NBA – 15 buoni motivi per seguire la stagione 2013/2014

Finalmente, è cominciata. Con le solite considerazioni, idee, ipotesi. La prova vivente che l’evoluzione avviene nel quotidiano, tra trade, colpi di mercato o solo di business. Quest’anno sembra diverso, però. Ogni anno lo è rispetto all’altro, ma la stagione 2013/2014 può essere definita una svolta rispetto agli ultimi anni: giocatori, allenatori e grandi personaggi del firmamento più bello d’America sanno che le sorprese sono molte. Noi, invece, lo sappiamo? Molto probabilmente sì, ma facciamo comunque un giro dei principali temi del campionato, dopo la prima palla a due della notte appena passata.

1. IL MERCATO – L’estate appena passata ha visto una serie di grandi giocatori e di altri di medio livello passare completamente da altre parti. Free agency e trade hanno portato a nuovi equilibri della Lega, una delle tante cose che può rendere questa stagione davvero speciale. Una stagione influenzata dal mercato come non lo era dal Luglio 2010 e come potrà esserlo solo alla prossima Free Agency. È l’anno di Dwight Howard; lo sa lui e lo sanno tutti, soprattutto ai Rockets, dove hanno chiesto proprio l’aiuto di DH12 per portare Harden dove merita di stare, nell’Olimpo. È l’anno dei Brooklyn Nets, che vogliono il titolo per dimostrare a tutti che con Garnett, Pierce e Kirilenko non si può più scherzare, in quelle zone; di Dallas, che da Dalembert, Ellis e numerose guardie vuole ricostruire un team vincente attorno a Nowitzki, e di Golden State, la vera minaccia ad Ovest. Ma è anche l’anno di Kevin Martin, in cerca di riscatto, di Josh Smith & Brandon Jennings, alleati per soppiantare i rispettivi ego, di Eric Bledsoe e di Jrue Holiday, giovani stelle chiamate al grande passo, forse quello più difficile: essere vincenti e rendere nuovi team vincenti.

2. I GRANDI RITORNI – Dopo la pioggia di infortuni che è piovuta sulla NBA, è inutile stare a dire cosa fare per migliorare la situazione infermeria e come controllare i giocatori nelle loro attività (il bowling di Bynum insegna). Infatti, le convalescenze sono ormai allo scadere. Già Derrick Rose è tornato questa notte, dopo un anno di attesa, per la gioia del populus; il 27 Novembre sarà il turno di Russell Westbrook, per far rivivere i Thunder e farli puntare in alto. Kobe Bryant e la sua mostruosa etica autolesionistica stanno affrontando i primi veri nemici del Mamba: l’età che avanza e il tendine di Achille. Rajon Rondo, che quando a Dicembre sarà di nuovo a servizio farà da portatore della croce dei Celtics. Andrew Bynum, atteso a Cleveland come il pezzo mancante per riportare il team ai PO. Infine, il più inaspettato: Greg Oden, che decide di giocare di nuovo e di farlo in grande, cercando di vincere il titolo con Miami. Decisamente, i pesci grossi devono ancora arrivare alla meta e quando arriveranno il cerchio si chiuderà.

3. ALLENATORI ALLA RIBALTA – Doc Rivers ai Clippers, per far fare il salto di qualità; Jason Kidd ai Nets, per vincere subito. Poi Budenholzer, Clifford, Brown e Hornaceck, leader di team in ricostruzione e in cerca di una nuova identità. Maurice Cheeks e Randy Wittman, portavoce di squadre che vogliono di nuovo i playoff, affiancate al ritorno di Mike Brown. Un occhio speciale va a Brian Shaw, all’occasione della sua vita e al rapporto che instaurerà con i nuovi Nuggets e con Gallinari. Tutti questi, in sintesi,  i gravosi compiti dei numerosi nuovi allenatori della NBA; perché uno dei temi principali saranno proprio i Grandi capi in giacca e cravatta, il cui mercato non è stato certo secondo a quello degli stessi giocatori e potrebbe influire sul destino dei team allo stesso modo di quello che riguarda gli uomini in canotta e calzoncini.

