Notte NBA: Pacers e Heat inarrestabili, Knicks e Nets sempre più a fondo. Perdono i tre italiani

PACERS E HEAT INARRESTABILI, KNICKS E NETS NON VINCONO MAI – Quinta vittoria consecutiva per i Pacers (14-1), che passeggiano sul campo dei Bobcats (7-9), imponendosi per 74-99. In una partita non proprio bella ed emozionante, dato che si affrontavano due delle migliori difese della NBA, a fare la differenza è stato il cambio di marcia di Indiana nell’ultimo quarto: dopo aver tirato con un misero 28%, negli ultimi 12’ è salito in cattedra C.J. Watson, che ha alzato i ritmi ed ha permesso ai suoi di segnare 39 punti con il 70% dal campo. Il secondo playmaker dei Pacers ha segnato 18 punti con sei triple, mentre Paul George non ha disputato la sua miglior partita, chiudendo con 15 punti, 5 rimbalzi, 4 assist, 3 recuperi ma anche 6/15 al tiro e 5 turnovers. Doppie-doppie, invece, per Lance Stephenson (15 punti+10 rimbalzi) e Roy Hibbert (14+10).
LeBron James batte i Cavaliers (4-11) per la decima volta da quando ha lasciato Cleveland nell’estate del 2010. L’MVP in carica ha messo a referto 28 punti, 8 rimbalzi e 8 assist, trascinando gli Heat al successo per 84-95. A dargli una mano il solito Dwyane Wade, autore di 22 punti, ed il sorprendente Michael Beasley, che ha contribuito con 17 punti e 9 rimbalzi. La svolta dell’incontro c’è stata a cavallo tra la fine del primo e l’inizio del secondo quarto, quando Miami, sotto di 8, ha segnato 12 punti in fila ed ha preso in mano le redini del match, senza più lasciarle. Per i Cavs da segnalare il season-high di Dion Waiters (24 punti), mentre Kyrie Irving è stato limitato a 16 punti con 6/19 al tiro.
Nella Grande Mela ormai è una gara a chi fa peggio. I Nets (4-11) sono riusciti nell’impresa di perdere tra le mura amiche anche contro i Lakers (8-8) in back-to-back. Con questa sono quattro le sconfitte consecutive davanti al proprio pubblico: al di là del ko, a far male a Brooklyn è il modo in cui è maturata la sconfitta. Primo quarto da mani nei capelli, con un parziale di 34-18 in favore di LA che ha praticamente deciso la partita, poi i Lakers sono arrivati a toccare addirittura il +27. A quel punto c’è stata la reazione d’orgoglio dei Nets, che nel finale sono arrivati a tirare anche per il pareggio, ma niente da fare, è arrivata la meritata sconfitta per 94-99. Non è bastata la miglior prestazione NBA di Mirza Teletovic (17 punti e 5 rimbalzi), anche perché i tre primari tiratori da oltre l’arco (Pierce, Johnson e Anderson) hanno combinato un 15/49 dal campo. Per i Lakers fondamentale il contributo della panchina, che ha segnato 52 punti: decisivi soprattutto Nick Young, miglior marcatore con 26 punti, e Jordan Farmar, che ha contribuito con 15 punti. Da applausi anche la prova di Pau Gasol, autore di 21 punti e 8 rimbalzi.
I Knicks cadono anche in casa dei Clippers, privi nell’ultimo quarto di Chris Paul, rientrato negli spogliatoi in via precauzionale. 93-80 il finale di un match che ha segnato il punto più basso della carriera di Carmelo Anthony: nonostante i 27 punti realizzati, non è riuscito ad evitare la settima sconfitta consecutiva, che rappresenta la striscia negativa più lunga in cui incappa una squadra in cui gioca. La svolta dell’incontro c’è stata nell’ultimo quarto, quando i Knicks non sono riusciti ad approfittare dell’assenza di CP3, subendo un parziale di 9-0 che ha chiuso i conti. Per LA da segnalare la doppia-doppia da 15 punti e 13 rimbalzi di Blake Griffin.

DOPPIA-DOPPIA BARGNANI, POCO DATOME, ANCHE BELI KO – Dopo essere stati bastonati per quattro sere in fila, i Bulls (7-7) risorgono a Detroit con un secondo tempo da urlo, caratterizzato dalla loro arcigna difesa, che ha concesso la miseria di 26 punti nei secondi 24’ agli avversari. 79-99 il finale di un match in cui a fare la voce grossa è stato Luol Deng, che si è caricato la squadra sulle spalle e l’ha trascinata al successo con 27 punti. Molto bene anche Taj Gibson, autore di 23 punti e 8 rimbalzi in uscita dalla panchina. Ai Pistons (6-9) non sono bastati i 25 punti di Rodney Stuckey e le doppie-doppie di Josh Smith per evitare la sconfitta. Nel giorno del suo compleanno, Gigi Datome è sceso in campo sono nei 2’ finali, quando ormai la partita era già segnata da parecchio tempo, ed ha segnato 4 punti in fila che hanno chiuso l’incontro.
Non è andata meglio a Marco Belinelli, che con i suoi Spurs (13-2) è caduto sul campo dei Thunder (10-3), incappando così nella seconda sconfitta stagionale. In una notte in cui Kevin Durant e Russell Westbrook hanno faticato non poco, segnando complessivamente 30 punti con ben 39 tiri, determinante è stato il contributo in uscita dalla panchina di Reggie Jackson e Jeremy Lamb, che hanno combinato 35 punti con 15/21 dal campo. Ma al di là delle prestazioni individuali, Oklahoma è riuscita ad imporsi per 94-88 grazie alla solida difesa: in pratica, i Thunder hanno battuto gli Spurs al loro gioco, concedendo loro solo il 39% dal campo e chiudendo al meglio le loro linee di passaggio. A San Antonio non è bastata la doppia-doppia di Kawhi Leonard (14 punti e 10 rimbalzi) e nemmeno la buona prova di Manu Ginobili che, pur tirando male da oltre l’arco (1/5), ha chiuso con 12 punti, 2 assist e 2 recuperi. Il Beli ha giocato meno del solito (16’) ma, pur faticando come il resto della squadra al tiro (6 punti con 0/3 da tre e 3/8 complessivamente), ha dato il suo contributo.
Andrea Bargnani può sorridere per la sua prova individuale, ma c’è da mettersi le mani nei capelli per come giocano i Knicks e per le sconfitte che stanno inanellando. Del momento di New York abbiamo già parlato, quindi passiamo al Mago: è stato il solito secondo violino della squadra, segnando 20 punti, si è fatto valere anche a rimbalzo (ne ha presi 10, di cui 4 offensivi, per la seconda doppia-doppia della sua stagione) ed ha svolto un buon lavoro difensivo, rifilando 4 stoppate.

