NBA Temi della notte

NBA Stats – Warriors nella storia, LeBron mai così male in stagione

Le sette partite della notte NBA hanno offerto spunti interessanti su cui ragionare, ma non è possibile iniziare questa puntata di “NBA-Stats” senza parlare dei Warriors, che diventano la squadra ad aver impiegato il minor numero di partite (55) per raggiungere le cinquanta vittorie stagionali in Regular Season. I Bulls del ’95/’96 ci misero una partita in più (56) per raggiungere lo stesso traguardo e sappiamo tutti come finì quella trionfale stagione per i ragazzi di Chicago. Il successo su Atlanta (92-102 il finale) ci regala anche altri, spaventosi, numeri: Curry arriva a 126 partite consecutive con almeno una tripla realizzata, a una lunghezza dal record all-time di Kyle Korver e supera il suo precedente primato di 27 partite in una singola stagione con almeno 5 bombe mandate a bersaglio (quest’anno è già a quota 28). Inoltre, è la ventinovesima volta in Stagione che Golden State chiude un match con almeno 30 assist di squadra: Hawks e Celtic, in seconda posizione in questa speciale classifica, sono fermi a quota dodici. Infine, i Warriors arrivano alla 100° vittoria consecutiva dopo essere stati in vantaggio di almeno 15 lunghezze in qualsiasi momento di quelle cento partite; numeri impressionanti che, però, non rendono ancora bene la dimensione di un collettivo “in missione” verso il back-to-back.

Se Golden State sorride, non si può dire lo stesso di un LeBron James che pareggia la sua peggior prestazione stagionale in termini di punti realizzati (12) nella sconfitta casalinga dei Cavs contro i Pistons (88-96); James aveva già segnato solamente 12 punti nella sfida dello scorso 26 dicembre contro Portland, ma questa volta fa peggio per percentuali dal campo, chiudendo con un 5/18 (27.8%) contro il 4/13 (30.8%) con cui aveva tirato nella sconfitta contro i Trail Blazers. Altra chiave del match, specialmente per capire la prestazione di Kevin Love (autore di 24 punti, con 8/15 dal campo), è data dal fatto che i Pistons ultimamente sembrano soffrire molto le power-forward avversarie che partono in quintetto; Love solamente nel primo quarto, infatti, era già a quota 14 punti con 5/7 al tiro.

Due parole, infine, anche sulla vittoria dei Clippers contro i Suns (124-84 il finale allo Staples Center di LA): il +40 finale di Paul e soci rappresenta il terzo margine di vittoria più ampio nella storia della franchigia, con gli altri due realizzati entrambi nella stagione 2013/2014; inoltre, a testimoniare il dominio dei losangelini sui Suns, si consideri che all’intervallo Redick aveva realizzato 19 punti, mentre l’intero quintetto iniziale di Phoenix ne aveva messi a referto solamente 21. I Clippers, infine, sono 20-6 da quando Griffin è fuori causa, alimentando così le possibili opzioni di cosa sia meglio fare per il futuro della franchigia e del singolo giocatore; l’evoluzione di DeAndre Jordan come terminale offensivo delle giocate di Redick e Paul è una variante da prendere in considerazione, perché negli ultimi due mesi il centro ha avuto a disposizione più tiri (sebbene le percentuali siano passate dal 74.7% di dicembre al 61.8% delle otto partite giocate nel mese di febbraio), migliorando in punti realizzati e plus/minus e dimostrando di poter essere più coinvolto nei possessi offensivi.