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NBA Preview: Los Angeles Lakers, solo salita dopo Kobe

1 D.K. Ovvero, uno Dopo Kobe. Il calendario cestitico dei Lakers riprende da qui, da promesse mai mantenute, da ipocrisie di campionato e dall’ascensione di Bryant all’Olimpo del Basket. Ma per i comuni mortali, le cose da sistemare sono molte.

Kobe ci lascia con 60 punti nella sua ultima partita, con un fenomeno mediatico commerciale mai visto nella nostra generazione e, soprattutto, con 25 milioni liberi sul cap della sua squadra. I Lakers, inoltre, avevano altri free agent che se ne sono andati: da Ryan Kelly a Brandon Bass, passando per Robert Sacre e Roy Hibbert, quest’ultimo che ha fatto scadere il suo contrattone da 15 milioni di dollari. Spazio salariale sufficiente per provare a firmare qualcuno e speranza di ricostruire, dopo aver firmato Luke Walton come head coach: le idee dei Lakers, all’alba del Draft, erano di lavorare bene durante l’estate. E si parte già con il piede giusto: con la seconda assoluta arriva infatti Brandon Ingram, uno che sembra destinato a fare bene e che in tanti già paragonano, nel fisico e nel gioco, a Kevin Durant. Con lui e Julius Randle la base giovane sembra essere costituita, e da qui non dovrebbero esserci problemi di costruzione del roster.

Invece, in free agency le cose vanno male: Durant nemmeno si avvicina a Los Angeles e non vuole saperne di parlare con la dirigenza Lakers, che riceve un due di picche doloroso quasi quanto quello di Aldridge l’anno precedente. Il primo contratto firmato è Timo Mozgov, uno che a Cleveland quest’anno ha vinto un anello con lo stesso ruolo di Darko Milicic nel titolo dei Pistons del 2004. Un quadriennale da 64 milioni che in molti ha fatto storcere il naso. Magari Walton riesce a raddrizzarlo e a renderlo un giocatore d’area sullo stampo di Bogut, ma al momento appare un enorme azzardo. Segue poi il rinnovo di Jordan Clarckson, che nell’ottica del futuro appare decisamente più mirata. Clarckson ha disputato una buona stagione in maglia Lakers e lui può essere la guardia di backcourt dei nuovi Lakers … almeno finchè non ci sarà un pesce più grosso da abboccare. Interessante la scelta di puntare per tre anni su Luol Deng: il sudanese è chiaramente un giocatore in declino, ma il suo ultimo periodo a Miami ha mostrato un certo qual grado di stabilità e, cosa che non è mai cambiata, ha leadership e spirito di squadra. Se anche questa scelta è parsa discutibile dai più, non lo è stata per coach Luke Walton: Deng sarà la chioccia dei nuovi Lakers e aiuterà, nei piani di Walton, a preservare le energie di Brandon Ingram, in modo da non spremerlo al primo anno ma di centellinarne le energie in vista del suo futuro da star. “I giovani si fanno crescere anche ricompensandoli quando giocano bene. Quando inizia la stagione non si fanno favori a nessuno e non inserisci i giovani solo per farli giocare”. Ingram l’ha presa abbastanza bene, dicendo che le parole del coach lo hanno invogliato a lavorare più duramente. Anche perché, dovesse essere la situazione Ben Simmons più tragica del previsto, Ingram sembra il futuro Rookie Of the Year, con la benedizione del suo SMS – friend Andre Iguodala, che qualche dritta sul suo ex allenatore deve averla data. Torna anche Metta World Peace e, come l’anno scorso, dovrà sudarsi il posto in squadra lottando al training camp. E, sempre parlando di veterani, arriva Jose Calderon dai Bulls, per dare esperienza a un reparto play che deve, e necessita, vedere un miglioramento di D’Angelo Russell. Su tutte, ci si poteva risparmiare la firma di Marcelo Huertas: dopo la passata stagione, il brasiliano ha fatto buona figura solo a Shaqtin’ A Fool e la sua conferma appare un mistero incomprensibile.

A Los Angeles però le scommesse piacciono: questo spiega la scelta di firmare Thomas Robinson. Un anno tra Sacramento e Houston normale, due a Portland in buona forma e uno a Brooklyn. Statisticamente parlando, T – Rob non è mai stato nemmeno metà di quello che fu al college, con i  Jayhawks. Ma il talento c’è, l’atletismo pure. E chissà che non riesca a ritagliarsi un posto in rotazione. Su Robinson, onestamente, una ghella proverei a scommetterla. Non per simpatia che chi scrive nutre nei suoi confronti, ma perché è sempre stato l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Ai Lakers può avere un ruolo interessante come cambio nel ruolo di ala grande. Come cambio di Mozgov, invece, torna Yi Jianlian dalla Cina con furore. Le sue prestazioni alle Olimpiadi hanno convinto gli scout di Los Angeles a portarlo alla loro corte, alla cifra di 8 milioni per questo anno. Indubbiamente, Yi è un centro atipico che porterà una novità nel sistema Lakers: un centro che tiri da lontano in un team dove il massimo di tiro per un pivot era Kareem dalla media.

Il mercato potrebbe non essere finito, perché la rivoluzione è ancora in atto: Nick Young, dopo gli screzi dell’anno scorso legati a D’Angelo Russell, ha ormai un piede fuori dalla squadra e già si parlava di team della Eastern Conference che potessero prenderlo. Ma, su tutte, spicca la voce Rudy Gay: l’ala dei Kings, notoriamente stufa della situazione attuale, ha dichiarato che non prolungherà con Sacramento e testerà la free agency. E i Lakers sarebbero alla porta, magari cedendo proprio Young e Lou Williams. A parere personale, mossa falsa: già Deng occuperà tempo in rotazione, ma aggiungere Gay tarperebbe le ali definitivamente a Brandon Ingram e Julius Randle, il vero futuro di questa franchigia.

Alla fine, tra i veterani, chi è chiamato a fare un salto di qualità è Lou Williams. Dopo aver vinto il Sesto Uomo dell’Anno a Toronto, Williams sembra essersi perso e dovrà recuperare quel feeling con il canestro del precedente campionato. Osservando le medie, risultano addirittura migliori di quelle in Canada, ma probabilmente la presenza di Bryant lo ha messo in secondo piano. Un altro che deve migliorare è, indubbiamente, D’Angelo Russell. Lo ha detto pure coach Walton dopo la prima sconfitta in pre season: “Ha un senso del gioco incredibile, ha feeling ed è giovane. Ma a questi livelli bisogna capire che c’è una sottile linea tra il feeling e quello che vuole un coach. Deve fare play making, deve essere più aggressivo”.

Coach Walton, insomma, sta dando finalmente un’impronta da allenatore che mancava da diversi anni a Los Angeles. L’ultimo che aveva questo livello di attenzione sui giocatori e sul loro sviluppo si chiamava Phil Jackson. Speriamo che questo modello possa portargli fortuna.

DOVE POSSONO ARRIVARE: I playoff scordiamoceli: questi Lakers navigheranno nei bassifondi della Western e sarà già tanto che vincano 25 partite. Però è una stagione di transizione dopo 20 anni di Bryant e sarà importante capire su quali pezzi puntare. Ergo, quest’anno sabbatico si può concedere.

QUINTETTO IDEALE: Mozgov – Randle – Deng – Clarkson – Russell, sesto uomo Williams

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