NBA Playoffs 2014: i vincitori e gli sconfitti di un primo turno epico

Il primo turno dei playoffs 2014 è già storia. Nelle prime due settimane di post-season abbiamo potuto assistere ad otto overtime, di cui quattro consecutivi solo nella serie tra Thunder e Grizzlies. Nella storia dei playoffs non era mai avvenuta tale striscia e gli 8 supplementari rappresentano un record per il primo turno. Prima di sabato 3 maggio, al NBA non aveva mai avuto tre gare 7 nello stesso giorno. Inoltre, nessuna post-season è stata mai caratterizzata da più di cinque gare da “win or go home” e con ancora tanto da giocare questo record è già stato raggiunto, quindi è ampiamente superabile. Andiamo a vedere vincitori e sconfitti delle prime due settimane di post-season. 

VINCITORE ASSOLUTO – ADAM SILVER
Non c’è alcun dubbio che il nuovo commissario della lega sia l’assoluto vincitore di questo primo turno, pur non avendo giocato nemmeno un singolo minuto. Quando TMZ ha pubblicato l’audio in cui Donald Stering, proprietario dei Clippers, si è reso protagonista di gravi commenti razzisti, la NBA ha dovuto agire in fretta. E lo ha fatto nel migliore dei modi, bannando a vita Sterling dalla lega e da qualsiasi attività dei Clippers. Lo ha anche multato per 2.5 milioni di dollari, ovvero il massimo previsto dallo statuto, ed ha esortato gli altri proprietari a costringere Donald alla vendita della franchigia. Silver al suo primo vero banco di prova ha saputo disinnescare una bomba pericolosissima, mostrando che la lega è in ottime mani. 

SCONFITTO ASSOLUTO – DONALD STERLING
Anche in questo caso non vi è alcun dubbio. Al di là di quella che è la sua ideologia, Sterling sarà costretto a vendere una franchigia che dopo 30 anni ha iniziato a contare qualcosa all’interno della NBA. Per la verità gli altri proprietari devono ancora esprimersi, ma sicuramente la votazione contro Sterling finirà con un sonoro 29-0. 

VINCITORE – IL RITORNO DI “PLAYOFF TEAGUE”
Tre anni dopo il suo debutto, Jeff ha fatto un ritorno trionfale nella post-season, pur non riuscendo a trascinare gli Hawks all’upset contro i Pacers. Nel 2011, dopo una regular season nell’ombra, Teague è esploso nei playoffs con 11.8 punti e 3.5 assist di media, fondamentali per mettere ad Atlanta di battere 4-2 i Magic al primo turno. Negli scorsi playoffs la leggenda di Teague ha subito una brusca frenata, dato che ha tirato con un misero 33% dal campo nel netto ko al primo turno contro Indiana. Ma il playmaker si è preso la sua vendetta, viaggiando con una media di 19.3 punti e 5.0 assist, che hanno permesso agli Hawks di andare avanti 3-2 nella serie. In gara 6 non sono bastati i suoi 29 punti, mentre in gara 7 è stato ingabbiato dalla difesa di Indiana. Nonostante ciò, questa post-season ha confermato che Teague si sta pian piano affermando come uno dei migliori playmaker della lega. 

SCONFITTO – ROY HIBBERT
Prima di gara 7 qualcuno deve averlo avvisato che sono iniziati i playoffs, dato che ha disputato una buona prova da 13 punti, 7 rimbalzi e 5 stoppate. Che però non basta per cancellare una serie bruttissima, che lo ha portato quasi ai margini delle rotazioni di coach Vogel. Nelle sei precedenti partite contro gli Hawks aveva messo a referto 24 punti (30% dal campo) e 19 rimbalzi: 12 giocatori negli ultimi 14 anni hanno fatto meglio di lui in una singola partita, tra cui anche Carlos Boozer. Hibbert ha toccato il fondo in gara 5 e 6, non segnando nemmeno un punto e prendendo solo 2 rimbalzi. A sua difesa va detto che non è accoppiabile con i lunghi atipici degli Hawks, ma da un giocatore che è stato determinante nella scorsa post-season ci si aspetta molto di più. 

VINCITORE – LILLARD TIME
Il momento più bello di questo primo turno lo ha certamente regalato un playmaker che, uscito da Weber State, al secondo anno nella Lega ed all’esordio nei playoffs, ha infilato la tripla sulla sirena che ha spedito a casa i Rockets e permesso ai Blazers di tornare in semifinale dopo un’eternità. Damian Lillard è stato il primo giocatore dopo 17 anni a decidere una serie con un buzzer beater, consolidando la sua reputazione da killer nei momenti cruciali. 

