Notte NBA: Beli da urlo, a New York non si vince più, figuraccia Cavs. Heat e Pacers imprendibili

BELI DA URLO, BARGNANI NON BASTA. DATOME NE – Manca Tony Parker? Nessun problema, gli Spurs asfaltano con una semplicità impressionante i Magic grazie ad un collettivo straordinario, piazzando un parziale di 17-0 nel secondo quarto che ha spianato la strada alla vittoria per 109-91. In una serata in cui nessuno dei titolari ha giocato più di 25 minuti, a brillare più di tutti è stato Marco Belinelli. L’italiano è stato il più impiegato da Popovic (quasi 27’) ed ha risposto con 19 punti (2/4 da due, 4/4 da tre, 3/3 dalla lunetta), 2 rimbalzi, 2 assist e +29 di plus/minus. Da highlights lo splendido alley-oop alzato nel secondo quarto per Tim Duncan. Quest’ultimo ha giocato la solita partita di sostanza, mettendo a referto 19 punti e 9 rimbalzi e portando letteralmente a scuola Nikola Vucevic, che ha vissuto una delle sue peggio serate con 4/12 dal campo, 8 turnovers ed un fallo tecnico.
Ottima prova anche di Andrea Bargnani, che ne mette 22 (7/11 al tiro) con 5 rimbalzi, ma i Knicks (3-12) incappano nell’ottava sconfitta consecutiva: è la loro striscia negativa più lunga dal 2010. C’è da dire che stavolta non era affatto facile espugnare il campo di una lanciatissima Denver: decisiva una giocata di Randy Foye che, dopo aver infilato 17 punti, ha stoppato il tentativo di Carmelo Anthony (27 punti con 8/22) a 2 secondi dalla fine, che sarebbe potuto valere il pareggio e quindi l’overtime. Alla fine, quindi, i Nuggets (9-6) si sono imposti per 97-95, trascinati alla quinta vittoria in fila dal solito Ty Lawson da 22 punti e 8 assist.
C’è poco da sorridere anche in casa Datome: i Pistons (6-10) se la giocano punto a punto con i Lakers (9-8) e Gigi non vede il campo nemmeno per un secondo. Certo è che se davanti a lui c’è Singler che scrive 7 punti (3/9), 5 falli commessi e -17 di plus/minus in 33’, è più che lecito chiedersi perché Cheeks non provi a dare qualche minuto di Kyle all’ex leader della Virtus Roma. Paradossalmente Detroit ha perso la partita per 106-102 proprio nell’aspetto in cui eccelle: nel pitturato solitamente è dominante, ed invece stanotte ha subito la bellezza di 76 punti, a fronte di soli 28 segnati. Prova da applausi di Wesley Johnson, che ha segnato 27 punti ed ha aiutato i Lakers a recuperare 8 lunghezze di svantaggio nei 4’ finali, espugnando così il Palace. Adesso i gialloviola sono a cinque vittorie nelle ultime sei uscite.

INDIANA E MIAMI NON SI POSSONO FERMARE, ALTRA FIGURACCIA NETS – In una gara praticamente dominata dai Pacers (15-1), il fatto più interessante è stato capire se Lance Stephenson avrebbe firmato o meno la sua terza tripla-doppia stagionale: alla fine ci è andato solo vicino, chiudendo con 7 punti, 11 assist e 10 rimbalzi (ma anche 8 turnovers), ma diciamo che Vogel non gli ha dato una mano, togliendolo dal campo a 3’ dalla fine tra il dissenso del pubblico. In tutto questo Indiana si è imposta per 93-73 sui Wizards (7-9), che hanno pagato la pessima serata realizzativa di John Wall (9 assist ma solo 8 punti con 4/14). Bene Marcin Gortat con una doppia-doppia da 17 punti e 10 rimbalzi, mentre il solito Paul George ne ha scritti 23 in scioltezza.
Nona vittoria consecutiva per gli Heat (13-3), che espugnano Toronto per 90-83. Nonostante nel corso della gara sia stata avanti anche di 20 punti, per Miami non è stato facilissimo portare a casa la vittoria: va dato merito ai Raptors (6-9) di non aver mai mollato e di aver avuto la forza di rientrare fino al -2 a 4‘ dalla fine. Poi, però, è salito in cattedra LeBron James (27 punti) che con una tripla ha aperto un break di 7-2, grazie al quale gli Heat hanno ripreso solidamente le redini del match. A Toronto non sono bastati i 25 punti di DeMar DeRozan e la doppia-doppia di Rudy Gay, autore di 21 punti e 11 rimbalzi. Tra le fila di Miami da segnalare la prestazione completa di Dwyane Wade, che ha messo a referto 22 punti, 7 rimbalzi, 6 assist e 4 recuperi.
Questi Nets (4-12) già in partenza non avevano la minima speranza contro i Rockets (12-5), soprattutto se si guardano i precedenti della sfida, che dicono che Brooklyn non vince dal 2006 contro Houston, avendo una striscia aperta di 14 sconfitte. Le assenze di Garnett e Williams hanno sicuramente pesato molto, ma una squadra come quella di coach Kidd non può assolutamente scendere in campo così arrendevole, sprofondando anche a -32 prima di chiudere sul 114-95. Chandler Parsons ha sbalordito tutti con una prova da 7/7 da oltre l’arco, mentre Aaron Brook ha aggiunto 14 punti, 7 assist e 3 recuperi in uscita dalla panchina. Tra le fila dei Nets si salva Mirza Teletovic, autore di una doppia-doppia da 18 punti e 13 rimbalzi.

