre 2015. Un coach giovane e carismatico come Brad Stevens, un organico guidato da Sullinger e Bradley pronto ad esplodere e Thomas sempre più leader. Non ho potuto non pensare alla loro storia recente, ai crolli avuti dopo l’era Pierce – Allen – Garnett, al tentativo di rebuilding di un team passato prima dal Draft e culminato a quella deadline 2015, con l’arrivo di Isaiah in biancoverde: un play di carattere e con punti nelle mani, che scelto ultimo degli ultimi al Draft non poteva non metterci tutto per far vedere di non avere nulla da perdere. E non ho potuto non pensare che, una simile parabola, l’hanno avuta gli Warriors solo qualche anno prima. Un solco lungo il viso, come una specie di sorriso, si fece largo pensando al futuro, alla fine di quella partita ed è tornato dopo aver visto quel 109 – 106, la mattina successiva alla partita. Non dico che con ieri sera, gli allievi abbiano superato i maestri. Ma che i Boston Celtics siano di nuovo una realtà consolidata, di questo la vittoria di ieri ne è una bellissima conferma.