NBA Playoffs – I 4 temi di gara 3 tra Mavericks e Spurs

L’ANNATA 1977 – Sì, classe 1977 vuol dire 37 anni, o 36 se sei nato dopo il 27 aprile. Due dei più grandi rappresentanti di questa annata, Manu Ginobili e Vince Carter, si sono dati battaglia in uno dei finali più memorabili della storia recente della NBA. L’argentino non ha giocato una buona partita: sul 106-106 ci è arrivato con 10 punti, 5 assist e 3/13 al tiro. E, fino a quel momento, anche il contributo di Carter era stato tutto meno che tangibile. Il 37enne dei Mavs aveva infatti segnato solo 8 punti con 2/7 dal campo. Ebbene, succede che Pop scelga di giocarsi il possesso potenzialmente decisivo con Parker in panchina. Manu penetra, riesce a non farsi stoppare da Dalembert e segna per il sorpasso. Sul cronometro rimane 1.7”. È il momento di Monta, autore di 12 punti nel quarto quarto, o del solito Dirk. Tutti aspettano – Spurs compresi – questi due giocatori. Calderon, incaricato della rimessa, è costretto allora a virare sulla terza opzione: Vince Carter in angolo. L’esterno dei Mavs fa una finta e poi tira fuori equilibrio per la vittoria. Un finale che rimarrà impresso nella mente degli appassionati.

MONTA BALL In quanti avrebbero immaginato di trovarsi davanti ad una versione di Monta Ellis così disciplinata – a modo suo – e decisiva in maglia Mavs? Monta è stato il faro della squadra di casa in una importantissima vittoria che ha dato ai Mavericks il vantaggio nella serie contro gli Spurs. È stato nel quarto quarto che Monta ha scritto un capitolo importante di questa post-season: 12 punti totali, di cui 7 negli ultimi 1’ 37” di gara. I canestri del numero 11 dei Mavs sono arrivati proprio in quello che sembrava essere il miglior momento degli Spurs: Ellis ha prima rimesso un punto tra le due squadre con un jumper dalla media, poi ha pareggiato i conti – dopo un 2/2 di Duncan dalla lunetta – con un rocambolesco canestro e fallo. Neanche il canestro di Diaw con 29” sul cronometro è bastato a spegnere la guardia dei Mavs, che ha pareggiato la partita in penetrazione. Ha chiuso l’incontro con 29 punti e 12/22 dal campo.

SUPPORTING CAST IN CRESCITA – Se proprio Popovich deve tirare fuori qualcosa di positivo da questa serata, può fare i complimenti ad alcuni degli elementi che compongono il supporting cast della squadra. Nelle prime due gare – infatti – Leonard, Splitter, Danny Green e la panchina degli Spurs avevano lasciato completamente soli Parker, Ginobili e Duncan. Anche in gara 3 Duncan (22 punti) e Parker (19) sono stati di fatto i punti di riferimento dei campioni NBA 2007, ma questa volta i loro compagni hanno fornito un contributo apprezzabile. Marco Belinelli, ad esempio, ha cominciato ad ingranare e ha segnato 7 punti con 3/3 dal campo. Solide le prestazioni di Kawhi Leonard (17 punti, 5 rimbalzi e 5 rubate) e Tiago Splitter (14 punti e 13 rimbalzi). Non si sa, invece, quando e se si rivedrà il magico Danny Green della scorsa post-season.

NON FARSI PRENDERE DAL PANICO – Per gli Spurs, in questo momento, la cosa più importante è non farsi prendere dal panico. Questa sconfitta fa malissimo ai giocatori di coach Popovich: San Antonio, rispetto ai precedenti capitoli della serie, è riuscita a contenere il numero di palle perse e a costringere Dallas, soprattutto nel quarto quarto, a numerosi palloni buttati. Oltretutto gli Spurs erano stati più volte in vantaggio durante i minuti finali e Monta Ellis ha dovuto compiere degli autentici capolavori per tenere in vita i Mavs. La partita non è stata di certo perfetta per gli Spurs, ma i presupposti per vincerla c’erano tutti. E invece una tripla dell’immortale Vince Carter ha vanificato gli sforzi della franchigia con il miglior record nella regular season 2013/2014. Gli Spurs, ora come ora, devono ritrovare la fiducia in loro stessi e studiare delle contromisure per fermare il gioco veloce della squadra di Rick Carlisle.