Road To The Finals – Heat, per un posto nella storia

Venerdì 6 giugno, ore 3 di notte, per la gioia di tutti, partono finalmente le Finals. E a giocarsela sono ancora loro due: Spurs e Heat. Chi la spunterà questa volta? Analizzeremo, nei giorni prima di Gara 1, i due sfidanti, le loro debolezze e punti di forza. Dopo l’analisi degli Spurs e la loro voglia di riscattarsi, ora è tempo di parlare degli sfidanti, nonché campioni in carica.

Ad un passo dalla meta. A dieci anni di distanza. Con la sconfitta dei Pacers, Miami strappa il biglietto per la storia con la quarta Finale consecutiva e raggiunge così i Celtics di Larry Bird classe 1984 –1987. Ora che la prima destinazione è stata raggiunta, il prossimo treno ha come meta il primo three peat da dieci anni a questa parte. Treno dato in partenza alle 3.00 ora italiana, venerdì 6 marzo.

Gli Heat hanno avuto un ritmo marziano e marziale per tutta la postseason. Cappotto con Charlotte, serie a passeggio con i Nets, buona prova corale contro i Pacers, che l’anno scorso hanno messo in difficoltà i nostri soggetti. In queste vittorie, inutile a dirsi, c’è anche tanto LeBron James. Sebbene le percentuali da 3 di LBJ siano passate dal 37.5% del 2013 al 35.6% ottenuto nelle ultime tre serie, quelle  dal campo sono passate dal 49.1% al 56.2% e i liberi dal 77.7% al 80.9%. Perfino la media punti è aumentata, da circa 25 del 2013 a oltre 27 in questi playoff. I minuti sono passati 41.7 a 38.3. Tendenza cronologica che, invece, vede crescere Chris Bosh. Nei due anni precedenti, il texano non ha avuto una serie di playoff così redditizia, con 15.2 punti a partita, 33 minuti di impego, il 49.4% da campo e 41% da tre. Sono calati i rimbalzi, invece: da 7 del 2013 a 5 nel 2014. Se conciliasse il suo istinto a rimbalzo dell’anno scorso con i punti, sarà dura contrastarlo. Dwyane Wade? Il più a riposo di tutti: con i 34.7 minuti di impiego, il suo è il più basso minutaggio da quando è arrivato agli Heat, nel 2004. Ma dal 2010, e per la seconda volta nella sua carriera di playoff, è sopra il 50% nel tiro dal campo (51.9); sempre dal 2010, realizza la sua miglior percentuale da tre (38.9%). 18.7 punti e 4.3 assist sono il frutto del suo impiego. Con le ginocchia che ha, sta già facendo miracoli.

Intorno, si vede che Pat Riley ha fatto bene a convincere la band per quello che sarà, probabilmente, “The Last Waltz”. Chris Andersen ha raddoppiato il suo apporto a rimbalzo (da 3 a 6 catture), sempre a 6 PPG, con soli due minuti di media in più. Norris Cole e Mario Chalmers sono uno opposto dell’altro, indice che si completano a vicenda. In calo per entrambi i punti. I minuti premiano l’ex Cleveland State, le percentuali sorridono all’alaskano. Mentre Shane Battier si prepara alla pensione, pur mantenendo una media del 50% sia da dentro che da fuori l’arco, Ray Allen si prende un punto in meno e a percentuali minori, sempre a 24.6 minuti di media. Ma gara 3 ha dimostrato che un 4 -4 da tre punti è sempre fattibile e Popovich, parlando del suo sabotaggio in gara 6 dell’anno scorso, “ci pensa ogni giorno, dalla finale”. Parole sue.

Miami, ovviamente, parte favorita a causa di quell’anello dell’anno scorso. La voglia di ripetersi è forte e Dwyane Wade si è dimostrato “contento che ci siano loro in finale”. E’ come nei film di arti marziali: per consacrarsi, il giovane allievo deve battere ancora il maestro. E la sua sfida finale, Miami l’ha trovata.