ALTRI RISULTATI – Ed alla fine arriva la sconfitta per i Blazers (13-3). Ci hanno pensato i sorprendenti Suns (8-7) ad interrompere la loro fantastica striscia di 11 vittorie consecutive. Portland aveva iniziato fortissimo, arrivando a toccare anche il +16, poi però ha subito gli scatenati Goran Dragic (31 punti e 10 assist) e Channing Frye (25 punti e 9 rimbalzi) che hanno completamente cambiato la storia dell’incontro, propiziando un parziale pazzesco di 69-44 a cavallo tra secondo e terzo quarto. Stavolta non sono serviti i 24 punti di LaMarcus Aldridge.
La sfida tra i migliori rookie del mese la vince Victor Oladipo: il prodotto di Indiana ha guidato i Magic (6-9) alla vittoria per 105-94 con 18 punti, 5 recuperi e 5 assist, mentre ai Sixers (6-10) non sono bastati i 23 punti con 4 recuperi e 3 assist di Michael Carter-Williams. Phila era stata brava a rientrare dal -15 al -2 a metà dell’ultimo quarto, ma Orlando ha risposto con un break di 13-6 che ha chiuso i conti.
Vittoria senza grossi problemi dei Grizzlies (8-7), che grazie al dominio nel pitturato (lì hanno segnato i loro primi 20 punti dell’incontro), si sono imposti sui Celtics (6-11) per 100-93. A Boston va dato merito di non aver mollato fino alla fine, soprattutto grazie ai 17 punti nell’ultimo quarto di un positivo Jared Sullinger (chiuderà con 23), che le hanno permesso di rientrare dal -19 al -3, salvo poi soccombere sotto i tiri liberi degli avversari. Jerryd Bayless è stato il miglior marcatore di Memphis con 22 punti, mentre dall’altra parte Jeff Green ne ha scritti 26 a tabellino.
Nonostante l’assenza di James Harden e l’infortunio dopo 4’ di Jeremy Lin, i Rockets (11-5) hanno letteralmente spazzato via gli Hawks (8-8), sfoderando una prestazione da 55% dal campo e 52% da oltre l’arco che è valsa il 113-84 finale. Aaron Brooks e Francisco Garcia non hanno fatto sentire la mancanza di due pedine importanti, segnando 21 punti a testa, mentre Terrence Jones ha contribuito con 14 punti e 6 rimbalzi. Inutili per Atlanta i 16 punti di Paul Millsap.
Stavolta John Wall torna sulla terra, “accontentandosi” di 19 punti e 6 assist, ma i suoi Wizards (7-8) vincono ancora, espugnando all’overtime il campo dei Bucks (2-12) per 92-100. Decisivo Marcin Gortat, che ha segnato 6 dei suoi 25 punti nei 5’ aggiuntivi, trascinando i suoi al successo. A Milwaukee non è bastato un O.J. Mayo da 21 punti, che ha segnato anche la tripla che è valsa l’overtime.
Continuano ad attraversare un gran momento di forma i Nuggets (8-6), che strappano la quarta vittoria consecutiva, imponendosi per 110-117 sul campo dei T-Wolves (8-9). Ty Lawson ha segnato 23 punti, ma a fare la differenza è stato il collettivo di Denver, che ha mandato in doppia cifra ben otto giocatori. Kevin Martin ha sfoderato una gran prestazione da 29 punti, ma Minnesota ha perso largamente il confronto tra le panchine (46-10 in favore degli ospiti) e soprattutto è stata massacrata nel pitturato: basti pensare che i 27 punti segnati dai Nuggets nell’ultima frazione sono arrivati tutti da lì.
Continuano a soffrire terribilmente i back-to-back i Warriors (9-7), che cadono tra le mura amiche contro i Mavericks (10-6) per 99-103. Nonostante i 29 punti e 8 assist di Steph Curry, che ha contribuito alla rimonta nell’ultimo quarto dal -17 al -4, Golden State ha sbagliato i tiri decisivi, permettendo così agli ospiti di festeggiare. Per Dallas da segnalare la prova di Dirk Nowitzki, autore di 22 punti.