NBA Elimination Turn – Chicago da dove ripartirà?

La prima serie a sorpresa di questi playoff si è conclusa questa sera, perché Washington batte Chicago e si porta alla semifinale di Conference. Una serie che ha messo in evidenza i limiti dei Bulls, offensivi ma soprattutto difensivi, e la crescita che John Wall e soci hanno avuto alla fine della scorsa stagione, ma soprattutto nel corso di questa.

WASHINGTON – Ha giocato con la determinazione di chi vuole dare il meglio e con la gioventù dalla propria. Soprattutto vedendo gara 4, Washington ha dato prova di saper sfruttare la velocità a proprio vantaggio, con contropiedi efficaci. Anche in area, però, non ha scherzato: Gortat ha dato filo da torcere ai lunghi avversari, dimostrandosi un innesto di estrema pericolosità e giocatore che a Phoenix è molto maturato. (In questa serie, 2 stoppate a partita e 10.8 PPG). Gli innesti migliori sono venuti dal mercato di Febbraio: Gooden ha fatto il suo (specie in una gara 4 dove solo lui e il sopra citato polacco hanno dovuto far fronte a Noah e Gibson), mentre Andre Miller non ha decisamente fatto rimpiangere Eric Maynor con 4 PPG e 1 APG, giocando 10.4 MPG. Facendo un confronto, in regular season il veteranissimo ha segnato 4.9 PPG e distribuito 3.4 APG, a 16.9 MPG. Gara 4 è stata la vera svolta della serie: senza Nene, i Bulls avrebbero avuto un’ottima occasione per andare sul 2-2. Tuttavia, questa occasione non è stata sfruttata, anzi è stata proprio buttata al vento. Perché il brasiliano è stato un vero fattore in questa serie e ha dato ragione a Washington a prenderlo nel 2012, cedendo JaVale McGee a Denver: per lui, 17.8 punti in quattro partite con il 54% di percentuale e 3.3 APG (progressi rispetto alla regular da 14.2 punti, 50% dal campo e 2.9 APG). Ma la vera forza del team della Capitale è venuta dal reparto esterni. Ariza ai livelli dei Lakers campioni del 2009, con 15.6 PPG, il 49.1% dal campo e il 46.4% da tre punti (punto di forza dell’ex UCLA), oltre che al suo top di rimbalzi in postseason, con 8.6 a partita. Webster rivitalizzato dopo gli anni a Minnesota e al primo anno del quadriennale firmato con i Wizards. Su Wall e Beal poco da dire: il primo, se mantiene la stessa concentrazione, è davvero capace di crescere. L’ex Gators, invece, ha ricordato a tutti di essere stato alla finale al tiro da tre punti, con il 45.5% da oltre l’arco. Usando le parole di coach Wittman, Washington è cresciuta. Il prossimo avversario è da decidere: se i Pacers vincessero Gara 6, la serie si riapre e i giovani Wizards possono riposare, con la certezza di avere comunque dato il massimo. Se invece la sfidante fosse Atlanta, prepariamoci a una semifinale senza aspettativa alcuna!

CHICAGO – Dovevano essere un fattore in questi playoff, l’outisider a Est. Invece, sono fuori. Al primo turno. L’assenza di Rose è certamente pesata, ma in un certo senso a quella Chicago era preparata. È mancata la struttura che aveva portato alla semifinale dell’anno scorso. In primis, è mancato Luol Deng: i 16.0 punti di media del sudanese sono decisamente stati rilevanti in un team che ha avuto come top scorer tra gli esterni Jimmy Butler (13.6 PPG). Poi, il grande cambiamento nel reparto esterni: nonostante l’exploit da 35 punti di Gara 3, Mike Dunleavy non ha saputo dare la stessa costanza che aveva dato invece Marco Belinelli. Nonostante l’ottima regular season, DJ Augustin non ha avuto né l’esperienza, né tantomeno i punti, che l’anno scorso erano in mano a Nate Robinson. Noah ha lottato come un leone, ma una gara 4 da 10 punti e una gara 5 da 6 punti non sono sufficienti per lui, pur prendendo 18 rimbalzi a partita. Taj Gibson è quello che ha gettato la spugna per ultimo: 2.4 stoppate a partita, contro le 1.4 della regular season, e da 13.0 PPG in regular ai 18.4 punti di media dei playoff. L’unico Bull ad evitare la bocciatura a pieni voti. Bocciatura che invece colpisce Carlos Boozer: i 15 milioni di dollari più immeritati dell’anno, con un calo di prestazioni da quasi 14 punti a partita in regular a 9.6 nei playoff. L’esperimento Boozer, che prosegue ormai dal 2010, è decisamente fallito. Sul campo, maggiormente ci è stato Jimmy Butler, con 42.5 MPG, con rendimento identico alle regular season.

IL FUTURO – Esperimento fallito ufficialmente, con molte probabilità Boozer verrà amnistiato in estate, opzione già considerata in estate. Free agent sono Hinrich, Mohammed e Fredette, che ha trovato lo stesso spazio che gli avevano riservato i Kings. Il nodo cruciale, però, riguarda cosa fare con Taj Gibson. L’ex USC è un uomo fondamentale per i Bulls e lo ha ben dimostrato; proprio per questo, potrebbe essere ceduto per scelte o soldi, nella speranza di poter prendere una superstar da affiancare a Rose e a Noah. Il nome di Carmelo Anthony è sempre dietro l’angolo, per quanto l’ex Syracuse abbia affermato di volersi ridurre lo stipendio per restare a New York. Servirà certamente un altro tiratore dal perimetro da affiancare a Dunleavy, qualcuno che sappia riempire il buco lasciato da Deng. O addirittura sacrificare l’ex Bucks, come già si era vociferato alla deadline. Augustin, insieme a Gibson, è la nota più lieta di un team che è stato a metà tra fare i playoff e provare il rebuilding (al quale, già specificato dagli interessati, né Rose né tantomeno Thibodeau vogliono partecipare). Per l’ex Bobcats, 13.1 punti e 4.4 assist in regular season, mentre ai playoff 13.2 punti e 4.8 assist. In gara 5, certamente ha pesato il suo 1 – 10 al tiro e i suoi soli 4 punti totali. Un play di riserva che sostituisca Hinrich e riduca il peso delle responsabilità ad Augustin, oltre che a un’ala forte che rimpiazzi Boozer sono altri requisiti di questo team. Definire questa stagione un successo totale è azzardato, per Chicago. Ma anche definirla un totale fiasco, contando le assenza già citate. Le basi sono buone, molto buone: i giovani sono di talento e con ampi margini di miglioramento (Butler in primis), la difesa dovrà crescere, visto che è quella più calata in queste cinque gare. Se si aggiungono almeno due uomini nei ruoli indicati sopra, Chicago potrà incornare qualcuno l’anno prossimo. In attesa che torni il numero 1 …