Notte NBA: sprofondano Cavs, Nets e Knicks. Esordio per Burke, 8W in fila per Blazers e Spurs

CRISI NETS E CAVS – Dopo i fischi ricevuti dal proprio pubblico nella partita casalinga contro i Blazers, i Brooklyn Nets (3-8) vanno in trasferta a perdere l’ennesima partita di questo inizio di stagione. Fino ad ora, solo i Bucks hanno un record peggiore di Brooklyn. Con l’alibi dell’assenza di Brook Lopez e dell’infortunio che ha tolto Deron Williams dai giochi dopo soli 13’, i Nets hanno perso 95-91 sul campo dei Charlotte Bobcats (6-6), privi di Al Jefferson, tornato in infermeria dopo appena tre partite. Il trascinatore della squadra di casa è stato un incredibile Kemba Walker da 31 punti. Non se la passano molto meglio i Cleveland Cavaliers (4-8), sprofondati a -27 nel corso del terzo periodo contro i Washington Wizards (4-7). Insolita prova da 24 punti, 8 rimbalzi e 6 assist per Nene, ma il miglior marcatore dei Wizards è stato Brad Beal con 26 punti (in aggiunta a 7 rimbalzi e 8 assist). 28 i punti di Irving. Anthony Bennett (0 punti, 0/2 dal campo e 1 rimbalzo in 5’) ha giocato addirittura un minuto in meno rispetto al compagno di squadra Henry Sims.

KNICKS, UN FALLO CHE COSTA LA SCONFITTA – «Iman [Shumpert] è un giocatore giovane, ha fatto un fallo di cui non avevamo bisogno in quel preciso momento». Nulla di più semplice delle parole di Woodson per spiegare l’azione in cui Shumpert ha causato il suicidio dei New York Knicks (3-8). La squadra è alla sesta sconfitta consecutiva in casa, dove non vince dal 30 ottobre. A causa dell’infortunio di Felton, in quintetto è partito Beno Udrih e ha disputato una prova da 19 punti, 8 rimbalzi e 4 assist. Aveva segnato anche il canestro del momentaneo controsorpasso a 1’ dalla fine. La squadra della Grande Mela si è presentata sul +3 a 4” circa dal termine della gara. Gli Indiana Pacers (10-1) sono andati ovviamente da Paul George. Shumpert ha commesso fallo sull’azione di tiro dell’avversario e George ne ha approfittato con un 3/3 dalla lunetta. Nell’overtime, poi, George ha segnato 9 punti e gli ospiti hanno preso il sopravvento con il punteggio di 96-103. 35 punti (season high), con 5 rimbalzi, 4 assist e 5 rubate, per Paul George. Anthony ha risposto con 30 punti (10/28 al tiro) e 18 rimbalzi. Deludente la prova di Bargnani: 10 punti con 4/16 al tiro, 8 rimbalzi e 6 falli.

OTTAVE IN FILA PER PORTLAND E SAN ANTONIO – Sembra che ormai nessuno sia più in grado di arrestare la splendida corsa di questi Portland Trail Blazers (10-2), giunti all’ottava vittoria consecutiva. Questa volta gli avversari, i Milwaukee Bucks (2-8), non erano di grandissimo livello e i Blazers non hanno infatti avuto particolari problemi a sbarazzarsi di loro col punteggio di 82-91. 21 punti e 7 rimbalzi per LaMarcus Aldridge, il miglior marcatore della gara. Come i Blazers, un’altra squadra che fa un pizzico di notizia in meno è all’ottava vittoria in fila: si tratta dei soliti San Antonio Spurs (10-1), da più di un decennio ai vertici della lega. Anche per gli Spurs impegno non particolarmente difficile, in casa contro i Boston Celtics (4-9) di coach Stevens. Jared Sullinger (19 punti, 17 rimbalzi) ha dato del filo da torcere ai lunghi di San Antonio, ma alla fine i quattro volte campioni NBA hanno avuto la meglio per 104-93. 19 punti di Tony Parker.

IL DOMINIO DI PAUL NEL QUARTO QUARTO PER LA VITTORIA SU MINNIE – Se Memphis sembra essere diventata un tabù per quella che è, al momento, la prima squadra di Los Angeles, lo stesso non si può dire per i Minnesota Timberwolves (7-6). Le due squadre, infatti, si erano già incontrate in stagione e anche in quel precedente ad avere la meglio erano stati i Los Angeles Clippers (8-4). È cambiato il margine di vittoria: nel primo caso 109-107, questa volta 102-106. La gara, che non ha avuto particolari strappi a parte un paio di tentativi di fuga dei Clippers nel secondo tempo, è stata decisa da Chris Paul: il playmaker agli ordini di Doc Rivers ha segnato 16 degli ultimi 21 punti della squadra, collezionando un’altra doppia-doppia (20 punti, 6 rimbalzi, 11 assist). Si è comportato abbastanza bene anche Blake Griffin (20 punti, 10 rimbalzi), mentre il suo diretto avversario, Kevin Love, ha decisamente faticato al tiro (10 punti, 2/14 dal campo, 12 rimbalzi, 8 assist). 28 punti e 10 rimbalzi per Kevin Martin.