SCONFITTO – JAMES HARDEN
I meno attenti si chiederanno come sia possibile considerare sconfitto un giocatore che ha segnato 26.8 punti di media nella serie con i Blazers. Basta uno sguardo più approfondito per capirlo: si è preso 22.2 tiri a partita tirando solo con il 37.6% dal campo ed il 29.6% da oltre l’arco. Ma soprattutto in difesa è stato disastroso: con lui in campo, i Rockets hanno concesso 112.5 punti per 100 possessi, un’enormità anche per una squadra che gioca a ritmi elevati. 

VINCITORE – RANDY WITTMAN
Mai nessuno si sarebbe immaginato che Wittman avrebbe portato a scuola Thibodeau in una serie di playoffs. Eppure questo è esattamente quello che è successo tra Bulls e Wizards, con quest’ultimi che si sono imposti per 4-1. Wittman ha riconosciuto subito i tre vantaggi chiave che aveva la sua squadra rispetto agli avversari: 1) Carlos Boozer in difesa è una frana, bisogna andare tanto da Nene e Gortat; 2) Wall poteva mettere in crisi Hinrich e Augustin su entrambi i lati del campo; 3) Intasando il pitturato, Chicago avrebbe faticato ancora più del solito a fare canestro. I Wizards hanno sfruttato a loro vantaggio questi tre aspetti ed hanno steso i Bulls: vedremo se Wittman riuscirà a ripetersi anche contro i Pacers ed a cogliere una finale di Conference che manca dal 1979. 

SCONFITTO – TOM THIBODEAU
Chi vi scrive si sente male con se stesso nel ritenere sconfitto un allenatore che ha vinto 48 partite con una squadra mediocre, ma nei playoffs bisogna ammettere che non è stato il solito Thibo. Dopo aver concesso solo 97.8 punti per 100 possessi durante la regular season, affermandosi come seconda miglior difesa della lega, i Bulls non hanno mai trovato le misure ai Wizards. Hanno concesso loro 104.9 punti ogni 100 possessi, con Wall, Beal, Ariza e Nene ad alternarsi contro la tanto decantata difesa di Chicago. Ma a fare effetto è stata l’ostinazione di Thibo a puntare su Hinrich e Boozer in quintetto, quando Augustin e Gibson sono stati i due più affidabili dal punto di vista offensivo. Infatti i Wizards hanno regolarmente battuto nel primo quarto il quintetto dei Bulls con un margine di 33 punti complessivi (136-103). Nonostante ciò, Thibodeau non ha fatto alcun aggiustamento, mostrando che tutto sommato qualche limite, soprattutto dal punto di vista offensivo, ce l’ha pure lui. 

VINCITORE – CLUTCH TIME
Il clutch time definisce le squadre che negli ultimi cinque minuti di gioco ottengono al massimo cinque punti di vantaggio. Tutti i sei giochi di Houston-Portland rientrano in questa categoria, così come sei dei sette di Toronto-Brooklyn. La serie tra Oklahoma-Memphis è stata la regina del clutch time, grazie anche ai 4 overtime consecutivi, con 37 minuti totali. L’unica serie del primo turno che non ha avuto almeno due giochi clutch è stata quella tra Miami e Charlotte. 

SCONFITTO E POI VINCITORE – KEVIN DURANT
Sul 3-2 per i Grizzlies, KD ha rischiato seriamente di uscire con disonore e di ricevere il premio di MVP stagionale direttamente sul divano di casa sua. Nelle prime cinque partite della serie ha sofferto tantissimo la difesa di Tony Allen, che lo ha costretto ad un misero 36.3% dal campo, ma soprattutto è stato poco aggressivo a livello di atteggiamento, tanto che una testata di Oklahoma è arrivato a definirlo “Mr. Unreliable”. Ferito nell’orgoglio e con i Thunder sull’orlo del precipizio, Durant in gara 6, pur non arrivando al 50% e facendo 0/6 da oltre l’arco, ha messo a referto 36 punti (14/15 dalla lunetta) ed ha trascinato OKC alla vittoria. Nella decisiva partita da “win or go home”, Kevin è tornato a giocare definitivamente sui suoi altissimi standard, infilando 33 punti con soli 18 tiri (5/5 da oltre l’arco) ed aggiungendo 8 rimbalzi, 2 assist ed 1 stoppata.