NBA Playoffs – I 4 temi di gara 1 tra Clippers e Warriors

L’ARBITRAGGIO – Francamente discontinuo. Pur non sbagliando la giocata decisiva, quella che riassegna il possesso ai Golden State Warriors a sette secondi dal termine, dopo una concitata lotta a rimbalzo che vede Collison prevalere, e poi pestare la linea laterale, l’arbitraggio è apparso piuttosto farraginoso, soprattutto valutando la questione falli. Troppo fiscali, infatti, i provvedimenti su Andre Iguodala e Blake Griffin, due grandissimi interpreti della partita, costretti a rimanere forzatamente in panchina per via di alcuni contatti, ingenerosamente attribuiti alle due stelle, generatisi in apertura di primo e secondo quarto. Se per Iguodala, i fischi sono apparsi eccessivamente fiscali, per Griffin, il quinto fallo è stato pressochè inventato, condizionando in modo decisivo il finale di gara, data l’ottima vena dell’ala grande dei Clippers (decisamente meno vittima, Griffin, nell’episodio che lo vede scagliare un bicchiere d’acqua addosso ad un tifoso dei Warriors, che ci ricorda quanto siano insopportabili certi comportamenti da prima donna dell’ex Oklahoma Sooner). In generale il metro arbitrale è apparso troppo incline a punire determinati contatti, non necessariamente fallosi, piuttosto che altri, molto più influenti; penso ai numerosissimi blocchi in movimento che hanno visto protagonisti i lunghi delle due squadre falcidiare le schiene dei malcapitati e malconci Chris Paul e Stephen Curry. Bocciatura quindi per la terna.

LE CONDIZIONI FISICHE DI CHRIS PAUL – Apparentemente buone. Paul è apparso da subito aggressivo, sin troppo se possibile, e voglioso di trascinare i suoi ad una vittoria, che, però, ironia della sorte, non è arrivata anche a causa dei due liberi sbagliati nel finale proprio da CP3. A livello tecnico, ma anche statistico, Paul è stato il migliore dei suoi, trascinando nei momenti decisivi i Clippers, con due triple strabilianti. Se è arrivata questa sconfitta non è da attribuire certamente a quei due sciagurati liberi, tanto che la rimonta è passata proprio dalle sue mani; l’impressione, però, è che Paul sia sempre al limite, e che una serie da 7 partite possa logorarlo pesantemente. I 26 minuti concessi a Darren Collison, molti dei quali per far riposare CP3, sono apparsi molti, soprattutto in una partita così delicata, dove Mark Jackson non si è fatto problemi a schierare Curry e Thompson rispettivamente per 45 e 41 minuti. La serie è lunga, e la scelta di Rivers di risparmiare alle volte Paul, potrebbe pagare, ma oggi è apparsa decisiva, soprattutto perché alla fine del terzo quarto, con Paul in panchina, i Warriors hanno scavato un solco che ha impedito ai Clippers, in rimonta nell’ultimo periodo, di arrivare lucidi nel finale. Ecco le statistiche di Paul: 28 punti, 7 rimbalzi, 8 assist, 4 recuperi, 6 perse, 10/23 dal campo, 5/9 da tre, 3/6 ai liberi.

SUPPORTING CAST – Panchina Warriors: 32 punti, 10/26 dal campo. Panchina Clippers: 26 punti, 8/30 dal campo. Impossibile non imputare a Collison, Crawford e Granger, e ai loro problemi al tiro una grossa fetta di colpa per questa sconfitta Clippers. Quando è mancato Paul, Collison e soprattutto Crawford non sono riusciti a sostenere sulle loro spalle il peso offensivo della squadra, a maggior ragione con un Griffin tenuto in panchina dai falli. Totalmente differente, la situazione per i Warriors. Barnes è quasi parso rinfrancato dall’assenza di Iguodala, e ha sfoderato una prestazione fanstatica, da 14 punti e 8 rimbalzi in appena 24 minuti di impiego; anche Draymond Green è stato decisivo, con una prestazione a tutto tondo, coronata da giocate difensive e rimbalzi decisivi, nei momenti più caldi del match. Se a questo aggiungiamo la buona prova di Spieghts e la tripla di Blake, che male non ha fatto, è facile capire che le due panchine siano state un fattore, postivo per i Warriors e negativo per i Clippers. Strano considerato che la squadra di Rivers è una delle più “lunghe” della NBA, e che, solitamente, l’incidenza del supporting cast è più visibile in casa.

LEE VS GRIFFIN – L’inizio di Lee. Disastroso. L’inizio di Griffin. Vulcanico. E’ su questa scia che si è decisa la gara dello Staples Center. Mentre Lee accumulava palle perse e brutte figure, Griffin accumulava schiacciate e falli, ponendo le basi per il dominio di David Lee nel secondo tempo di gioco. Lee, infatti, scrollatosi, non per suoi meriti, di dosso Griffin, ha cominciato a spiegare pallacanestro al povero Glen Davis, che offensivamente dice sempre la sua, ma che in difesa non è mai riuscito a prendere la targa all’ex New York Knicks, che ha chiusa la partita con 20 punti e 13 rimbalzi, dimenticandosi delle 4 perse in appena 8 minuti, che avevano contraddistinto il suo inizio di partita. La sensazione, però, è che quando i due si sono sfidati, Griffin fosse troppo superiore rispetto al rivale, ma, evidentemente, l’adrenalina della prima gara di playoff, e qualche fischio sciagurato degli arbitri, hanno giocato un brutto scherzo a Blake, che non è riuscito ad essere un fattore, se non nei 19 minuti giocati, nei quali ha segnato 16 (!) punti. Appuntamento a Gara-2!