Playoffs NBA: sua maestà James schianta i Bulls. Thompson superstar, colpo Warriors a San Antonio!

Dopo la vittoria sorprendente dei Bulls in gara 1, ci si aspettava la reazione degli Heat, che  è prontamente arrivata. I padroni di casa hanno giocato con grande intensità ed energia fin dalla palla a due, al resto ci ha pensato LeBron James, che ancora una volta ha dimostrato che se ha vinto nuovamente il premio di MVP un motivo c’è: stanotte non avrebbe mai potuto perdere, ha messo a ferro e fuoco la difesa avversaria, segnando tutti i suoi 19 punti nel primo tempo e smazzando un paio di assist sublimi in avvio di ripresa, grazie ai quali Miami ha chiuso con largo anticipo i conti. Chicago nei primi 20’ ha provato a contrastare “Il Prescelto” ed è rimasta a contatto (42-38) grazie ad uno splendido gioco da tre punti di Butler. Poi, però, gli Heat hanno cambiato marcia e, aiutati dai 4 errori consecutivi di un Carlos Boozer inguardabile, sono riusciti a correre in transizione, piazzando un parziale di 13-3 che è valso il +14 all’intervallo. Nella ripresa il match è durato giusto un paio di minuti, in cui LeBron nel ruolo di play ha guidato i suoi al +19. Da quel momento in poi, è iniziata la lunga agonia dei Bulls, che hanno toccato anche un umiliantissimo -46 prima di chiudere sul 115-78. A Chicago è mancata la lucidità: la truppa di coach Thibodeau si è fatta trascinare troppo dall’emotività, dando vita sin dall’inizio ad una lunga serie di falli tecnici, fino ad arrivare alle espulsioni di Taj Gibson e Joakim Noah, il quale stanotte ha pensato più a discutere che a giocare. Per gli Heat una delle chiavi del match è stata la grande difesa di Mario Chalmers e Norris Cole su Nate Robinson, l’unico giocatore dei Bulls in grado di infiammarsi e rendere la vita impossibile alla difesa di casa: la guardia stavolta ha chiuso solo con 11 punti (3/10 dal campo). Niente da fare neanche per Marco Belinelli, che ha messo a referto 13 punti e 6 assist, ma avuto le polveri un po’ bagnate (4/13).

Heat-Bulls non è stata l’unica serie della notte ad andare sull‘1-1. Stavolta il match al Toyota Center non sarà stato da annali come quello di gara 1, ma i Warriors hanno confermato ancora una volta di non voler assolutamente andare a casa, imponendosi sugli Spurs per 100-91. Stavolta Steph Curry si è accontentato di “soli” 22 punti, ma a rubare la scena a tutti è stato Klay Thompson: la guardia classe 1990 stanotte ha messo in mostra tutto il suo talento cristallino, diventando un vero e proprio rebus irrisolto per la difesa avversaria. Thompson risulterà decisivo con i suoi 34 punti, frutto di ben 8 triple su 9 tentativi, a cui ha aggiunto la bellezza di 14 rimbalzi, mettendo a referto così la sua prima doppia-doppia in carriera nei playoffs. Gli Spurs hanno avuto 23 punti da Tim Duncan e 20 da Tony Parker, ma entrambi hanno chiuso sotto il 50% dal campo: uno dei meriti dei Warriors è proprio quello di aver tenuto i padroni di casa al 23% da oltre l’arco, contro il loro 47,8%, ed al 39,3% totale. Come in occasione di gara 1, è stata Golden State a fare la partita, arrivando nella ripresa a toccare anche le 20 lunghezze di vantaggio: nella precedente partita gli ospiti sono diventati la prima squadra NBA nella storia dei playoffs a sprecare 16 punti di vantaggio negli ultimi 4 minuti e mezzo, stavolta gli Spurs sono rientrati fino al -6 a 7’ dal termine, ma i Warriors hanno aumentato la pressione su Parker, costringendolo a diversi turnover, ed hanno ripreso un buon vantaggio grazie alla bomba di Draymond Green.