NBA Temi della notte

NBA Stats – Come cambiano i Warriors senza Steph, l’esplosione di D’Angelo Russell

QUI GOLDEN STATE – In una notte in cui hanno tenuto a riposo precauzionale Steph Curry e Andre Iguodala, i Warriors sono andati ad un passo dal subire la sesta sconfitta stagionale. Ma d’altronde una vera squadra si vede anche in questi momenti, e Golden State è stata brava a conservare l’imbattibilità casalinga, pur offrendo una delle sue peggiori prestazioni stagionali. E dire che le cose si erano anche messe piuttosto bene per la truppa di coach Kerr, che nel primo tempo avevano raggiunto anche le quattordici lunghezze di vantaggio. Poi, però, gli Hawks sono stati bravi a rientrare, approfittando di un attacco avversario che ha decisamente risentito dell’assenza di Curry, apparendo meno fluido ed incisivo: i Warriors, infatti, hanno tirato sotto il 40% dal campo solo per la quarta volta in stagione, con Shaun Livingston (3/9 dal campo, in quintetto al posto di Steph) e Klay Thompson (26 punti, ma con 8/27 al tiro) che sono stati quelli che hanno sofferto maggiormente l’assenza del fenomenale #30. In generale, la squadra è apparsa un po’ sottotono: Atlanta ha dominato nel pitturato (52-36) e a rimbalzo offensivo (18-7), non a caso ha avuto 23 conclusioni in più a disposizione, che si sono tradotte in 17 punti dalle seconde opportunità. Nonostante ciò, nei momenti determinanti della sfida, i giocatori importanti sono usciti fuori con le giocate decisive: Thompson ha firmato 7 dei 12 punti della squadra nell’overtime, mentre Draymond Green ha segnato una tripla irreale che ha scritto la parola fine sul match, chiudendo con 15 punti, 13 rimbalzi, 9 assist e 4 recuperi. Con quella di stanotte, sono 43 le vittorie consecutive dei Warriors alla Oracle Arena: giovedì arriveranno i Thunder; si prospetta una vera e propria battaglia, che potrebbe consentire a Golden State di eguagliare il record dei Bulls di Michael Jordan.

QUI LOS ANGELES – Con Kobe Bryant fermo per problemi alla spalla, i Lakers sono tornati finalmente a rivivere un po’ di “Showtime” grazie ai suoi nuovi talenti. Ci riferiamo in particolare a D’Angelo Russell che, dopo aver riconquistato il quintetto solo una settimana fa, stanotte ha decisamente messo in chiaro di meritarselo, rendendosi protagonista di una prova elettrizzante da 39 punti (career-high) con 14/21 dal campo e 8/12 da tre. Il suo imponente sforzo è stato ripagato dal successo dei Lakers, che si sono imposti per 107-101 sui Nets: tra l’altro, è stato proprio il prodotto di Ohio State a decidere la partita, segnando due triple consecutive che hanno messo definitivamente al tappeto gli avversari. In questa stagione, nessun rookie ha segnato più punti di Russell: Towns è arrivato a 35, Okafor e Turner 31. Inoltre, nella storia dei Lakers un giocatore al primo anno non segnava almeno 39 punti da 57 anni, ovvero dai tempi di Elgin Baylor. Volendo poi mettere D’Angelo a confronto con Kobe, la statistica è piuttosto curiosa: l’ex Ohio State ha firmato 39 punti nella sua 59esima partita tra i professionisti, mentre Bryant ne ha impiegate 248.