Spurs-Heat, gara 2: Miami pareggia la serie con un superbo LeBron, decisivo Chris Bosh

La rivincita tra Spurs e Heat ci ha già regalato altri due capitoli da favola. Nel primo, gli Spurs hanno giocato perfettamente nella seconda metà del quarto quarto e hanno approfittato dell’assenza di LeBron per vincere la partita. Nel secondo, James ha giocato un terzo periodo da favola e ha dato uno slancio notevole agli Heat, ma gli Spurs hanno resistito fieramente. Nel finale, San Antonio non è riuscita ad eseguire alla sua maniera e una tripla di Bosh ha regalato a Miami un vantaggio decisivo. Due brutte decisioni di Ginobili non hanno consentito a San Antonio di rimanere in partita. Miami non perde due partite di fila nei Playoffs dalle Finals del 2011 e, nell’era dei Big Three, ha sempre vinto la serie quando è partita sotto 0-1. LeBron ha chiuso la partita con 35 punti, 14/22 dal campo, 3/3 da tre e 10 rimbalzi. 18 punti e 15 rimbalzi (7 offensivi) per Tim Duncan, che ha raggiunto Magic Johnson in testa alla classifica delle doppie-doppie nella storia dei Playoffs.

COS’È MANCATO AGLI SPURS – Il supporting cast ha deluso le aspettative. Mills è andato a intermittenza e ha garantito a Popovich la sua solita scarica di energia, Diaw è stato di grande aiuto a rimbalzo e in fase di costruzione e Green – costretto dai falli a rimanere a lungo fuori dalla partita – ha comunque segnato 9 punti in 18 minuti. Era lecito aspettarsi qualcosa di più da Splitter, soprattutto dopo l’ottimo primo quarto da 4 assist: nell’area avversaria è sembrato in totale affanno, in controtendenza con una gara 1 dove aveva segnato a ripetizione a cavallo tra il terzo e il quarto periodo. Ma è principalmente da Kawhi Leonard che gli Spurs si aspettano una svolta: in difesa fa quello che può su LeBron, in attacco è parso ancora una volta passivo e fuori dal gioco. Serata da dimenticare anche per Belinelli, autore di un 1/4 da tre punti e di una prova difficilissima nella metà campo difensiva. Imperdonabile la tripla che ha regalato a Ray Allen per un’incomprensione con Diaw. San Antonio ha comunque perso di soli 2 punti una partita in cui ha tirato con il 43.9% dal campo.

COS’HA FUNZIONATO PER GLI HEAT – Dal punto di vista offensivo, si sono viste serate migliori per gli Heat. Non tanto per numero di punti segnati o per percentuale dal campo, quanto per qualità dei possessi e della circolazione di palla. Ma forse, quando James gioca così, sarebbe anche sbagliato cercare altre soluzioni. In gara 2 per Miami ha funzionato – così come funziona da tre anni – un contorno sempre in grado di farsi trovare pronto quando la difesa avversaria collassa su LeBron. L’emblema di questa forza e prontezza mentale degli Heat è Chris Bosh e la sua tripla dall’angolo, ma un minuto prima anche Allen e Andersen si erano resi protagonisti di un ottimo dialogo sfruttando proprio le attenzioni della difesa su James. Una chiave in questa serie è Rashard Lewis, totalmente ignorato da Spoelstra nelle scorse Finals. Le sue quotazioni sono in forte ascesa dalla serie con i Pacers e, nelle prime due gare contro San Antonio, Rashard ha collezionato un onesto 9/19 dal campo. Non gli si chiede di fare altro, solo di tirare appena LeBron e compagni gli costruiscono una buona opportunità. E Lewis, così, può essere l’arma in più degli Heat, come lo erano stati in qualche modo Mike Miller e Shane Battier nei primi due titoli di LeBron.

SPOELSTRA CON DUE LUNGHI – Rispetto a gara 1, Spoelstra ha preso una decisione tattica di notevole rilievo: ha scelto di concedere maggiore spazio a Chris Andersen (24 minuti) e di giocare con due lunghi puri per quasi metà partita, indipendentemente dall’assetto degli Spurs, che sono partiti con Duncan e Splitter e hanno poi alternato questi due giocatori al fianco di Boris Diaw. Andersen e Bosh sono stati in campo assieme fino alla tripla di Tony Parker del momentaneo +1 Spurs a 2’ 30” dalla fine. Questa soluzione ha creato qualche grattacapo agli Spurs, che hanno trovato nell’area avversaria un difensore con qualità superiori rispetto a Rashard Lewis. Andersen ha regalato a Spoelstra una buona dose di energia, con 9 rimbalzi catturati e il canestro del +2 quando la partita era arrivata sul 90 pari. Lo stesso risultato da cui, in gara 1, era partita la scarica degli Spurs.

LA SFURIATA DI LEBRON – I tifosi degli Spurs hanno imparato a loro spese che il nomignolo LeCramp si è ritorto contro la squadra di casa. James è stato assolutamente immarcabile nel terzo quarto, con cinque canestri consecutivi dopo che San Antonio aveva trovato il +6 al 30’. Nessuna penetrazione o appoggio al vetro: tutti tiri forzati, dal palleggio, in isolamento. Un motivo di ulteriore frustrazione per gli Spurs, che riguardando la partita non troveranno alcun aggiustamento possibile per impedire a LeBron James quel tipo di conclusione. San Antonio, peraltro, è stata razionale e fredda a riuscire a vincere comunque – per 35-34 – il parziale del terzo periodo, evitando così di cadere nel baratro con un quarto d’anticipo.

LE GIOCATE DECISIVE – A 2’ 26” dalla fine, Tony Parker ha sparato la tripla frontale per il 93-92 Spurs. La partita, tuttavia, è svoltata completamente dopo il timeout degli Heat: LeBron, triplicato a centro area, ha scaricato per Bosh nell’angolo. La stessa situazione di gara 5 contro i Pacers, con la differenza che questa volta la mano del lungo degli Heat non ha tremato. Forse, visto l’esito di questo incontro, qualcuno si rimangerà le critiche per quella decisione di James nelle finali di Conference. Poi Ginobili ha tentato un passaggio troppo complicato per Duncan e sul ribaltamento di fronte LeBron ha fatto 1/2 dalla lunetta. Con 46” da giocare, c’era ancora vita per gli Spurs. Di nuovo attacco troppo fermo per San Antonio, concluso con una forzatura di Ginobili che ha restituito palla agli Heat con 28” sul cronometro. Duncan si è fatto attirare lontano da canestro e Bosh, dopo averlo battuto, ha servito Wade per il canestro della vittoria.

PARKER E DUNCAN, QUEI LIBERI FATALI – A metà quarto periodo, la partita poteva mettersi in una situazione decisamente favorevole per gli Spurs. Con gli Heat sotto di 2 punti, Mario Chalmers – in possesso di palla – ha rifilato una inspiegabile gomitata allo stomaco di Tony Parker. Il francese ha sbagliato entrambi i liberi e Duncan, che si è guadagnato una gita in lunetta nell’azione successiva al flagrant, lo ha imitato. LeBron non ha perdonato gli Spurs e ha infilato la tripla del controsorpasso. Ed è così che un potenziale +6 per i padroni di casa si è trasformato in un -1. Quanto possano essere decisivi i tiri liberi, gli Spurs lo hanno imparato sulla loro pelle già nelle Finals 2013. Sarebbe bastato un libero in più da parte di Kawhi Leonard o di Manu Ginobili nell’ultimo minuto di gara 6 per rendere inutile quella tripla di Ray Allen.