NBA, where Joe Johnson happens! Kobe toppa, che ci fa D.J. in NBA? Imbarazzo Knicks

PRIMO KO INTERNO DEI PACERS – Grazie al colpaccio dei Pistons ad Indiana, i Thunder sono diventati l’unica squadra della NBA ad essere ancora imbattuta tra le mura amiche. Detroit ha dimostrato di essere una delle poche squadre in grado di lottare ad armi pari con i Pacers (20-4) dal punto di vista fisico ed ha sfoderato una prestazione da urlo: non è mai andata sotto ed ha costruito la vittoria grazie al controllo dei rimbalzi (+11 il conto di quelli offensivi, +15 quello totale), producendo ben 44 punti dal pitturato e limitando al massimo le seconde opportunità, tanto care ad Indiana. Ovviamente questa sconfitta non mina più di tanto il cammino e le convinzioni dei Pacers: piuttosto sono i Pistons a dover prendere coscenza della loro forza.

BRUTTO KO DEI LAKERS, TOPPA LA VECCHIA GUARDIA – Forse hanno pagato la stanchezza per aver giocato la terza partita nelle ultime quattro notti. O forse hanno sentito troppo la mancanza di Pau Gasol che, dopo un primo quarto dominato, è scomparso dal match. Fatto sta che i Lakers sono incappati in una brutta sconfitta contro gli Hawks: a fare la differenza è stata una terza frazione da dimenticare per i gialloviola, che sono rientrati in campo molli ed hanno concesso 35 punti, a fronte di soli 19 segnati. 114-100 il finale di un match in cui anche Kobe Bryant ha faticato molto, mettendo a referto 8 punti con 14 tiri. I migliori sono stati Xavier Henry e Nick Young, che hanno combinato 41 punti, ma la vecchia guardia dei Lakers non è riuscita a tenere il passo dei più giovani e freschi Hawks.

I T-WOLVES LITIGANO CON IL FERRO E CON LA LUNETTA – Ci sono diverse valide teorie per spiegare la sconfitta dei Timberwolves per 101-97 contro i Celtics. Ad esempio si potrebbe parlare di Kevin Love che ha sbagliato 9 degli 11 tentativi da oltre l’arco, di Ricky Rubio che ha giocato così male che Adelman lo ha panchinato nei momenti decisivi, oppure di Corey Brewer che ha tirato con un orrendo 1/8 dal campo. Ma c’è un modo più semplice per spiegare il ko di stanotte: Minnesota non ha sfruttato le tante opportunità dalla lunetta, sbagliando addirittura 11 tiri liberi su 26 conquistati. Può sembrare una sciocchezza, ma spesso quando perdi di soli 4 punti la differenza può farla un dettaglio come quello dei liberi. In ogni caso va dato atto ai Celtics di aver difeso bene quando contava, così come bisogna dire che Jared Sullinger ha sfoderato una gran prestazione, segnando 15 dei suoi 24 punti nell’ultima frazione.

WHERE JOE JOHNSON HAPPENS – Se Kevin Garnett e Paul Pierce faticano a carburare, Deron Williams non è ancora al meglio e Brook Lopez è di nuovo infortunato, a togliere le castagne dal fuoco per i Nets ci ha pensato Joe Johnson. Che sapesse segnare lo si sapeva da tanto tempo, ma non che potesse caricarsi sulle spalle una squadra. Stanotte contro i Sixers ha praticamente vinto da solo, segnando la bellezza di 29 punti con 8 triple nel solo terzo quarto: l’ex Hawks ha poi chiuso con 37 punti (19/14 da oltre l’arco), 7 rimbalzi e 5 assist, permettendo ai Nets di riprendere slancio con la quarta vittoria nelle ultime cinque uscite. Certamente Johnson non sarà in grado di trascinare alla vittoria ogni notte la sua squadra, ma è bello vedere che almeno uno dei costosissimi giocatori di Brooklyn sia in grado di fornire prestazioni determinanti.

KNICKS IMBARAZZANTI – Nessuna squadra in questo momento riesce a collezionare figuracce del livello di quella dei Knicks. Contro i Wizards sembravano poter portare a casa la vittoria, ma nel momento decisivo si è vista tutta l’apatia difensiva e la confusione generale che domina la truppa di coach Woodson. Dopo aver segnato la tripla del pareggio, Bradley Beal ha bruciato sul primo passo Beno Udrih: ovviamente nessuno dei Knicks è arrivato in aiuto e la guardia dei Wizards ha potuto appoggiare praticamente indisturbato i punti del sorpasso. Nel possesso successivo, con sei secondi sul cronometro, New York non ha chiamato timeout e Carmelo Anthony è avanzato con una tranquillità irreale, salvo poi accorgersi che stava scadendo il tempo e provare una conclusione improbabile da oltre l’arco che non si è nemmeno avvicinata al ferro. Bollare come imbarazzante la gestione del finale dei Knicks è quasi un complimento: il record adesso è di 7-17, roba da brividi.

HEAT IN SCIOLTEZZA – I Jazz hanno disputato un bel primo tempo, andando all’intervallo avanti di 3 punti contro gli Heat. Nel secondo, però, Miami ha deciso di giocare quasi sul serio ed ha completamente travolto Utah, imponendosi per 117-94. LeBron James, nonostante un problema alla caviglia, ha segnato 13 dei suoi 17 tiri ed è andato ad un rimbalzo ed ad un assist dalla tripla-doppia, mentre Dwyane Wade e Chris Bosh hanno combinato un ottimo 17/27 dal campo. Gli Heat hanno così stabilito un nuovo record di franchigia: il 64.3% al tiro fatto registrare al suono della sirena è una statistica mai raggiunta da Miami.

CHE CI FA D.J. IN NBA? – Quando Augustin è il tuo play titolare, scordati di vincere una partita che sia una. I Bulls hanno concesso ben 37’ minuti a D.J. nella sconfitta per 83-82 contro i Magic, ma solo perché non avevano altra scelta: Hinrich era fuori per infortunio, Teague non ha fatto nulla in questi mesi per salvarsi dalla D-League e nessun altro all’interno del roster può giocare in cabina di regina. Il problema è che neanche Augustin, che di professione sarebbe un playmaker, è in grado di gestire una squadra: sotto la sua guida, i Bulls sono incappati nell’ennesima partita orrenda dal punto di vista offensivo.

GRANDE SFIDA AD OVEST – Nonostante il pesante passivo (116-92), il match tra i Clippers e gli Spurs è stato il più interessante della notte. In un clima da playoffs, Chris Paul ha giocato come meglio sa ed ha trascinato alla vittoria LA, che però ha tratto grande vantaggio dall’uscita per infortunio di Tony Parker in un momento cruciale. Nei minuti finali i Clippers hanno preso fuoco, scavando un passivo ingiusto per San Antonio, ma ciò non toglie che si è vista una bella partita. Questa è una sfida che potremmo tranquillamente vedere nella post-season: San Antonio sembra poter fare un’altra corsa al titolo, mentre Los Angeles con Doc Rivers ha imparato anche a difendere e si candida a contender.