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NBA Global Games 2015: la trasferta milanese dei Celtics, vissuta dal vivo

Una serata per divertire e divertirsi. In una frase, ecco come si riassume la serata trascorsa al Mediolanum Forum di Assago da Boston Celtics e Emporio Armani Milano, durante la quale il basket si è unito all’intrattenimento e dove abbiamo avuto una piacevole premiere della appena iniziata stagione italiana e della ormai prossima NBA regular season.

Sono passati tre anni dall’ultima partita di NBA Global Games nel capoluogo lombardo, e le squadre sono sempre quelle. Ma tante cose sono cambiate in mezzo: Milano ha uno scudetto in più nel suo palmarès, Boston ha chiuso il ciclo dei Big Three (erano presenti Kevin Garnett e Paul Pierce alla partita del 2012, ndr) e si è presentata al Forum con un roster giovane, ma abile, nella passata stagione, ad arrivare sino al settimo posto ad Est guidata da coach Brad Stevens.

È ovvio che i Celtics abbiano giocato per il puro gusto di giocare: la trasferta italiana, per loro, è anche la loro prima partita di preseason in questo 2015 – 2016. E senza Evan Turner (fuori per un problema al ginocchio), coach Stevens ha dato spazio ai giocatori che, ancora con il contratto da training camp, cercano di ritagliarsi un posto nella squadra. Ma questo fine settimana italiano ha avuto una funzione importante, per i Celtics del 2015 come lo fu per quelli del 2007: compattare il gruppo. Dopo aver passato il sabato a Milano per l’incontro con i tifosi, infatti, la domenica è stata un’occasione per rilassarsi, ridere e scherzare insieme, tanto i giocatori quanto Brad Stevens e lo stesso Danny Ainge. Dapprima sul Lago di Como, come dimostrano le foto sull’account Instagram di Marcus Smart, mentre lui e gli altri giocano a calcio nella piazza di Cernobbio; poi a San Siro, a vedere il 4 – 1 che il Napoli ha inflitto al Milan (e di questo, c’è la prova del Milan sul suo account Twitter).

Anche per Milano è una partita di rodaggio, per far entrare nel meccanismo Jenkins, l’ex Timberwolves Hummel e Gani Lawal, di ritorno dal Panathinaikos. Soprattutto, per Cinciarini e per consolidare il sodalizio con Gentile iniziato durante EuroBasket (Gentile che, in questi giorni, è protagonista di voci che l’anno prossimo lo vedrebbero ai Rockets, ndr).

La partita inizia all’insegna degli autografi, delle foto con le cheerleader e con la mascotte Lucky, con i primi intermezzi di ballo e l’introduzione degli speaker milanesi, seguita dal riscaldamento dei giocatori. Poi arriva la presentazione degli starting five: Zeller – Lee – Crowder – Smart – Bradley per i biancoverdi, Hummel – Gentile – Jenkins – McLean – Cinciarini per i lombardi. L’inizio è molto tranquillo, soprattutto per Boston, che a 5 minuti dalla palla a due si trova sopra di appena tre lunghezze. A quel punto, cambio ed entra Isaiah Thomas per Smart, e le cose iniziano a farsi serie. Il piccolo play, trascinatore di Boston alla volata finale per la post season, inizia subito a dettare il ritmo e tra passaggi, palleggi incrociati e tiri inizia a far aumentare il vantaggio di Boston, che chiude il primo quarto per 32 – 17. Secondo quarto che inizia all’insegna dei padroni di casa, che portano a – 8 lo svantaggio; a metà del sopradetto arriva un nuovo sprint dei Verdi, che di fatto chiude la partita. Finisce infatti 124 – 91 per Boston, e la gara va in porto con la gioia dei tifosi NBA e qualche broncio di Milano (prima fischi corali a Marcus Smart per aver rubato palla nel terzo quarto e avere chiuso con l’appoggio in contropiede, poi tifosi che abbandonano la partita a due minuti dalla fine).

