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NBA Preview: 76ers, con Simmons fuori la rivalsa può attendere

Chiamate l’esorcista: i Sixers si sono rotti di nuovo. O meglio, si è rotto l’uomo che avrebbe dovuto segnare l’inizio di una nuova era, si è rotto uno dei pilastri dai quali si voleva risorgere dopo questi anni. Si è rotta, forse, la fiducia di Philadelphia nei confronti di una sorte che, crudele e spietata, non li lascia gioire da quattro lunghi anni.

Ma andiamo con ordine: l’estate Sixers inizia all’insegna della parola cambiamento. Si respira un vento nuovo, Sam Hinkie e il tanking strategico da tanti osteggiato non viene più preso in condizione, i Colangelo hanno promesso l’imbocco di una nuova via. Le cose non potrebbero andare peggio di come sono andate e quindi possono solo andare meglio, il roster può subire modifiche importanti. A cominciare dalle voci di trade che corrono prima del Draft, che vedrebbero uno dei tre centri ceduto in cambio di un’altra scelta alta (si parlava di Nerlens Noel a Boston in cambio della terza scelta, rivelatasi poi Jaylen Brown, ndr). Tutto procede secondo i piani: alla prima arriva Ben Simmons, alla terza non arriva niente perché i Celtics scelgono di tenerla e Phila resta con Noel a bordo. Con Simmons, finalmente, si può sognare: in estate lavora anche con LeBron James per migliorare l’approccio in campo, per diventare dominante sin dall’inizio. La free agency è, tutto sommato, positiva: arriva infatti Sergio Rodriguez dalla Spagna per portare un play di esperienza e, assieme a lui, Gerald Henderson nel ruolo di ala piccola. Non si tratta di acquisti di prima fascia (almeno sul piano NBA), ma El Chacho e l’ex Blazers sono due veterani che serviranno alle giovani leve per crescere e, nel caso del secondo, di dare difesa sul perimetro. Anche perché Ish Smith ha scelto di andare a Detroit e Robert Covington non è l’uomo da usare come titolare. Si aggiunge a loro anche Jerryd Bayless, reduce da 10 punti e 3 assist di media ai Bucks e shooting guard di interesse per poter allargare il campo. In mezzo a tante vecchie leve, un ragazzino c’è lo stesso, oltre ovviamente a Simmons. Parliamo di Dario Saric, che tanto bene ha fatto alle Olimpiadi e, dopo due anni di corte, finalmente è approdato negli States. Già nelle partite di preview abbiamo visto un lungo dalle mani morbidissime per lo standard NBA, con buon senso del passaggio e del tiro dalla media: un ragazzo già da 18 minuti di media e, a parte lo scivolone di Cleveland, capace di andare in doppia cifra e di catturare 4 rimbalzi di media. Insomma, uno che già stabilmente può entrare nelle rotazioni dei nuovi Sixers e marchiare a fuoco la sua presenza. Ma il vero arrivo è, sicuramente, il simpatico camerunese che negli ultimi due anni si è dimostrato una grossa scommessa al Draft e che dopo l’ok dei dottori è tornato a giocare, dopo aver fatto sentire la sua voce su Twitter. Ora la fa sentire sul campo: sebbene con minutaggio ancora ridotto (13 di media) e percentuali al di sotto del 50% dal campo, Embiid ha già fatto vedere la sua tempra e la sua spaventosa fisicità contro i Cavaliers. Passaggio da dietro del compagno, lui stacca il piede dal lato dell’area pitturata e schiaccia a una mano con il movimento di una guardia. È quello che i Sixers, quindi, stavano aspettando da lunghissimo tempo. Con l’arrivo di Joel Embiid, quindi, i Sixers si trovano di fronte a un grosso dilemma: che cosa fare di lui, Okafor e Noel, tre ragazzi dall’enorme potenziale, ma anche tutti dello stesso ruolo?

