Mercato NBA – La furia di LeBron e Cleveland sotto scacco

I siti di basket ne parlano con insistenza, e il motivo appare chiaro. LeBron James ha lanciato un allarme, e la ragione è che Cleveland non gioca più da Cleveland. 4 – 6 il record a ieri, quando dei derelitti Pelicans privi di Anthony Davis hanno sbaragliato un Irving da 49 punti e un James da tripla doppia. A parte Kevin Love, però, il resto è silenzio. E LeBron lo ha fatto notare chiaro e tondo. “Finora è un 2017 di m***a” e “non siamo forti come l’anno scorso” sono due dichiarazioni molto preoccupanti per quanto riguarda il leader dei Cavaliers, che ha lanciato le colorite accuse di fronte alla stampa di Cleveland, pur proteggendo Tyronne Lue e indicando una grossissima necessità del roster dei campioni in carica: “Abbiamo bisogno di un c***o di playmaker”.

I Cavs stanno sentendo solo ora, probabilmente, il peso del loro mercato degli anni passati: con James a 30 milioni, Irving a 19 e Love a 21, dobbiamo aggiungere i capricci di due comprimari, che decisamente stanno rendendo al di sotto delle aspettative. Il primo è Tristan Thompson, l’altro indiziato è ovviamente JR Smith. Entrambi giocatori che hanno atteso sin quasi alla fine della off season per firmare il nuovo contratto da 80 milioni di dollari in 5 anni (firmato il 22 ottobre 2015) e da 72 milioni (15 ottobre 2016) e che, visto il rendimento, pare far storcere non poco il naso in Ohio. Se JR sarà fuori fino ad aprile per la frattura del pollice e per i gravi problemi di salute della figlia neonata, Thompson non può avere attenuanti. Un gennaio da 6.9 punti e 8 rimbalzi di media sono valori sotto la media per lui, ma preoccupa soprattutto l’altalenanza del rendimento del canadese: due punti contro i Pelicans sono stati preceduti da 14 contro gli Spurs, per poi di nuovo 2, 2, 9. Altro giocatore che attualmente sta tenendo nel limbo i Cavaliers è Kyle Korver: arrivato per allargare il campo, finora ha giocato con 7 punti di media al 39% da tre punti in 24 minuti (5 punti contro i Pelicans). In generale, Cleveland non sta avendo molte performance positive dai suoi comprimari: a parte il trio delle meraviglie, contro New Orleans solo Iman Shumpert è andato in doppia cifra (pur con il 40% dal campo). Urge intervenire. Ma cosa si può fare?

TROVARE UN PLAYMAKER. Irving non può arrivare ai playoff giocando 40 minuti di media a partita e anche se il pm ufficioso dei Cavs è LeBron, c’è bisogno di qualcuno che sappia scaricare il pallone. I nomi sono tanti e sono circolati a iosa in questi giorni. Eccone qualcuno:

DERON WILLIAMS: Williams, nel sistema dei Mavericks, ha mostrato lampi di quella che, ai Jazz, era ritenuta la miglior PG della Lega assieme a Chris Paul. Il suo gioco fisico e la sua capacità di passare la palla (7.1 APG) possono essere perfetti per Cleveland. Problema: quattro anni di contratto, di cui quello in corso a 14 milioni di dollari. A meno che non intervenga un buyout, vista la drammatica situazione in casa Dallas…

JAMEER NELSON: Nelson è attualmente il mentore di Mudiay a Denver e sta giocando una buona stagione a 8.5 PPG e 4.5 APG da quasi 25 minuti di impiego. Ma se dovesse arrivare una buona offerta (dei contratti in scadenza, ad esempio), magari per rafforzare le possibilità di giocare i playoff (battendo Utah, Denver è attualmente all’8° posto a Ovest, a una partita di distanza da Portland), difficilmente Denver lo terrebbe a roster.

RAJON RONDO: utopia è dir poco. Rondo (assieme a Nikola Mirotic) è sul mercato da una settimana circa, per i Bulls che dovevano vincere e invece si trovano all’ultimo posto disponibile per i playoff. Finito ai margini della rotazione di Fred Hoiberg, l’ex Celtics si prepara a una nuova squadra, e Cleveland potrebbe essere una di quelle. Problema 1: due anni a 14 milioni ciascuna sono estremi per un team che ha già 130 milioni di dollari a stipendi e rischia di pagare oltre 60 milioni di luxury tax. Problema 2: se aggiungessimo Rondo (il cui rendimento a Chicago già non ha convinto idem il rapporto con Wade e Jimmy Butler), potremmo veramente vedere i Cavs con delle belle gatte da pelare. Salvo buyout (per risolvere il punto 1) e la possibilità per lui di cambiare mentalità (per il punto 2), visto che non capita tutti i giorni di poter vincere il secondo titolo in carriera, al fianco di LeBron James…

