Non si erano certo lasciati con lo spirito giusto, DeAndre Jordan e i Dallas Mavericks. Ci ha provato, il primo: con le scuse (su Twitter, ovviamente), con le interviste, pure con la madre a favore. Non è stato sufficiente. Lo scoop più interessante della intera offseason NBA e uno dei più eclatanti nello sport del 2015 (perchè la gente segue più la Moto GP, ma questa se la gioca con Rossi – Marquez …), con il tradimento sulla parola del pivot e Mark Cuban che non l’ha proprio presa benissimo, doveva avere un momento della verità. Ebbene, ieri sera allo Staples Center di Los Angeles, ha avuto luogo l’atto primo dello scontro da 80 milioni di dollari (il prezzo del contratto offerto da Dallas al bestione) tra le due fazioni.

La partita inizia bene, con la stoppata di DAJ su Raymond Felton che rimanda il pallone all’altra metà campo, nelle mani di Lance Stephenson. Griffin la alza poi dalla lunetta per un comodo alley – oop sotto canestro per il numero 6. L’inerzia è tutta dalla parte del figliol prodigo dei Clippers, anche se questa sfocia in una faida in area con Dirk Nowitzki. La prima mossa al bavarese: si allaccia sottocanestro con il suo ex compagno di squadra e questo risponde con una scorretta gomitata all’orecchio e la schiacciata a canestro smarcato. KO; riprenditi e ritenta, Dirk, sarai più fortunato. E infatti il numero 41 all’azione successiva, dopo il rimbalzo in attacco catturato dal suo avversario, lo spintona sotto canestro e aspetta Devin Harris per il raddoppio, continuando però il suo pressing fino ad abbassare la mano per schiaffeggiare il pallone in maniera estremamente fisica. La replica è imminente: corpo quasi orizzontale, colpo di reni e urlo che porta a un fallo: lunetta per il buon DeAndre. 2 – 0. Quello che conta vedere, però, è il post fischio: il tedesco prova a reagire, Barea dal basso dei suoi 1,83 m prova a intimidire il traditore andandogli addosso, Harris si schiera dalla parte del numero 41, Raymond Felton cerca di avventarsi su Jordan. I Clippers sono pronti alla lotta come una ciurma di pirati e Blake Griffin punta già lo sguardo per capire dove colpire. L’oggetto della contesa, invece, cosa fa? Niente! Non casca nella trappola e continua ad esultare con i compagni ruggendo leoninamente, come fosse al campo di allenamento con loro, e Chris Paul stesso che lo accompagna con faccia alquanto stralunata…

Fa parte anche questo, del mondo di DeAndre Jordan. Il 104 – 88 con cui i Clippers hanno vinto la sfida è merito, in parte, dei 6 punti del diretto interessato della sfida. Pochi? In effetti sì. Ma se aggiungiamo 4 stoppate e 15 rimbalzi, dei quali solo 2 in attacco, allora i conti tornano. Perché, per ora, il giocatore ha fatto vedere di che pasta sia fatto e ha vinto il primo duello vero legato al mercato. E i Mavericks, che ancora reclamano vendetta per quel dannato 9 luglio, nel quale Jordan si è rimangiato la parola data, dovranno ancora aspettare per essere appagati.

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