NBA Temi della notte

NBA Stats – Gallinari alla consacrazione definitiva e un Rubio incredibile

Prime due nottate di gare NBA e già spunti interessanti per parlare di NBA Stats, un nuovo appuntamento di MY-Basket.it diretto da uno che di NBA non capisce granché ma che si diverte a segnalare e analizzare (con tutti i limiti del caso) statistiche impensabili fino a che non vengono lette sui tabellini dei singoli match. Una rubrica a scadenza variabile, in cui cercherò di esaminare le cose che più mi hanno colpito della nottata a stelle e strisce, senza volermi lanciare in paragoni storici o in disamine tecnico-tattiche, considerando che la NBA è un mondo che sto iniziando a scoprire da pochissimo tempo.

Partiamo da Ricky Maravilla, al secolo Ricky Rubio, playmaker dei T’Wolves che con un career-high di 28 punti e 14 assist porta a casa una doppia-doppia clamorosa e consente a Minnesota di salutare nel migliore dei modi la dipartita di coach Flip Saunders. Rubio è incredibilmente preciso al tiro (10/17, con 2/4 da 3 punti) e nella gestione dei possessi (1 solo turnover, nonostante un PACE rating pari a quasi 104, cioè nonostante in una proiezione sui 48 minuti, i possessi giocati da Rubio sarebbero stati quasi 104), assistendo il 73.7% delle realizzazioni dei compagni di squadra. Con lui in campo, in una proiezione su 100 possessi, Minnie avrebbe realizzato qualcosa come 115 punti, concedendone solamente 95.3: dati che testimoniano come l’urlo di incoraggiamento di Garnett dopo un arresto-e-tiro proprio di Rubio fossero ben giustificati per incoraggiare un giocatore che deve dimostrare di essere ritornato ad alti livelli dopo stagioni non certo esaltanti. Il match tra T’Wolves e Lakers, tuttavia, si segnala anche per due dati storici interessanti: è la prima volta nell’era del Draft che le prime due scelte si affrontano nel loro debutto nella Lega, mentre è la prima volta in assoluto, nella storia della manifestazione, che due giocatori con almeno 20 stagioni all’attivo in NBA si fronteggiano (Bryant e Garnett, ovviamente).

Danilo Gallinari, invece, si conferma sempre più come potenziale all-around player di primo livello, almeno per dati statistici: 23 punti, 8 rimbalzi, 3 assist e 3 stoppate, con zero perse all’attivo e con plus/minus che segna +20 nella vittoria dei suoi Nuggets contro Houston (tra i Rockets, segnalo il 2 su 12 dalla lunga distanza per Harden e l’8/35 complessivo della squadra di coach McHale). Al netto degli infortuni, questa è la stagione della consacrazione di Gallinari tra le stelle assolute della NBA, un’annata in cui l’ex-Milano può far fruttare gli anni di esperienza acquisiti e far valere le sue doti tecniche che, se rapportate al fisico, hanno pochi eguali in questa NBA.

Nella vittoria dei Clippers su Sacramento, Chris Paul diventa il 15° di tutti i tempi per assist dispensati, superando Bob Cousy alla “modica” cifra di 6.956 assistenze. Ciò che mi preme segnalare, tuttavia, è la dimensione di Blake Griffin all’interno delle rotazioni di coach Rivers, poiché l’ala si è ormai completamente trasformata in una point-forward di assoluto livello, capace di giocare in post e di leggere i tagli dei compagni come pochi altri giocatori al mondo (nel ruolo, beninteso). Interessante il 4/5 da 3 punti fatto registrare da Cousins, con il big-man dei Kings che nella scorsa stagione aveva realizzato complessivamente 2 triple: doppia-doppia da 32 punti e 13 rimbalzi, ma le 8 perse pesano non poco sull’economia finale del match. Infine Belinelli male al tiro (3/12 complessivo) ma benissimo in fase di regia (7 assist), specialmente nel momento in cui dispensa ai compagni le assistenze che sembrano far presagire un’inerzia del match a tutto vantaggio di Sacramento, prima che il gioco in post-up di Pierce e le giocate di Paul riportino i Clippers a veleggiare verso la vittoria.

Portland, terza squadra più giovane della NBA, con la vittoria contro i Pelicans di Anthony Davis (doppia-doppia da 25 punti e 10 rimbalzi per il lungo) allunga a 15 le vittorie consecutive quando l’esordio stagionale si disputa tra le mura amiche, superando così il precedente primato di 14 w fatto registrare dai Celtics tra 1979 e 1992. Devastante CJ McCollum, che realizza 22 punti nel primo quarto (saranno 37 alla fine) grazie a 5 triple (su 5 tentativi) e permette ai Blazers di scappare sul +25 al 12′, un margine che rischierà di essere dissipato quando i Pelicans rientreranno a meno 8 grazie alla tripla di Davis.

Infine, segnalo l’esordio alquanto negativo di LaMarcus Aldridge, che nella sconfitta degli Spurs contro i Thunder di un sontuoso Westbrook, chiude con 4/12 dal campo (11 punti totali) e 5 rimbalzi, non proprio quello che ci si sarebbe aspettati da uno dei colpi di mercato più sponsorizzati e celebrati dell’ultima estate.