WESTBROOK ALLO SCADERE, CLIPPERS ALL’OT – Ad Oklahoma non si passa. I Warriors (9-8) ci sono andati molto vicini, disputando una signor partita, ma alla fine Russell Westbrook li ha rispediti a casa con le mani vuote, infilando una gran tripla con un decimo di secondo sul cronometro, che ha permesso ai Thunder (11-3) di vincere all’overtime per 113-112 e di tenere inviolato il proprio campo in questo inizio di stagione. Westbrook ha finito la cara con 34 punti e 7 assist, vincendo il duello con Steph Curry, che invece si è “fermato” a 32 con 5 assist. Stavolta, quindi, non è stato Kevin Durant a prendersi l’ultimo tiro: KD ha comunque disputato un buon match, chiudendo con 25 punti e 12 rimbalzi. Ai Warriors non è bastato nemmeno il career-high di Harrison Barnes, che non ha fatto sentire la mancanza di Iguodala con 26 punti.
Non sono mai state banali finora le sfide tra Kings (4-10) e Clippers (12-5). Ancora una volta ad avere la meglio sono stati quest’ultimi, che all’overtime si sono imposti a Sacramento per 104-98. Grandi meriti nel successo ce li ha Jamal Crawford che, in uscita dalla panchina, è stato semplicemente inarrestabile, segnando la bellezza di 31 punti e smazzando 11 assist. Ma a stupire tutti non è stato lui né Blake Griffin (21+12), bensì DeAndre Jordan, che per poco non ha firmato una pazzesca tripla-doppia: ha messo a referto 10 punti, 15 rimbalzi e 9 stoppate. L’assenza di Chris Paul sicuramente si è fatta sentire, ma nell’overtime i Clippers non hanno fallito, piazzando un break di 10-0 negli ultimi 3’55’’ e mettendo al sicuro la vittoria. Per Sacramento da segnalare i 25 punti di DeMarcus Cousins ed i 12 con 6 rimbalzi al debutto di Derrick Williams.

ALTRI RISULTATI – Con un ultimo quarto da 24-12, gli Hawks (9-8) riescono a recuperare un match che li aveva visti sotto anche di 17 lunghezze ed alla fine si impongono per 88-87 grazie ad un jumper allo scadere di Al Horford (17+12). Jeff Teague ha segnato un game-high di 25 punti, di cui 15 nell’ultimo quarto, mentre per i Mavericks (10-7) da segnalare i 16 punti a testa di Dirk Nowitzki e Jose Calderon. Quest’ultimo, però, ha subito un infortunio nel primo quarto e, dopo essere rientrato nel terzo, non ha giocato nell’ultimo.
Mantengono un record positivo i Suns (9-7), che regalano a Jeff Hornacek un’emozione particolare: per il nuovo coach è la prima vittoria ad Utah, dove ha giocato ed allenato in passato. Phoenix ha sofferto nel primo quarto, ma già nel secondo ha preso il largo e non si è più voltata indietro, costringendo i Jazz (2-15) al ko per 112-101. Dopo aver salto le ultime sei gare, Eric Bledsoe è partito in panchina ed ha contribuito con 19 punti, mentre il solito Markieff Morris è stato il miglior marcatore dell’incontro segnandone 23. Bene anche Miles Plumlee con una doppia-doppia (15+10) e Gordan Dragic, autore di 19 punti e 9 assist. A Utah non sono bastati i 18 punti di Marvin Williams ed i 12 segnati da Alec Burks nell’ultimo quarto.
Vittoria in scioltezza dei Bobcats (8-9), che costringono i Bucks (2-13) all’undicesima sconfitta consecutiva. 92-76 il finale di un match che Charlotte ha dominato, trascinata dai 23 punti e 12 rimbalzi di Al Jefferson e dai 19 di Gerald Henderson. Per Milwaukee Brandon Knight con i suoi 17 punti è stato il faro nell’oceano, ma per il resto c’è ben poco da salvare.
I Cavaliers (4-12) di Mike Brown vengono bastonati anche dai Celtics (7-11), a cui è bastato un primo quarto da 28-10 per liberarsi degli avversari ed imporsi per 103-86. Per una sera Boston ha vinto proprio in scioltezza, permettendosi prestazioni individuali di alto livello: Jeff Green ha segnato 31 punti, Avery Bradley ne ha messi 21 con soli 11 tiri, mentre Jordan Crawford ha sfoderato una tripla-doppia da 11 punti, 11 rimbalzi e 10 assist. Da segnalare anche la prima tripla di carriera di Brandon Bass. Inutili per Cleveland i 21 punti in uscita dalla panchina di Dion Waiters.
In una partita dai ritmi altissimi, sono i Pelicans (7-8) a spuntarla per 105-121 sul campo dei Sixers (6-11). Il match è stato combattuto fino all’intervallo, poi New Orleans ha preso 10 lunghezze di vantaggio e non ha più permesso ai padroni di casa di impensierirla. Tra i cinque giocatori mandati in doppia cifra, da segnalare i 26 punti di Erick Gordon ed i 22+10 rimbalzi di Anthony Davis, ma anche la quasi tripla-doppia di Jrue Holiday (20 punti, 13 assist e 7 rimbalzi). Tra le fila dei Sixers il miglior marcatore è stato Tony Wroten con 24 punti, mentre Michael Carter-Williams si è fermato a 10 con altrettanti assist.