4. THREE – PEAT, MISSIONE POSSIBILE? – Gara 7 delle Finals ha dato la certezza su due cose: che LeBron è ufficialmente diventato il giocatore da battere in tempo presente e che i suoi Heat sono delle autentiche forze della natura. L’arrivo di Greg Oden ad appesantire il pitturato aiuterà il team in difesa, ma tutto il resto? È indubbio che l’obiettivo di ogni campione sia riconfermarsi e, per gli Heat, questo vuol dire cercare di vincere il titolo. Un three – peat manca alla NBA dai tempi dei Lakers di Shaq, nel lontano 2002 e, negli ultimi venticinque anni, solo i Bulls di Jordan e Shaq & Kobe sono riusciti nell’intento. D’altra parte, Pat Riley guarda già al futuro: Miami sa che l’anno prossimo potrebbe essere il primo di una nuova era, senza almeno uno degli “Heatles”, con le luxury tax che diventeranno faraoniche, a livello di quelle dei Nets di quest’anno. Dato che Riley, però, non ha lo stesso portafogli di Prokhorov, bisogna risparmiare. L’amnesty esercitata su Mike Miller e le voci di trade su Norris Cole possono essere solo l’inizio; ora come ora LeBron ha in mente solo una cosa: vincere. Ancora.

5. IL CANTO DELLA LINCE – E’ l’ultimo anno di vita degli Charlotte Bobcats. Dal 2014, infatti, Jordan farà tornare il suo team agli originari Hornets. Fare una valutazione su questo team è stato fin troppo facile, finora: deludente. Le basi per un futuro, con Kemba Walker e Al Jefferson, ci sono, ma questo non nega i dieci anni di mediocrità di una franchigia che non ha mai conquistato il Nord Carolina.

6. IL VOLO DEL PELLICANO – Parlando di Hornets, New Orleans riparte quest’anno dai Pelicans e da un team giovane e promettente. Con Eric Gordon a pieno servizio, Anthony Davis destinato al salto di qualità e, soprattutto, Jrue Holiday a capo di un team di giovani dove può far vedere di essere l’erede di Chris Paul, i nuovi padroni della Louisiana hanno la strada in salita, ma quando arriveranno in cima spiegheranno le ali al successo.

7. REBUILDING – La parola fa paura a tutti e, in un modo o nell’altro, sarà uno dei temi principali della stagione. Chi lo ha iniziato ed è arrivato alla fine del purgatorio, chi lo ha appena cominciato, chi lo ha fatto mantenendo un prospetto da playoff. Il primo della lista, ovviamente, i Celtics, una squadra della cui ricostruzione si è parlato forse anche troppo e che stasera, contro i Raptors, si vedrà a che punto possa essere. Anche Sixers e Suns sono due franchigie che molto probabilmente faranno la stessa strada, che tankeranno molto probabilmente e che hanno davanti molti abbonamenti per la trade deadline e per la lottery. La differenza? Phoenix può ripartire, e lo farà, da Eric Bledsoe; Phila invece deve ancora capire chi sarà l’asta della bandiera. I Lakers e gli Heat sono i team che dovranno iniziare questo ciclo; dei secondi si è già parlato prima, mentre i primi dovranno mettere in conto che presto Kobe non giocherà più e che comunque il team deve avere giocatori giovani con cui iniziare un nuovo ciclo di grandezza.

8. IN CERCA DI GLORIA – Giocatori e team cercano di rifarsi dopo l’anno passato, non all’altezza di quanto si credeva. I giovani team si stanno facendo sempre più le ossa e, tra giovani che crescono e mercato soddisfacente, possono davvero fare il salto di qualità quest’anno. Attenzione ai Blazers, perché Damian Lillard può davvero diventare una bestia del gioco, ma anche a dei Pistons finalmente dall’assetto giusto e a una Washington che, dopo la recente aggiunta di Gortat, può davvero vincere e divertire.

9. ROOKIES – Il Draft di quest’anno è stato offuscato da Holiday e i Nets, visto anche il livello delle scelte. Un Draft povero, senza dubbio, ma non in canna. Ovviamente le attenzioni saranno tutte per Anthony Bennett e il suo apporto ai Cavaliers, ma non scherzano nemmeno Caldwell – Pope ai Pistons e Carter – Williams ai Sixers, per dare alla Città dell’Amore Fraterno un play su cui ricostruire dopo il fallimento di Evan Turner. Infine, Nerlens Noel: da prima scelta assoluta a sesta, subito girata a Phila, per poi non giocare l’intera stagione causa crociato. Crudele, ma la NBA è anche questa…

10. DRAFT 2014 – E’ uno dei motivi per cui l’estata è stata così calda, come lo sarà Febbraio. Come detto, alcuni team tankeranno per avere scelte più alte a Giugno per ricostruire. I nomi principali sono Jabari Parker e Andrew Wiggins; gli scout sono già al lavoro e i GM seguono le loro parole per muovere il mercato e far sì di portare uno di questi giocatori a casa. Un Draft del genere, stando alle parole, non si vedeva dai tempi del 2003 (un’annata non da buttare) e anche chi è in basso non rischia di prendere un pugno di mosche.

