Nets distrutti da Miami in gara 1: c’è tanto da sistemare per evitare un’eliminazione rapida

Regular season e Playoffs sono due cose completamente diverse. Brooklyn aveva vinto tutti e quattro gli scontri di stagione regolare contro i campioni NBA in carica, ma era palese che nei Playoffs si sarebbe trovata davanti una differente versione degli Heat. Miami infatti, in gara 1, non ha avuto alcun problema a sbarazzarsi degli avversari. LeBron James ha disputato un grandissimo secondo tempo e ha chiuso la prima partita del secondo turno con 22 punti e 10/15 dal campo. Jason Kidd ha poco tempo per pensare alle contromisure necessarie per evitare il ripetersi di una simile disfatta quando i suoi giocatori torneranno sul parquet dell’American Airlines Arena.

CIRCOLAZIONE DI PALLA – Gli Heat hanno dato ai Nets una discreta lezione da questo punto di vista: anche se hai delle stelle in campo, non c’è bisogno dell’ossessiva ricerca dell’isolamento. LeBron James è infatti il motore di un attacco che fa girare incessantemente il pallone al fine di ottenere buoni tiri anche per i comprimari. È con questi presupposti che nascono le triple aperte a disposizione di giocatori come Norris Cole, Ray Allen e Shane Battier. I Nets invece si sono impantanati nella ricerca dell’uno contro uno a favore di Pierce, Deron Williams o Joe Johnson. Contro una difesa fortissima e collaudata come quella degli Heat, tenere la palla ferma non è mai una buona idea. Brooklyn dovrà certamente studiare soluzioni alternative.

POINTS IN THE PAINT– Non è una novità che i Nets prediligano il tiro da fuori, ma nelle situazioni in cui si cerca di andare nel pitturato c’è bisogno della massima aggressività e convinzione possibile. Invece i lunghi di Jason Kidd sono sembrati preda di una sorta di timore reverenziale verso Chris Bosh e Chris Andersen (4 stoppate). Hanno attaccato poco l’area, soprattutto quando essa era presidiata da Birdman, e quando l’hanno fatto non sono stati in grado di creare grossi grattacapi agli Heat. È impensabile rimanere in partita a Miami se riesci a segnare solamente 28 punti nel pitturato in 48 minuti. Le fortune costruite sul tiro da fuori sono alterne per definizione e, oltretutto, gli Heat non concedono un gran numero di tiri aperti.

IMPATTO DELLA PANCHINA – Le riserve dei Nets devono fare tutt’altro lavoro se intendono rendersi utili alla causa. Il momento decisivo per la fuga degli Heat è rintracciabile a metà del terzo periodo, quando Blatche si è divorato il canestro del -2 e dall’altra parte Bosh ha colpito dall’arco. Ma Blatche (1/4 dal campo in 12 minuti) non è stato l’unico problema tra i giocatori entrati a partita in corso per Jason Kidd: Marcus Thornton, ad esempio, non ha dimostrato la dedizione e l’attenzione necessarie per una partita di questo tipo, anche se ha aggiustato le sue cifre in garbage time. Mason Plumlee (1/3 dal campo e 2 palle perse) ha fatto la figura del ragazzino maltrattato dai più grandi. Persino Teletovic e Alan Anderson, due degli uomini più affidabili della panchina dei Nets in stagione, hanno avuto problemi al tiro e hanno rimediato un 4/12 complessivo.

SCELTE DIFENSIVE – Quando davanti a te hai attaccanti come LeBron e Dwyane Wade, la situazione è decisamente spiacevole. È chiaro che difficilmente puoi resistere per una serie lasciando in single coverage i difensori deputati all’ingrato compito. Il problema è che gli Heat hanno costruito in quattro anni un sistema perfetto per punire ogni minimo tentennamento difensivo attraverso uno scarico sul perimetro oppure un passaggio per il tagliante. Difendere contro Miami richiede la massima reattività possibile ed i Nets, in gara 1, non sono riusciti a portarla in campo. Gli Heat hanno trovato tiri aperti sull’arco dei tre punti e appoggi facili nel pitturato. Anche in questo caso, Jason Kidd e i suoi assistenti dovranno rivedere le istruzioni difensive e fare in modo che i giocatori arrivino in perfette condizioni a gara 2.