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Lo strano caso di Memphis, la terza forza dell’Ovest senza avere il quintetto titolare

Difficilmente nella storia della NBA si può trovare una squadra come Memphis che, nonostante sia in piena lotta per i playoffs, si trova costretta a dover scendere in campo senza tutti i suoi giocatori più rappresentativi, bensì con quelli che in gergo definiamo degli “scappati di casa”. Marc Gasol e Mario Chalmers hanno già finito la stagione a causa degli infortuni, Jeff Green è passato ai Los Angeles Clippers, due pilastri come Zach Randolph e Mike Conley sono fermi ai box, e insieme a loro ci sono Chris Andersen e Brandan Wright.

Insomma, non è rimasto nemmeno un superstite del quintetto con cui era iniziata la regular season e stanotte in campo c’era addirittura un ragazzo praticamente sconosciuto: si tratta di Briante Weber, playmaker di 23 anni, firmato dalla D-League con un contratto di 10 giorni, che al debutto ha messo a referto 10 punti (4/6 dal campo), 7 assist e 5 rimbalzi in 40’. Il suo contributo è stato importante per permettere ai Grizzlies di imporsi dopo un overtime per 121-114 sui Pelicans e di consolidare ulteriormente il quinto posto (+6 gare su Blazers, Rockets e Mavericks) all’interno della Western Conference. Dove, tra l’altro, nelle ultime dieci ha fatto registrare un record di 7-3, nonostante i tantissimi problemi: solo Warriors e Spurs (entrambi 9-1) hanno fatto meglio in tale arco di tempo.

La vera sorpresa, però, non è stata rappresentata dall’esordio di Weber, quanto piuttosto dalle prestazioni pazzesche di chi già faceva parte di questa squadra e sta dando tutto quello che ha per permetterle di continuare ad essere competitiva. A 36 anni suonati, Matt Barnes è diventato il giocatore più anziano nella storia della NBA a far registrare la prima tripla-doppia della sua carriera: ha infatti messo a referto 26 punti, 11 rimbalzi e 10 assist. Il tanto bistrattato Lance Stephenson è stato fondamentale con la bellezza di 33 punti, il massimo realizzato in uscita dalla panchina da un giocatore di Memphis da quando Mike Miller ne sparò 41 contro Denver nel 2006. E infine c’è JaMychal Green, che dopo tanta D-League sta sfruttando piuttosto bene l’occasione concessagli: stanotte ha firmato un career-high di 21 punti, conditi da 10 rimbalzi. Tra l’altro, i Grizzlies hanno portato a casa la vittoria grazie ad uno sforzo finale notevolissimo: nell’overtime hanno segnato la bellezza di 22 punti, eguagliando il record fatto registrare nei 5’ aggiuntivi in un successo su Miami risalente al 2003.

I segreti di questa Memphis? Sono più semplici di quelli che si potrebbe pensare. Innanzitutto, la forza di questa squadra risiede nell’avere uno dei migliori allenatori attualmente in circolazione nella NBA, David Joerger, che è stato bravo a non abbattersi dinanzi alle difficoltà, riuscendo anzi a compattare il gruppo e ad ottenere il massimo da ogni singolo elemento a disposizione. Il coach statunitense ha mantenuto le cose semplici e sta ottenendo risultati davvero straordinari: ovviamente è difficile pensare che i Grizzlies riusciranno a mantenere a lungo questi ritmi, dato che scendere in campo in massimo 8/9 è una cosa che si paga a lungo andare, soprattutto sotto l’aspetto fisico. Ma se c’è una cosa che abbiamo imparato nelle ultime settimane, è che non bisogna mai sottovalutare o dare per morta questa franchigia.