11. POKER ITALIANO – I nostri italiani, finalmente quattro, hanno tutti grandi attese addosso. Partiamo da Gigi Datome: il sardo dovrà far vedere di miracolare non solo camminando sull’acqua, entrando nel sistema dei Pistons rinnovati e determinati a vincere. Per ora, causa polpaccio, panchina: ma non durerà molto. In secundis, Danilo Gallinari, che dopo l’infortunio di quel maledetto 4 aprile contro i Mavericks vedrà il campo a dicembre; i Nuggets puntano ancora su di lui, specie dopo una stagione di alto livello come quella pre lesione. I suoi progressi dentro l’arco e in penetrazione diventeranno una delle armi principali di un team che si sposterà molto sulla linea. Marco Belinelli deve diventare l’erede di Shaquille O’Neal: un “Diesel”, che carburi in fretta, così che gli Spurs non si pentano di averlo chiamato a rimpiazzare Gary Neal. Infine, Andrea Bargnani: è lui l’italiano di cui, forse, si parlerà di più. Toronto e Colangelo non hanno dato una bella immagine di lui, specie negli ultimi due anni; la cessione era inevitabile e, grazie a Masai Ujiri, è finalmente avvenuta. A New York si troverà in un sistema molto diverso da quello appena lasciato: partirà finalmente da ala e non da centro, potrà non sentirsi tutto il peso delle responsabilità del team addosso e sentirsi libero di giocare. Il problema è l’esigenza della piazza …

12. GIOCATORI STRANIERI – Ieri notte è stato infranto un record della NBA. 92 giocatori stranieri partiranno insieme al campionato più bello del mondo. Traguardo al quale David Stern ambiva da molto tempo, quello di una Lega più internazionale e globale. Ci sono i Vesely della situazione, ma diamo un’occhiata  a qualche nome: da Parker, Ibaka, i Gasol, il nostro poker, Kirilenko, passando per Rubio e Diaw ci rendiamo conto che non di solo mediocrità è fatta l’NBA internazionale, anzi. Inoltre, con l’emergere del Canada come nazione cestistica, il numero di giocatori nati fuori dai confini dell’Unione sembra in aumento.

13. PARTITE STRANIERE – Lasciando stare i tour promozionali della pre season, è ovvio che l’attenzione vada anche sulle partite di Regular Season giocate fuori dai confini dell’Impero. È una costante vedere almeno una partita giocata alla O2 Arena di Londra e anche quest’anno, in concomitanza con il Martin Luther King Day, questa partita si giocherà il 16 Gennaio tra Hawks e Nets, con i secondi abbonati ormai all’evento sin dalla sua creazione. Aggiungiamoci la partita Minnesota vs San Antonio del 4 Dicembre, a Città del Messico, dove per la prima volta arriva lo spettacolo stelle & spicchi, ed ecco che il progetto di portare la NBA nel mondo diventa sempre più realtà.

14. SKY – Hanno rischiato di perderla in Italia e di vedere gli highlight sui siti di basket o tramite League Pass. Invece, torna ancora su SKY per i prossimi tre anni. Flavio Tranquillo, Federico Buffa e tutta la squadra della NBA italiana tornano per commentare quattro partite alla settimana, compresa una della domenica. Sempre in lingua originale e in diretta durante la notte, con replica in giornata. Quattro partite a settimana fino ad Aprile, più All-Star Game e playoff: la NBA diventa ancora più spettacolo per gli italiani.

15. IL COMMISSIONER – Abbiamo tanti motivi validi per cui la stagione NBA merita particolare attenzione. Il più importante, però, va lasciato per ultimo. Dal 1 Febbraio 2014, David Stern abdicherà e lascerà il trono al suo vice, Adam Silver. Non si sa cosa farà la lucida (in tutti i sensi) mente del futuro boss di uno dei più grandi sport del mondo, ma di certo vale la pena spendere qualche parola sul re degli ultimi anni. Sotto Stern, la NBA è diventata la NBA che noi conosciamo: quella delle prime serate, degli ascolti mediatici immensi, dell’All Star Game che ospita da John Legend a Rihanna quasi fosse il Superbowl, che ha dato tanta fama ai suoi giocatori da portarli di nuovo alle Olimpiadi perché volti noti in tutto il mondo. La NBA di Stern è quella che è iniziata aprendo gli orizzonti a fuori l’Atlantico, con la scelta di Hakeem Olajuwon nel 1984; è quella dei grandi campioni che tutto il mondo ammira, di NBA Cares e di tante altre cose. Semplicemente, se non fosse per Stern la NBA non sarebbe la NBA. Ora sta a Silver continuare sulla retta via, consigliato da un vecchio avvocato …