NBA Playoffs, i 4 temi di gara 1 tra Spurs e Mavericks

IL FATTORE DUNCAN – È impressionante vedere come un giocatore nato il 25 aprile del 1976 possa ancora cambiare e dominare una partita a questo modo. Il numero 21 degli Spurs ha abbandonato il campo nel terzo periodo per un colpo al ginocchio. Poi è rientrato nel quarto, ha assistito al massimo vantaggio Mavs (+10 al 40’) e ha completamente ribaltato la partita con 8 punti negli ultimi 8 minuti della gara. I Mavericks avevano sicuramente creduto di poter vincere gara 1 sul campo degli Spurs, ma contro questo Duncan c’è poco da fare. Il lungo ha messo assieme 27 punti e 7 rimbalzi con 12/20 dal campo. La leggenda di Tim Duncan, anche in questi Playoffs, va avanti. E Nowitzki sembra fare veramente fatica a marcarlo nel pitturato.

ATTENTI A PARKER – Anche Parker ha reso la vita impossibile ai Dallas Mavericks. Carlisle ha optato per una difesa con frequenti cambi sul francese e il playmaker degli Spurs ne ha approfittato – soprattutto nel primo tempo – ad ogni azione. Parker ha segnato 9 dei primi 11 punti degli Spurs nel primo quarto e ha continuato anche nel secondo a distruggere i Mavs in penetrazione. Nella ripresa, invece, l’MVP delle Finals 2007 è parso anestetizzato per larghi tratti, ma è ricomparso proprio quando agli Spurs servivano due canestri per dare la spallata decisiva. La sua virata in contropiede per l’83-81 resta un capolavoro di rara bellezza, che corona una magnifica partita da 21 punti, 4 rimbalzi e 6 assist. Se Duncan e Parker hanno segnato 48 punti in due, Manu ne ha aggiunti 17 dalla panchina.

NOWITZKI E CALDERON CERCASI – Non è stata una serata facile per Dirk Nowitzki, costretto a fare il possibile in marcatura su Duncan e a doversi confrontare con una difesa tenace come quella predisposta da coach Popovich. La fotografia della partita del tedesco è l’appoggio sbagliato a rimbalzo offensivo sull’81 pari, una conclusione che avrebbe dovuto essere elementare per un giocatore del suo calibro. È lecito aspettarsi che il tedesco non ripeta una prova da 11 punti e 4/14 dal campo. Lo stesso si può dire di Calderon, che ha avuto un impatto davvero negativo sull’incontro: 0 punti nel primo tempo e una difesa deficitaria. Non è un caso che Carlisle gli abbia preferito un Devin Harris in discreta forma – 19 punti, 8/16 dal campo, 3 rimbalzi e 5 assist – per gran parte dell match: il playmaker spagnolo è rimasto in campo per 16 minuti e ha chiuso con 7 punti e 3/9 al tiro.

IL QUARTO QUARTO – L’ultimo periodo è stato il vero momento di svolta della partita. Fino a quel momento, se escludiamo il 21-9 per gli Spurs dopo 11 minuti, non c’erano stati vantaggi sostanziali in favore di una delle due squadre. Sono stati i Mavs, che avevano anche disputato un buon terzo periodo, a mettere grande paura ai San Antonio Spurs. Nell’unico momento in cui Nowitzki è riuscito a trovare un minimo di costanza a livello realizzativo, Vince Carter e Brandan Wright hanno collaborato con lui per un parziale 14-4 che ha regalato a coach Carlisle 10 punti di vantaggio con 8’ da giocare. Le magie di Tim Duncan e Tony Parker hanno propiziato un parziale 15-0 di risposta che ha annichilito la squadra ospite. Un segnale importantissimo da parte degli Spurs, che non si sono persi d’animo nemmeno in una situazione potenzialmente molto complicata.