L’infortunio di James spiegato da Boris Gojanovic, esperto internazionale di medicina sportiva

Questa notte si è giocata gara1 di Finali NBA, che è stata influenzata dal fattore climatico: infatti l’aria condizionata guasta nell’AT&T Center ha fatto sì che si registrassero 32°-33° all’interno dell’impianto, con un elevatissimo tasso di umidità.

Questa condizione climatica molto particolare ha portato la stella dei Miami Heat (curioso come il nome della squadra in inglese significhi “calore”, appunto), Lebron James, ad accusare un fortissimo attacco di crampi durante le fasi finali della partita, che lo hanno di fatto escluso dal match quando Miami si trovava sul -2 a 4’ dalla fine della partita.

Abbiamo avuto la fortuna di interpellare per una breve spiegazione il Dr. med. Boris Gojanovic (@DrSportSante su twitter), che è a capo del centro di medicina dello sport per il comitato olimpico svizzero, uno dei centri per riabilitazione ed esami clinici puramente sportivi più avanzati ed innovativi del mondo.

Professore, come mai un atleta come Lebron James, che sembra essere una macchina perfetta per lo sport, ha sofferto in maniera così grave di crampi, tanto da doverlo mettere fuorigioco? Quanto ha influito il fattore climatico su ciò?
«Purtroppo i crampi sono dovuti a tantissimi fattori, come la disidratazione, il malfunzionamento della fibra muscolare, ed il sovraccarico. E’ ovvio che questa evenienza sia stata accelerata dal fattore climatico molto sfavorevole ma non si può dire che sia dovuta solo a quello. Mi spiego meglio, Lebron ha molta massa muscolare ed il suo corpo è perfettamente abituato a sostenere quei carichi di lavoro, inoltre è sicuramente seguito in ogni minimo dettaglio da uno staff medico che controlla le sue abitudini atletiche e alimentari. E’ quindi possibile che sapendo che le partite si giocano con aria condizionata nei palazzetti (fattore opinabile e discutibile, ndr) sia stato preparato ed idratato per giocare in quelle condizioni. L’inaspettato cambiamento del fattore ambientale, unito alla fatica fisica e psicologica che una Gara1 di Finali porta con sé e al fatto che come detto l’infortunio è arrivato quasi a fine partita, potrebbe essere stato perciò sottovalutato dall’atleta stesso (prima dell’accaduto Lebron aveva segnato infatti 25pti, considerando 4’ rimanenti avrebbe quasi certamente avvicinato o superato quota 30, ndr) che si sentiva bene fino a poco prima dell’accaduto e nonostante abbia aumentato il livello di idratazione, questo non sia stato sufficiente.

Grazie per la disponibilità immediata e per la cordialità Professore.
«Di niente ragazzi, piacere mio».

Ora domenica scopriremo se LeBron sarà recuperato pienamente per gara 2 o se questa evenienza gli lascerà strascichi.