NBA Playoffs – I 4 temi di gara 1 tra Thunder e Grizzlies

GIOCO IN TRANSIZIONE – La chiave della serie per i Thunder, in attacco, è sostanzialmente una e una soltanto: correre il più possibile. I Grizzlies, infatti, tendono a prevalere in quelle partite in cui il ritmo di gioco è controllato e in cui possono ingabbiare la squadra avversaria schierando la arcigna e ben organizzata difesa a metà campo. Nella prima metà di questa partita, OKC non ha lasciato a Memphis la possibilità di gestire i ritmi della sfida e non per niente la squadra ospite si è ritrovata a fine primo tempo con ben 22 punti da recuperare. Il dato dei fast break points rischia di essere così il più significativo per quanto riguarda la lettura di questa gara 1: 32-13 per i Thunder. Se coach Joerger vuole avere anche solo una speranza di accedere al secondo turno, deve assicurarsi di non far correre Westbrook (23 punti, 10 rimbalzi e 5 assist) e di non concedere a Durant (33 punti, 8 rimbalzi e 7 assist) facili – per lui – conclusioni in transizione.

IL CONFRONTO TRA I LUNGHI – L’anno scorso, l’analisi della serie tra Thunder e Grizzlies aveva evidenziato la netta superiorità di Memphis nel reparto lunghi, con Ibaka e Perkins che non erano mai stati in grado di fermare la temibile coppia formata da Randolph e Gasol. Per quanto riguarda gara 1, potete cancellare tutto: Perkins ha avuto problemi di falli, ma Ibaka e, quando sono stati chiamati in causa, Steven Adams e Nick Collison hanno costretto i due migliori giocatori dei Grizzlies a pessime percentuali di tiro. Non è un caso che, in un primo tempo in cui Zach Randolph ha tirato 2/11 dal campo, gli ospiti abbiano segnato solamente 34 punti. Z-Bo è il faro dei Grizzlies e la squadra non può che soffrire una sua prestazione da 7/21 al tiro e 7/12 ai liberi. Marc non ha fatto tanto meglio: 7/19 dal campo e 2/5 dalla lunetta. Se i due lunghi di Memphis non ritrovano l’efficacia della serie del 2013, OKC potrebbe avere vita facile questa volta.

CHIUDERE L’AREA – Scott Brooks sa benissimo che per vincere una serie contro Memphis bisogna sigillare il pitturato e non permettere ai Grizzlies di prenderne possesso. La squadra di Joerger, non per niente, è arrivata ultima in regular season per tiri tentati dall’arco e anche in questa gara 1, nonostante le evidenti difficoltà nel disputare una partita alla solita maniera, le conclusioni dei Grizzlies dal perimetro sono state solo 11. Il gioco offensivo della franchigia del Tennessee si sviluppa intorno alle azioni in post alto e basso di Randolph e Gasol e alle penetrazioni di Mike Conley. Westbrook, nel primo tempo, ha utilizzato reattività ed atletismo per limitare ogni tentativo di scorribanda del playmaker avversario. Se la difesa del numero 0 dovesse resistere a quei livelli per tutta la serie, i Grizzlies perderebbero uno dei motori principali in attacco. Conley ha sì chiuso la partita – grazie ad un buon secondo tempo – con 16 punti e 11 assist, ma ha anche avuto una serata da 6/16 dal campo ed è stato costretto a tirare per sei volte – due in più della sua media stagionale – dall’arco, senza mai riuscire a trovare il canestro.

IL TERZO QUARTO DEI GRIZZLIES – Il terzo quarto è stato l’unico momento della gara in cui i Grizzlies sono riusciti a giocare sprazzi della pallacanestro che li ha portati alle finali di Conference durante i Playoffs della passata stagione. Certo, per spiegare l’involuzione dell’attacco dei Thunder in questa frazione di gioco bisogna valutare la percentuale di responsabilità della difesa dei Grizzlies e quella delle follie che ogni tanto caratterizzano i possessi offensivi di Russell Westbrook. Fatto sta che Memphis è riuscita a far rallentare OKC e a servire con maggiore costanza Randolph e Gasol nel pitturato. Anche Conley, sostanzialmente fuori partita nei primi 24’, ha dato un contributo sostanzioso nella folle rimonta del terzo periodo. I Grizzlies, sotto 56-34 all’intervallo lungo, sono stati in grado di orchestrare un parziale di 31-13. Ad inizio quarto quarto hanno poi trovato anche il -2, ma i Thunder hanno presto ritrovato la fuga. Coach Joerger si augura che, nel resto della serie, i suoi giocatori riescano quantomeno a replicare l’intensità del terzo quarto di gara 1.