NBA Playoffs – L’analisi delle 16 partecipanti

La regular season NBA è ufficialmente conclusa. Mancavano poche intense battaglie per aggiudicarsi gli ultimi posti o per sistemare le posizioni in griglia e, con le gare di questa notte, tutto è ufficialmente pronto per la cavalcata finale. Andiamo a dire un occhio, quindi,  alle top 16 che si giocheranno la possibilità di vincere il Larry O’Brien.

EASTERN CONFERENCE

  1. INDIANA PACERS – Partiti favoriti, hanno rispettato le aspettative. Almeno fino alla deadline. Da lì in poi, è iniziata una crisi che ha visto molti confronti tra i giocatori e lo staff, incertezze e, soprattutto, la paura di aver rotto un giocattolo quasi perfetto. L’innesto di Turner è stato buono, ma sembra che il karma abbia voluto punire Larry Bird per aver ceduto il giocatore franchigia, Danny Granger. Un effetto del genere dopo una trade non si vedeva dal 2010, quando i Cavaliers primi nell’Est aggiunsero Antawn Jamison. Bynum? Ok, va bene: domanda di riserva?
  2. MIAMI HEAT – Come il secondo ciclo dei Bulls, sono consapevoli che a Giugno la loro favola finirà e che si ripartirà da livelli medio – bassi (almeno, stando alle ipotesi). LeBron è spaziale, Bosh e Allen danno il loro, ma molto dipenderà dalle ginocchia di Wade e dalle loro condizioni. Di sicuro, in questo periodo hanno cercato di andare in folle, per risparmiare carburante. Contro Charlotte, si faranno salire di giri i motori.
  3. TORONTO RAPTORS – Partiti come possibili prime pick alla lottery di giugno, dopo la cessione di Rudy Gay sono rimasti costanti e soprattutto vincenti. Una autentica sorpresa: Terrence Ross e DeRozan sono cresciuti (e anche bene), Lowry ha mancato l’All Star Game di poco, il tutto con l’intrigo internazionale Vasquez – Valanciunas in campo e Ujiri dietro la scrivania. Sono giovani, vediamo cosa possono fare, anche se il vantaggio esperienza è dalla parte dei Nets.
  4. CHICAGO BULLS – Autentici eroi. Soprattutto, Joakim Noah autentico eroe. Senza Rose, all’inizio hanno rischiato di uscire dalla zona playoff, ma ci hanno messo poco a (ri)abituarsi all’assenza del numero 1. Noah è leader, Gibson mette un’ipoteca come sesto uomo dell’anno, Augustin miracolato. Che facciano la sorpresa, come l’anno scorso? Guarda caso, ancora quarti. Ma Wall è un altro tipo di play, rispetto a D-Will.
  5. WASHINGTON WIZARDS – Quando ha firmato l’estensione contrattuale in estate, John Wall voleva solo due cose: All Star Game e playoff. Il primo obiettivo è stato raggiunto, con tanto di premio alla gara delle schiacciate. Il secondo pure, grazie ad un supporting cast degno di tale nome. Beal è un secondo violino sublime, Gortat centro di sostanza, Andre Miller sesto uomo veterano che si è rifatto dal casino dei Nuggets. Magari una partita la portano pure a casa, a sei anni dall’ultima apparizione … Non hanno niente da perdere e, soprattutto, nessuno (nemmeno Arenas) gli punta contro la pistola.
  6. BROOKLYN NETS – Per ovvi motivi di griglia e impatto, la squadra che si salva nel semi disastro newyorkese. Il cosacco Kidd ha dovuto carburare un attimo e passare attraverso un po’ di casini, ma alla fine è riuscito ad accontentare lo Zar, almeno per ora. Garnett a minimi storici, la squadra si basa su Williams (se vuole giocare), Johnson (se vuole fare il clutch), Pierce (se riesce a dimenticarsi l’età). Troppi se, in una squadra partita piena di certezze ad Ottobre. Ottima l’idea di Kidd di far riposare i titolari, nell’ultima contro Cleveland. Sicuramente è più facile, per i Nets, sfidare i Raptors, piuttosto che i Bulls, come visto l’anno scorso.
  7. CHARLOTTE BOBCATS – Usciti dal limbo e chiudono in bellezza, prima di ripartire come Hornets. Settimi, come accadde nel 2010. Jefferson, giocatore del mese di Marzo, è il barometro di questo team, assieme a Kemba Walker a livelli da UConn. Aiutano Henderson e Neal, Ridnour nella penultima partita ha dato otto assist. Cercheranno di chiudere il primo turno senza un cappotto.
  8. ATLANTA HAWKS – Bravissimi. Hanno retto all’onda d’urto dei Knicks da otto partite vinte di fila e, al momento del bisogno, li hanno eliminati dalla postseason con la vittoria più importante, quella su Miami. Contro la prima testa, cappotto quasi assicurato, ma attenzione a prenderli sottogamba. Sono ottavi, come nel 2008 in cui, da sfavoriti, fecero soffrire Boston poi campione.