ELFRID PAYTON: difficile ma non impossibile: i siti web hanno parlato anche di lui ai Cavaliers. Orlando si prepara a un nuovo rebuilding dopo aver fatto l’errore di cedere Victor Oladipo, e Payton può essere uno degli indiziati a fare le valigie. Con un contratto da 2 milioni in questa stagione e 6 APG a partita, alla giusta offerta Payton può vestire la casacca gialla e vinaccia. Ma la controparte? Ecco il difficile: Cleveland non ha prime scelte fino al 2020, e difficilmente i Magic potrebbero cedere il loro playmaker titolare per un assett già fruibile, specie se di medio – basso livello come ai Cavaliers…

DJ AUGUSTIN: Factotum per eccellenza della NBA, Augustin ha giocato bene in tutti i team nei quali si è trovato, ma ad Orlando sta avendo non pochi problemi di discontinuità, specie per uno da 7,25 milioni annui da qui al 2020. Un’opzione, ma nulla di più.

Anche un centro non sarebbe scomodo davvero, soprattutto alla luce del fatto che nei playoff Thompson sarà più che mai indispensabile a fare il lavoro sporco e alla luce del fatto che, comunque, i suoi 10 minuti a partita Birdman li giocava, prima di infortunarsi. 10 minuti, nell’economia di una squadra corta come i Cavaliers, sono oro. Alternative? Solo pettegolezzi, al momento, su Tyson Chandler e Andrew Bogut. Anche su Terrence Jones, che ha massacrato l’altra sera Thompson in area con 36 + 11 rimbalzi (della serie “se non puoi batterli comprali”, citando The Founder). Senza fondamento. Ma qualcuno per risalire la china, alla luce del fatto che i campioni sono 18mi per rimbalzi catturati (45 rimbalzi a partita), serve eccome.

Cleveland, a dirla tutta, non è in una buona situazione: ha 130 milioni di dollari di monte salari, pagherà la luxury tax più salata dell’intera Lega ed ha una squadra incompleta, minata da infortuni di lunga durata (Andersen ha finito la stagione, JR come detto ne avrà fino ad Aprile). La sua unica speranza è puntare sul mercato dei buyout: a livello di scelte, non è un team appetibile (tutte le prime scelte fino al 2020 sono state cedute e sono disponibili solo due seconde scelte, per il 2018 e il 2020), idem a livello di contratti. Gli unici due contratti abbordabili erano quelli di Mo Williams e di Mike Dunleavy, in effetti uniche carte usate per arrivare a Kyle Korver. Shumpert ha un contratto da 30 milioni fino al 2019, con una player option sull’ultimo anno; Channing Frye può essere una pedina di scambio, visto anche il suo contratto da due anni a 7 milioni di dollari ciascuno, ma la sua incostanza rischia di essere un fattore di non poco conto. Felder e Liggins sono altri abbordabili, con un milione di dollari complessivi di contratto. Lo stesso Korver, se non ingrana, potrebbe andarsene, a parere personale: un contratto in scadenza a 5 milioni di dollari, per un cecchino, non capita tutti i giorni. Magari per un’altra guardia più letale dall’arco (Omri Casspi? Bojan Bogdanovic?). Ma ovviamente, qui, SI ENTRA NEL FANTABASKET E NON E’ IL NOSTRO COMPITO. Un’ipotesi remota che non accadrebbe certamente.

Una remota alternativa ci sarebbe: combinare una trade a tre con i Celtics. Boston possiede quella ambitissima prima scelta di Brooklyn per il Draft di giugno e al giusto prezzo è disposta a sbarazzarsene. Ovviamente, però, la controparte deve essere di primissimo livello. E, a pensarci bene, i Celtics potrebbero usare questa carta per un vantaggio maggiore che avere un comprimario dai Cavaliers (Jimmy Butler, ad esempio?), piuttosto che aiutare quelli che, a inizio stagione, erano i diretti avversari nella Eastern Conference.

Riassumendo: Cleveland sta passando un grosso periodo di difficoltà, LeBron si è inferocito e ha lamentato l’assenza di un playmaker che dia il cambio a Irving. Ma Cleveland è priva anche di un ricambio in area per Tristan Thompson, con Korver che non sta sostituendo al massimo il convalescente JR e una situazione salariale e di appetibilità di mercato (per contratti e prime scelte disponibili) che mette i Cavaliers nella condizione di poter fruire solo degli svincolati dopo la trade deadline. Scacco al Re James. Sperando che, da qui a marzo, non diventi un matto.