Adesso, arriva il momento delle pagelle, e partiamo dalla squadra di casa. Milano è un buon team e sicuramente deve ancora mettere assieme tutti i pezzi nuovi del mercato, a livello di sinergia. Ma non sembra comunque all’altezza delle due passate edizioni delll’EA7, a indice del profondo cambiamento tra la passata gestione e quella attuale, nella quale lo stesso Giorgio Armani ha chiesto di mettere opinione per la sua crescita. Il pilastro, almeno per quest’anno, si chiama ovviamente Alessandro Gentile. Arriva da un buon momento di forma con l’Europeo, ma bisogna comunque accusargli molto controllo della palla anche in un’amichevole come questa, oltre a esorbitare il contatto fisico con i giocatori (fa specie una reazione frustrata verso la fine della partita contro Jerebko, spingendolo con il braccio sinistro in penetrazione a gioco ormai fermo). Cinciarini si ritrova molta più pressione di quanta non ne avesse, naturalmente, a Reggio Emilia, mentre tra Charles Jenkins e Oliver Lafayette il settore esterni può dirsi ben coperto, soprattutto con il primo. I protagonisti del settore lunghi sono, ovviamente, Lawal e Hummel. Se sul primo non ci sono dubbi, essendo comunque buonissima conoscenza del nostro campionato (e anche ieri ne ha dato prova, con 6 punti in 13 minuti e 3/5 dal campo), e di Milano, su Hummel le premesse sono buone. 12 punti in 31 minuti ma soprattutto 7 rimbalzi. Contante che questo, a Minnesota, giocava ala piccola. E il fatto che sappia tirare anche da tre è di solo aiuto, per coach Repesa (anche lui all’esordio all’ombra della Madunìna) è solo un bene.

Anche di Boston non si possono spendere parole negative, anzi. Se i Nets fossero quelli visti contro il Fenerbache, e i Pacers risalissero comunque, un posto ad aprile lo trovano. Jae Crowder, fresco di rinnovo, ha chiuso con 9 punti e 2/5 dal campo. Non benissimo, certo, ma è la qualità del gioco che fa vedere bene: l’ex Mavericks è un ottimo portatore di palla e passatore, e attacca il canestro con velocità di gambe davvero sorprendente. Anche il rilascio è molto buono e questo lo aiuta ad assorbire i colpi e guadagnarsi and one. Boston punta su lui, Turner e Isaiah Thomas per il futuro, ci sono poche storie. L’ex Suns è partito dalla panchina, come ha fatto fin dal suo arrivo alla deadline, e ha reso esattamente come Brad Stevens vuole che renda. 21 minuti, 18 punti, 5/10 dal campo e 4 assist per Thomas, quindi, uniti a abilità dal palleggio, capacità di creare e crearsi il tiro, ma anche di saper penetrare, con la sua stazza massiccia (alto 1,75, pesa 84 kg). Tyler Zeller deve mettere su muscoli e grinta, ma ha buonissimi fondamentali che possono giocargli a favore per il rinnovo. Il supporting cast è buono: Smart sembra migliorato rispetto all’anno scorso e attacca più volentieri il canestro, Jared Sullinger (14 punti per lui) sembra il perfetto lungo di riserva assieme a Kenny Olynyk, e i giovani Perry Jones, Terry Rozier faranno molta panchina, ma soprattutto il primo (voluto da Ainge) sembra promettente. Su tutti, però, non si può non elogiare David Lee, la chioccia della squadra (ha 32 anni ed è il giocatore più anziano nella rosa, ndr). Premesso che, se non avesse scelto i Warriors, Lee era dato come possibile firma dei Celtics già nel 2010, quando a Boston sognavano ancora la caccia al secondo titolo dei Big Three. Ma si sa, per certe storie bisogna aspettare tempo prima che si avverino. Ecco quindi che il giocatore bianco lascia la Baia nella maniera più strategica possibile: con una trade, che ha permesso ai Celtics di liberarsi del pesante contratto di Gerald Wallace (girato poi ai Sixers per Jason Thompson, ndr). Il perché Ainge abbia scelto Lee è semplice: fondamentali molto buoni, esperienza sul campo e esperienza in un team vincente. Aver giocato nella Golden State di Steve Kerr gli permetterà di dare qualche dritta al duo Crowder – Thomas (tra i quali si è instaurata un’intesa ben visibile anche al Forum, ieri sera) e soprattutto a Zeller, Sullinger e Amir Johnson (nuovo arrivo dai Raptors che ha messo in mostra un buon atletismo) nel pitturato.

Insomma, un’esperienza bella e appassionante, per gli amanti del gioco, soprattutto per l’occasione di vedere i propri beniamini della Lega Stelle&Spicchi. Il Forum era vestito di verde: felpe, canotte, cappellini con il trifoglio erano indosso a ogni spettatore.

Chiudiamo con un aneddoto. L’anno scorso, se ricordate, vi avevo parlato di mio padre e del suo colpo di fulmine per Shabazz Napier. La fortuna, almeno per questa stagione, non gli ha sorriso visto che il fenomeno degli Huskies è stato ceduto a Orlando dopo una mediocre stagione. Quest’anno ha acconsentito, lui Laker, ad accompagnarmi a vedere gli “odiati” rivali. Il risultato: “Beh, Isaiah Thomas non è Isiah Thomas, ma c***o che ball handling!”. Parole buone anche per Lee e Zeller, Sullinger e Terry Rozier. Un uomo cresciuto nel mito dello Showtime che apprezza i Celtics. È proprio vero, che la NBA è where amazing happens.

QUI le foto della serata al Mediolanum Forum