NBA Playoffs – I 4 temi di gara 1 tra Raptors e Nets

L’ENTUSIASMO DI TORONTO – Dopo cinque anni di assenza, i Raptors non erano felici di essere tornati a disputare i playoffs, ma semplicemente estasiati. L’entusiasmo tra squadra e pubblico era dilagante, in particolare i tifosi hanno riempito l’Arena ed hanno creato un’atmosfera caldissima. Con una fan base elettrizzata ed una dirigenza che non ha fatto altro che aggiungere altro pepe alla sfida (dopo i titoli ironici del Toronto Sun sull’età di Pierce e Garnett, Ujiri ci ha piazzato il carico con la frase “Fuck Brooklyn”), i Raptors hanno dimostrato di esser pronti a godersi ogni singolo minuto che trascorreranno in questa post-season. La partita, però, non è andata come avrebbero voluto: i Nets hanno subito fatto saltare il fattore campo, imponendosi per 94-87. 

L’ESPERIENZA DEI NETS – Anche se Toronto ha giocato un’ottima pallacanestro e si è presentata all’appuntamento in qualità di terza forza della Eastern, nei playoffs c’è un fattore che conta tantissimo: l’esperienza. Se pedine fondamentali come DeRozan, Ross e Valanciunas erano all’esordio assoluto ed il leader della squadra (Lowry) ha collezionato solo 13 presenze da riserva dai Rockets, dall’altro lato c’erano tanti giocatori che di playoffs qualcosina se ne intendono. Pierce ha disputato la sua 137esima partita nella post-season, Garnett la 132, mentre Johnson e D-Will rispettivamente 70 e 52. Non a caso, se si esclude la buona prova di Valanciunas (17 punti e 18 rimbalzi), gli altri due esordienti dei Raptors hanno fatto molta fatica (DeRozan 3/14 dal campo e Ross frenato da problemi di falli). Insomma, Brooklyn ha dimostrato in questa gara 1 che l’esperienza può essere un fattore decisivo. 

YOU CAN’T HANDLE THE TRUTH – Pierce non deve aver affatto gradito l’esser stato definito un dinosauro dalla stampa di Toronto. Per la verità nei primi tre quarti non è che abbia fatto molto, anzi. Ma lui è uno di quei fenomeni che puoi anche non far giocare per 30 minuti, poi quando conta qualcosa di buono te la combinerà sempre. Ed infatti negli ultimi 3’ è salito in cattedra ed ha letteralmente portato a scuola la difesa dei Raptors. Tripla piedi per terra, canestro in fadeaway, in uscita dai blocchi: in pratica ha segnato tutti i canestri che hanno messo al sicuro la vittoria dei Nets. 

I SEGNALI POSITIVI DI D-WILL – Dopo una stagione a dir poco sottotono, che lo ha fatto uscire giustamente da tutte le discussioni sulle migliori point guard della NBA attuale, Deron ha dato segni di vita importanti per se stesso e per i Nets. In particolare, nel primo quarto ha giocato con l’aggressività ed il furore agonistico dei tempi belli: ha attaccato il ferro, si è costruito i tiri dalla media, ha segnato da oltre l’arco, ha subito diversi falli, chiudendo con 11 punti. Col passare dei minuti si è un po’ raffreddato (ha totalizzato 24 punti, ma con 8/20 dal campo e solo 3 assist), ma il suo impatto è stato molto importante per Brooklyn. Adesso l’obiettivo è ritrovarlo con maggiore continuità.