Notte NBA: Beli e Bargnani vincenti, panchina per Datome. Westbrook chiama, Curry risponde

LA NOTTE DEGLI ITALIANI – Gli Spurs (17-4) segnano i primi nove punti della partita e arrivano a toccare anche il +38, rimediando una vittoria a dir poco in scioltezza contro i Bucks (5-17). 109-77 il finale di un match che non è mai stato in discussione e che ci ha regalato un “vintage” Tim Duncan: per lui in soli 24 minuti di gioco ci sono stati 21 punti e 16 rimbalzi. Ormai non fanno più notizia queste sue performance, ma sono a dir poco sbalorditive, se si considera minutaggio e soprattutto età. Buona prova anche di Marco Belinelli, che stavolta non ha fatto centro da oltre l’arco (0/2), ma ha comunque trovato il fondo della retina con continuità (5/6 da due), chiudendo con 11 punti, conditi da 5 rimbalzi.
Terza vittoria nelle ultime quattro uscite per i Knicks (6-15), che tra le mura amiche trovano dei Bulls (8-12) tutt’altro che irresistibili e riescono ad imporsi per 83-78. Dopo un primo quarto orribile da parte di entrambe le squadre, New York ha aperto il secondo con un parzialone di 19-0 che le ha permesso di prendere in mano le redini dell’incontro e di vincere l’incontro senza troppi patemi d’animo. Tanto per cambiare il trascinatore è stato Carmelo Anthony, che non solo ha segnato 30 punti, ma ha anche preso 10 rimbalzi e smazzato 4 assist. Serata non proprio da ricordare invece per Andrea Bargnani, che non è riuscito a chiudere in doppia cifra, fermandosi a quota 8 (4/10 dal campo) in 26’.
Se l’è guardata tutta dalla panchina Gigi Datome la bella partita tra Pelicans (10-10) e Pistons (10-13). Dopo tre quarti comandati dai padroni di casa, Detroit è riuscita a rimontare nell’ultimo e ad allungare la partita all’overtime. Qui, però, Ryan Anderson ha deciso di martellare la retina avversaria, segnando 8 dei 15 punti di New Orleans e soprattutto infilando una tripla decisiva. L’ex Magic ha poi chiuso con 22 punti, gli stessi segnati da Jason Smith, che ha preso anche 16 rimbalzi. Per gli ospiti, invece, da segnalare i 28 punti+10 rimbalzi di Greg Monroe ed i 25 con 6 recuperi di Brandon Jennings.

IL RITORNO DI DOC – Dopo 10 lunghissimi anni, Doc Rivers entra al TD Garden da avversario. Nonostante i suoi Clippers (15-8) abbiano avuto la meglio sui Celtics (10-14) per 96-88, il pubblico dei verdi non ha potuto fare a meno di emozionarsi e di dedicare grandi applausi ed ovazioni al coach che ha reso nuovamente vincente Boston nell’ultimo decennio. Parlando della partita, i Celtics hanno venduto cara la pelle, ma alla fine il maggior talento degli ospiti ha prevalso. Chris Paul ha messo a referto 22 punti e 9 assist, mentre Jeff Green dall’altro lato ne ha messi addirittura 29.

WESTBROOK CHIAMA, CURRY RISPONDE – Ennesima prova di forza dei Thunder (17-4), che s’impongono d’autorità per 116-100 sul campo dei Grizzlies (10-11). Kevin Durant si è fermato a “soli” 18 punti con 6 rimbalzi, ma tutta OKC ha girato bene, tirando con il 56% dal campo ed il 50% da oltre l’arco. Ad illustrare la strada è stato Russell Westbrook con un game-high di 27 punti, 9 assist e 6 rimbalzi, mentre per gli ospiti non sono bastati i 20+9 assist di Mike Conley ed i 17+8 rimbalzi di Zach Randolph.
Se Westbrook ha sfoderato una gran prestazione, non è stato da meno Steph Curry che, nonostante il back to bach, ha messo a referto 30 punti, e soprattutto il canestro della vittoria contro i Mavericks (13-10). 95-93 il finale di un match che Dallas aveva condotto fin dal principio, ma nella ripresa i Warriors (13-10) sono saliti di colpi ed hanno sorpassato ad un secondo dalla fine grazie a Curry. Nell’ultima azione il disperato tentativo di Calderon non è andato a buon fine e Golden State ha portato a casa la vittoria. A Dallas non sono bastati i 21 punti a testa di Dirk Nowitzki e Monta Ellis.

ALTRI RISULTATI – Dopo un primo quarto orrendo, chiuso con 19 lunghezze di svantaggio (39-20), i Timberwolves (11-11) non si sono disuniti e sono riusciti a recuperare grazie ad una buona difesa e ad una solida prestazione a rimbalzo, imponendosi alla fine per 106-99. Solita prestazione sopra le righe di Kevin Love, autore di 26 punti, 15 rimbalzi e 5 assist, mentre Ricky Rubio ha vissuto un’ottima serata al tiro, contribuendo con 21 punti, oltre a 7 assisy e 5 rimbalzi. Per i Sixers (7-16), sempre privi di Michael Carter-Williams, non sono bastati i 20 punti a testa di Spencer Hawes e di Tony Wroten.
Pesante sconfitta casalinga per i Kings (6-14), che cedono di schianto ai Jazz (5-19) per 112-102. Il risultato non è mai stato in discussione: gli ospiti hanno sempre avuto in mano il pallino del gioco, arrivando a toccare anche il +28 nel corso della gara. Da sottolineare la prestazione di Richard Jefferson, autore di 20 punti in soli 21’ di gioco, mentre Gordon Hayward e Derrick Favors hanno contribuito con 34 punti in due. C’è da dire che i Kings hanno dovuto fare a meno di Rudy Gay, Aaron Gray e Quincy Acy, appena arrivati via trade, e non sono bastati i 21 punti di DeMarcus Cousins ed i 20 di Isaiah Thomas.