NBA Temi della notte

NBA Stats ─ Eterno Duncan, Anthony Davis solo sull’isola

Sette partite nella notte NBA. In campo anche i Golden State Warriors, che hanno faticato nelle battute iniziali del match casalingo contro i Kings (ancora privi di Cousins), salvo poi volare a vele spiegate verso un 120-101 che vale il 18-0 di record. Per la seconda volta di fila, Draymond Green ha messo a referto una tripla-doppia: 13 punti, 11 rimbalzi e 12 assist. L’ala di coach Walton sta viaggiando in stagione a cifre irreali, ovvero 12.8 punti, 8.1 rimbalzi e 7.1 assist di media. Fornisce un assist a partita in più del suo compagno ─ e MVP in carica ─ Stephen Curry. Ma a chi sono indirizzati solitamente i passaggi decisivi di Green? Il prodotto di Michigan State passa la palla circa 62 a partita e 29 di questi passaggi sono diretti a Curry, per il quale fornisce 1.9 assist a gara. Gli altri due beneficiari principali della visione di gioco di Draymond sono Klay Thompson (che riceve dal compagno 1.4 assist a partita) e Festus Ezeli (1.1).

Sulla strada tra i Warriors e l’agevole conquista della Western Conference sembrano poter esserci solamente due squadre: gli Oklahoma City Thunder e i San Antonio Spurs. I giocatori di Gregg Popovich si sono sbarazzati con sorprendente facilità degli Atlanta Hawks e hanno vinto per 108-88 sul campo di casa, ad oggi ancora inviolato. Kawhi Leonard si è reso protagonista di una prova da 22 punti con 3/3 da tre: in stagione sta tirando con il 49.2% dall’arco, secondo miglior dato (dietro al 50% di Nowitzki) nell’intera lega tra i giocatori che tentano almeno due triple per gara. La menzione d’onore, nella gara di questa notte, se la merita però Tim Duncan: il lungo 39enne degli Spurs è riuscito a catturare 18 rimbalzi in 28 minuti. Gli mancano poco meno di 200 rimbalzi per scavalcare Karl Malone al sesto posto della classifica all-time. Si tratta del quarto giocatore in grado di catturare almeno 18 rimbalzi a questa età: prima di lui ci erano riusciti Robert Parish, Karl Malone e Dikembe Mutombo. L’africano, il 2 marzo 2007, ne prese addirittura 22 a 40 anni.

A differenza di quanto si pensasse, lo scontro di gioco con Chris Paul della notte tra venerdì e sabato non ha impedito ad Anthony Davis di scendere regolarmente in campo contro i Jazz. Davis è rimasto in campo per 44 minuti e le ha provate letteralmente tutte, ma i Pelicans (ancora senza Tyreke Evans) hanno rimediato la tredicesima sconfitta stagionale dopo appena 17 partite. Difficile, d’altronde, pensare ad un esito diverso dalla batosta quando solamente due dei tuoi giocatori vanno in doppia cifra. Oltre a Davis (36 punti e 11 rimbalzi con 12/18 al tiro), è stato Ish Smith (13 punti, 6 rimbalzi e 6 assist) l’unico giocatore dei Pelicans in grado di segnare più di 10 punti. Coach Alvin Gentry, costretto a gestire una situazione delicata a causa dei problemi fisici di alcuni elementi chiave, spera che l’imminente rientro di Tyreke possa dare la scossa alla squadra. Ma la montagna da scalare, se l’obiettivo è tornare ai Playoffs, potrebbe essere insormontabile.