WESTERN CONFERENCE

  1. SAN ANTONIO SPURS – Non è che ci sia molto da dire su di loro, onestamente. Vogliono rifarsi dell’onta di giugno e il record gli sorriderà da qui fino a maggio, sicuramente. Belinelli, nei panni del coprotagonista: già, c’è anche lui. Contro Dallas dovrà far valere di aver meritato il premio del tiro da tre punti.
  2. OKLAHOMA CITY THUNDER – Con l’MVP quasi in tasca, il numero 35 vorrà alzare un po’ di più l’asticella e cercherà di andare in Finale, prima di Conference e poi magari alla Finalissima. Westbrook è un Picasso del gioco, Adams un maori con la pelle di Michael Jackson e Ibaka, nel momento di difficoltà e l’assenza di Russ, ha ben sostenuto KD. Panchina buona, a partire da Caron Butler. Senza contare che Sefolosha dovrebbe tornare dai box a breve. La vendetta è un piatto che va servito freddo: ora che i Thunder sono completi, possono rifarsi della semifinale persa, sfidando al primo turno proprio i Grizzlies.
  3. LOS ANGELES CLIPPERS – La vera Los Angeles, perché i Lakers per un anno saranno l’altra faccia. Doc Rivers ha trasformato un potenziale riformatorio in una vera e propria Arma Letale. E come Mel Gibson, i Clippers sono feroci e non guardano in faccia nessuno. Griffin potrebbe pensare al Most Improved, Jordan superatleta, anche se ai liberi bisogna migliorare, Collison ottima riserva (giudizio un po’ di parte su DC2), cecchini da tre e Turkoglu redivivo. Con Danny Granger che deve ancora tornare, tutto passa nelle mani di Chris Paul.
  4. HOUSTON ROCKETS – “Fear the Beard” non è più solo di Harden, perché anche Beverly e Howard presentano pelosità facciali e fanno quasi altrettanta paura. Uno si doveva rifare dai Lakers e ci sta riuscendo, l’altro è testardo come un mulo, ha carattere e ama le sfide. Proprio per questo piace a compagni, McHale e tifosi. Con Portland si preannuncia una bella sfida.
  5. PORTLAND TRAIL BLAZERS – Partiti alla grande, hanno rallentato e ora sono a livelli “ordinari”. Lillard è ai suoi primi playoff e sarà chiamato a fare il grande salto, sostenuto da Aldridge (vero barometro del team). Tra tutti, il più fresco in fatto di postseason è Thomas Robinson, reduce dal 2013 con i Rockets. Dopo
  6. GOLDEN STATE WARRIORS – Il sesto posto è disonesto per indicare un team destinato a crescere. Senza Bogut, certo, ma non sprovvisti di lunghi. Curry è come il vino buono: invecchiando migliora. Iguodala è semplicemente lui, senza altre parole. Barnes già in mezzo a voci di mercato in vista del Draft, ma ora non va da nessuna parte e aiuta il team a crescere. Anche se contro i Clippers sarà dura ripetere la semifinale di Conference dello scorso anno.
  7. MEMPHIS GRIZZLIES – La partita più importante è stata vinta (Phoenix ha mollato troppo, negli ultimi tempi). Randolph e Gasol tornano a fare paura, Courtney Lee si è ripreso dopo i due anni ai Celtics. Si parte settimi, mina vangate a parere di molti. Ma i Thunder, quest’anno, sono una forza superiore.
  8. DALLAS MAVERICKS – Nowitzki dovrebbe essere rappresentato come una divintà wagneriana: biondo, grosso e pure immortale, per come sta giocando, specie i momenti fondamentali. Il vero colpo di mercato è della sua squadra, portando a casa Monta Ellis e, rendendolo un team player, convincendolo a vincere la partita più importante dell’anno, contro Phoenix. Ottima anche la scommessa su Brandan Wright: potrà dire di essere stato prima screditato per anni e poi idolatrato come “l’uomo che stoppò Bledsoe” e diede a Dallas i playoff, dopo un anno sabbatico. Con loro, tutte  e tre le texane tornano alla post season. E con loro, di nuovo derby contro San Antonio

Siamo tutti pronti per iniziare questa nuova cavalcata. Chi sarà il vincitore finale?