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NBA Stats – “dica 43”, i record di Steph e la perfect storm di Korver

Nelle 10 partite della notte NBA il filo conduttore, in parte, è rappresentato dal numero 43: quarantatré come i punti realizzati da James Harden ed Anthony Davis (che pareggia il suo career-high per punti realizzati), i quali mettono a referto entrambi una doppia-doppia, poiché il “Barba” aggiunge 13 assist, mentre il leader dei Pelicans porta a casa anche 10 rimbalzi. Davis e compagni, però, non riescono proprio a trovare la prima vittoria stagionale e perdono anche contro Atlanta, in un match che a inizio 4° periodo vede New Orleans ripresentarsi in campo con 6 effettivi scatenando le ire di coach Gentry che si becca un tecnico per aver schierato troppi giocatori. Dicevamo della sconfitta dei Pelicans, o meglio della vittoria degli Hawks, grazie anche alla perfect storm di Kyle Korver, autore di 22 punti, 7 rimbalzi e 5 assist con il 100% al tiro (4/4 da 3 punti); nonostante i 33 punti realizzati da Davis nel 2° tempo e la rimonta dei Pelicans, è proprio Korver a spezzare l’equilibrio del 108 pari, prima con una tripla frontale alquanto impossibile, poi con una buona difesa che genera un recupero difensivo e una transizione conclusa dal layup di Teague.

Vittoria sofferta, invece, per i Rockets di Harden, che trovano in Clint Capela più che degno sostituto di Dwight Howard (e forse qualcosa di più): il lungo chiude con una doppia-doppia da 13 punti e 12 rimbalzi, cui aggiunge anche 4 stoppate. La panchina di Sacramento fa di tutto per rimettere in piedi il match, che sembrava pendere completamente dalla parte degli ospiti, grazie anche alla produzione della coppia Casspi-Collison, che combina per 44 punti e 10 assist. Malissimo Belinelli, autore di 5 punti e due assist, ma mai in grado di sfruttare le sue qualità di tiratore e di play aggiunto, considerando anche che chiude con 0/5 da 3 punti (20% dal campo complessivo).

Manco a dirlo, c’è spazio anche stavolta per Steph Curry e i suoi Warriors che, con la vittoria casalinga contro Denver, arrivano a un record di 6-0 stabilendo la miglior partenza stagionale da quando la franchigia si è spostata nella Western Conference nella stagione ’62/’63; mancano tre vittorie per eguagliare il record all-time di franchigia, senza considerare East and West, poiché i Philadelphia Warriors iniziarono con 9 vittorie e 0 sconfitte la stagione 1960/1961. Steph Curry è, ancora una volta, strabiliante e chiude con 34 punti (8/16 dalla lunga distanza) e 10 assist, ma chi sorprende è un Draymond Green che sfiora la tripla-doppia (12 punti, 9 rimbalzi, 8 assist). Tuttavia, per forza di cose bisogna parlare dei record che sta riscrivendo il buon Steph: ha realizzato almeno 30 punti in 5 delle prime sei partite stagionali, primo giocatore dei Warriors a riuscirci dai tempi di Rick Barry, stagione ’74/’75; realizza almeno una tripla da 79 gare consecutive, eguagliando così la terza striscia di sempre nella storia della NBA, stabilita da Michael Adams; i 28 assist complessivi di Golden State nel primo tempo (di cui 8 sono di Curry e ben 7 di Green) rappresentano un record all-time di franchigia, mentre i 40 complessivi a fine gara sono la miglior performance di squadra dall’aprile 1994. Gallinari ci proverebbe anche a mettere i bastoni tra le ruote a questi Warriors, grazie a 25 punti (7/13 dal campo), ma la buona performance dell’ex-Milano non è seguita dai compagni, escludo Barton, sempre più importante nelle rotazioni di questi Nuggets.