Coach Brett Brown dichiara che uno dei tre dovrà essere ceduto, e i media si sbilanciano a decidere chi sarà lo sfortunato (o l’eletto, dipende dai punti di vista) che vestirà una nuova canotta. Okafor ai Celtics, Noel ai Celtics, Noel ai Cavaliers, Noel ai Raptors, Okafor a Portland, Okafor a Chicago. Tante parole, poche certezze, alla luce anche dell’apporto dell’ex Duke fuori dal campo, atteso ad essere maturo fin dall’inizio e incappato nello stress del rookie quando ha colpito, in un bar di Boston, uno che ha voluto scimmiottargli in faccia i Sixers. L’unico che apre bocca sull’argomento è Noel: “Dopo l’addio di Sam Hinkie speravamo in maggiori certezze, invece la situazione è confusa. Siamo in tre centri, ed è come se ci fossero tre quarterback nella stessa squadra di football”. E non a caso Noel è uno dei più indicati a partire, magari verso il Massachusetts dove lui è nato.

Insomma, le cose sembrano tutto sommato andar bene e tutto sembra procedere al meglio. Ma la situazione precipita poco dopo: Ben Simmons, l’uomo destinato per guidare la rinascita, si rompe il quinto metatarso del piede. Sicuramente fino a gennaio è fermo, forse lo sarà per tutto l’anno. Come successe a Blake Griffin, che saltò tutto il suo anno da rookie per poi tornare. Se anche Simmons dovesse seguire lo stesso tipo di carriera di Griffin allora i Sixers possono sperare veramente in bene. In una situazione del genere, non puoi fare altro che guardare il bicchiere mezzo pieno… Ad aggiungersi, il neo arrivo Bayless potrebbe perdere l’inizio della stagione per un infortunio al polso rimediato durante la partita di preseason con Washington.

Ora la situazione è più complicata, perché le rotazioni si accorciano di due uomini. Attualmente Noel può partire titolare come ala grande, ma c’è da sperare che non incappi nelle medesime difficoltà raccolte lo scorso anno al fianco di Jahilil Okafor. Perché se l’anno scorso ci sono due giocatori d’area, anche quest’anno la musica non sembra cambiare di molto; anzi il buon Joelone è giocatore ancora più d’area di quanto non lo sia Okafor. Saric sarà verosimilmente primo lungo di riserva assieme al sopradetto ex Duke. Ma la situazione deve cambiare, e in meglio. Parlando delle ali, uno del talento di Simmons non lo puoi trovare in giro per strada ed è difficile che il miracolo à la Ish Smith dell’anno scorso si ripeta. Meglio quindi puntare su un altro veterano che possa dare man forte e, anche se non sarà il top, che sappia realizzare punti. Quindi Nick Young, il cui ritorno a Phila era ipotizzato, è una scelta ben più che scartabile. C’è Elton Brand al minimo salariale, ma è un contratto da assistente allenatore con la canotta indosso. L’unico che somigliasse nel fisico all’infortunato è il nativo di Phila Dion Waiters, ma il caldo di Miami era decisamente più invitante e quindi non si è fatto nulla per firmarlo. L’unica alternativa è puntare su un play di riserva per Rodriguez, a questo punto titolare della disastrata Phila: l’ex Heat Mario Chalmers è disponibili e free agent di indubbia utilità. In tutto questo i problemi non mancano: Okafor deve togliersi la fama di cattivo ragazzo, le rotazioni con Saric vanno aggiustate e il reparto guardie va reso più efficiente, a cominciare da Nik Staukas, che ancora non è esploso, nonostante sia notoriamente un giocatore di perimetro e abbia i centimetri per far male anche dalla media. Insomma, a Philadelphia si sperava nella luce (magari un po’ lieve), ma sembra che ci sarà più penombra per le prossime settimane. Quando però si vede giocare Joel Embiid possiamo essere contenti: il buio non è totale.

DOVE POSSONO ARRIVARE – L’infortunio di Simmons è stato una tegola difficilmente riparabile nel corso della stagione. I playoff non arriveranno, e questa è la scoperta dell’acqua calda. Ma se con Simmons ci si aspettava di arrivare a 25 vittorie stagionali, ora si ritorna per un più realistico massimo di 20. Sicuramente, però, l’orrore dello scorso anno difficilmente si ripeterà. Anche perché Brooklyn sembra in lizza per prendersi il titolo di team peggiore dell’anno.

QUINTETTO IDEALE: Embiid – Saric – Henderson – Bayless – Rodriguez. Sesto uomo Noel.

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