L’ESORDIO DI TREY BURKE – Partita non indimenticabile. Anzi, l’esito la rende una come tante altre: gli Utah Jazz (1-12) hanno perso sprofondando sempre di più nell’abisso. Dall’altra parte i New Orleans Pelicans (5-6) hanno comunque dovuto fare un po’ di attenzione nel secondo tempo per evitare di crollare sotto i tentativi di rimonta della squadra ospite. Devastante, al solito, l’impatto di un Anthony Davis da 22 punti e 9 rimbalzi. Ryan Anderson, dalla panchina, ha portato ai Pelicans 19 punti e 4/6 dall’arco. Ma la gara, al di là del risultato e dei protagonisti in campo, può entrare nella storia: rappresenta, infatti, l’esordio assoluto in NBA di Trey Burke, prodotto di Michigan e nona scelta all’ultimo Draft. Il rookie ha segnato 11 punti (5/8 dal campo) in 12 minuti di utilizzo, dimostrando che anche in NBA la sua capacità di attaccare l’uomo dal palleggio e le sue letture sui pick and roll potranno essere un’arma importante. Ha saltato solo dodici partite e ha quindi tutto il tempo per giocarsi le sue carte nella corsa al Rookie of the Year.

LO SPETTACOLO DEL DERBY TEXANO MAVS-ROCKETS – Partita folle all’American Airlines Center e, quando ci sono di mezzo gli Houston Rockets (8-5), non capita raramente. Questa volta difficile mettere Dwight Howard in cima alla lista dei cattivi: ha segnato i suoi primi 11 tiri, ha regalato ai suoi un canestro e un 3/4 dalla lunetta negli ultimi minuti e, alla sirena finale, ci è arrivato con 33 punti e 11 rimbalzi. Semplicemente i Dallas Mavericks (8-4) sono stati più forti. In particolare, per trovare i motivi della vittoria, bisogna guardare i due uomini più rappresentativi della franchigia di Mark Cuban: Dirk Nowitzki (35 punti, 13/20 dal campo, 7 rimbalzi e 4 assist), che ha superato Reggie Miller il 15o posto nella classifica dei marcatori all-time, e Monta Ellis (37 punti, 13/18 al tiro e 8 assist). Il risultato finale: 123-120 nei regolamentari; un’ora più tardi Warriors e Grizzlies sono arrivati al 48’ sul 75-75. Ai Rockets non è bastato il +18 raggiunto quando al termine della gara mancavano 14’. Nowitzki ha segnato 6 punti in fila per iniziare il quarto periodo, imitato poco dopo da Ellis. Una tripla del tedesco ha contribuito ulteriormente alla rimonta dei Mavs, anche se gli ospiti mantenevano comunque 6 punti di vantaggio al 45’. Il sorpasso è arrivato a 48” dalla fine grazie ad una schiacciata e una tripla di Marion in rapida sequenza. Il successivo 1/2 di Harden dalla lunetta ha pesato tantissimo. Harden ha anche sbagliato la tripla del possibile pareggio sulla sirena.

GRIZZLIES, VITTORIA SUI WARRIORS ALL’OT – Chiaro, dai Grizzlies non ti aspetti sempre 100 punti, così come i Golden State Warriors (8-4) senza Steph Curry sono un’altra squadra. Tutto vero. Però da Golden State ti aspetti sempre un elevato spettacolo. E invece capitano partite come quella a San Antonio, persa per 76-74, o come quella di stanotte contro i Memphis Grizzlies (7-5), terminata sul punteggio di 75-75 prima che i Grizzlies trovassero la strada per la vittoria nel tempo supplementare. Alla fine l’uomo decisivo per la vittoria finale è stato Tayshaun Prince, che ha segnato solo 8 punti, ma ha infilato due canestri di fondamentale importanza nell’ultimo minuto dell’overtime. Hanno tirato sotto il 50% sia Zach Randolph (21 punti, 9/22 dal campo, 12 rimbalzi) sia Marc Gasol (18 punti, 6/14 al tiro, 11 rimbalzi). Per i Warriors top scorer Klay Thompson (21 punti). Consistenti anche le prove di Andrew Bogut (12 punti, 6/8 dal campo, 14 rimbalzi) e David Lee (18 punti, 8 rimbalzi).

GLI ALTRI RISULTATI – A poco sono serviti i 30 punti di Arron Afflalo (7/9 dall’arco): gli Orlando Magic (4-7) sono crollati in casa contro i Miami Heat (9-3) e hanno rimediato un inequivocabile 92-120. La squadra di casa aveva cancellato uno 0-16 iniziale, ma gli Heat hanno piazzato un altro parzialone, questa volta decisivo, tra terzo e quarto quarto. 21 punti, 6 rimbalzi e 7 assist per LeBron James, ancora sotto il 50% dal campo (5/11). Crisi aperta per i Philadelphia 76ers (5-8), giunti alla quarta sconfitta consecutiva. La squadra allenata da Brett Brown è stata travolta in casa dai Toronto Raptors (5-7) e da un DeMar DeRozan sempre più protagonista (33 punti). I Sixers si sono presentati con Daniel Orton in quintetto per sostituire l’assente Thaddeus Young. 5 punti in 10 minuti per Gigi Datome, ma i Detroit Pistons (4-7) non sono riusciti a strappare il successo sul campo degli Atlanta Hawks (7-5). L’efficacia di Jeff Teague (18 punti e 7 assist) e di DeMarre Carroll (11 punti, 12 rimbalzi, 3 assist) è stata fondamentale per ottenere una vittoria 93-85 nonostante la buona forma di Brandon Jennings (21 punti, 7 rimbalzi, 6 assist). Seconda sconfitta in fila per i Phoenix Suns (5-6) contro i Sacramento Kings (4-7). Nonostante un problema alla spalla, DeMarcus Cousins ha disputato una prova da 19 punti e 12 rimbalzi, risultando decisivo per la vittoria 106-113. 31 punti per Goran Dragic, 23 per Gerald Green.

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