NBA Temi della notte

Spurs-Thunder entra nel vivo: le chiavi tattiche di una serie tra due opposte filosofie

Due gare sono state disputate, da giocare ce ne sono ancora (almeno) altre tre. Per quanto sul campo, sabato notte e ieri notte, ci fossero le stesse due squadre, ci siamo trovati davanti a due partite completamente diverse. La prima, praticamente, non è neanche mai incominciata: gli Spurs l’hanno dominata dalla palla a due, ottenendo un vantaggio di 20 punti già nel corso del primo quarto e allargandolo nel resto della gara. La seconda, invece, ci ha fornito una fotografia maggiormente simile alla serie come la immaginavamo alla vigilia: battaglia, selvaggia battaglia. Le differenze tra le due compagini sono evidenti e, negli anni, sono già state descritte più volte. In questa sede, dunque, preferiamo concentrarci su alcuni aspetti che sono emersi e che potrebbero avere un peso nel resto della serie.

LE SCELTE DIFENSIVE DI SAN ANTONIO ─ Leggendo i quintetti delle due squadre, sarebbe facile immaginarsi Kawhi Leonard in marcatura su Kevin Durant. Non è così: Popovich ha scelto Danny Green (ne parleremo più avanti), l’uomo che un anno fa si era preso cura di Chris Paul durante la serie con i Clippers. Kawhi, invece, viene impiegato su Westbrook. Per quanto Durant sia un giocatore fenomenale, in questa stagione è emersa con prepotenza la sempre maggiore importanza di Westbrook nell’economia dei Thunder: con questo non vogliamo dire che uno dei due sia un giocatore migliore rispetto all’altro, ma semplicemente che è Westbrook a gestire i ritmi della squadra e che è da lui che partono la maggior parte delle iniziative offensive.

La marcatura di Kawhi sul numero 0 è, però, subordinata ad un’altra istruzione difensiva di Popovich: il cambio sul blocco, sempre e comunque. L’idea che sta alla base di questa strategia, probabilmente, è evitare che un giocatore straordinariamente veloce ed esplosivo come Westbrook possa sfruttare il momento del blocco per eseguire uno split e lanciarsi a canestro. Per cui, come accaduto nelle immagini che vi mostriamo di seguito (clicca per ingrandirle), il lungo degli Spurs (solitamente Duncan o Aldridge) appena il blocco viene settato esce su Westbrook, con Leonard che scala su Ibaka o su Steven Adams. Il risultato, però, è che in tal modo, non appena l’attacco dei Thunder si riposiziona, Westbrook può sfruttare un accoppiamento favorevole per provare a battere il suo marcatore o per crearsi lo spazio per il jumper. Se in gara 1 Westbrook ha tirato malissimo, in gara 2 invece è stato una costante spina nel fianco degli Spurs sfruttando proprio queste situazioni.

SAOKC1SAOKC1.2SAOKC1.3

GLI ISOLAMENTI IN POST DEGLI SPURS ─ Sembra assurdo accostare la parola “isolamento” al nome dei San Antonio Spurs, ma è così: nelle prime due gare della serie, i neroargento hanno fatto per lo più affidamento su LaMarcus Aldridge e sulla sua capacità di creare punti dal palleggio. Non è stato raro, nel corso soprattutto di gara 2, vedere Aldridge (oppure, in qualche altro caso, Leonard) spalle a canestro sul lato sinistro con gli altri quattro compagni confinati nell’angolo destro. Nelle immagini che vi proponiamo di seguito, potete addirittura notare come nel terzo caso Leonard faccia segno a Green di spostarsi sul lato destro, per lasciare più campo possibile a Aldridge. La successione scelta, inoltre, non è casuale: guardando il cronometro potete notare come si tratti, di fatto, di tre possessi offensivi quasi consecutivi che hanno visto gli Spurs eseguire la stessa situazione (con due interpreti diversi). Un’anomalia, se vogliamo, per la franchigia che due anni fa incantava nelle Finals per la velocissima circolazione di palla e per la coralità del suo gioco. Ma, ci sentiamo di poterlo dire, questi sono i nuovi Spurs: la squadra di Aldridge e Leonard. E quindi in attacco, quando serve, si gioca nel modo più congeniale a questi due giocatori.

Certo, le serate di basket-spettacolo e di irreale circolazione di palla non sono finite e gara 1 di due giorni fa ne è l’esempio più lampante, ma gli Spurs oggi hanno un modo diverso di affrontare una partita se le cose non vanno come dovrebbero. La lucidità e il supporting cast latitano (e in gara 2, per larghi tratti, è stato così)? Benissimo, allora San Antonio gioca di isolamenti per Aldridge o per Leonard. Aldridge, in gara 2, ha segnato 41 punti ed era da sette anni (43 punti di Tony Parker nel 2009) che un giocatore degli Spurs non raggiungeva quota 40 nei Playoffs. A questo punto, è interessante vedere come si comporta la difesa dei Thunder in queste situazioni: senza raddoppio, neanche quando Aldridge gioca come nelle prime due gare (ha segnato 79 punti complessivi). Una scelta che avvantaggia ovviamente il numero 12 degli Spurs, ma che può togliere ritmo ai suoi compagni: non per niente, San Antonio in gara 2 ha sbagliato un insolito numero di tiri aperti. Difficile dire se la scelta dei Thunder di lasciar stazionare la palla nelle mani di Aldridge sia stata un fattore in tal senso, ma certamente può aver influito sul raffreddamento delle mani degli altri Spurs.

SAOKC2.1 SAOKC2.2 SAOKC2.3

IL RUOLO DI IBAKA E DANNY GREEN ─ Westbrook e Durant da una parte, Leonard e Aldridge dall’altra. Loro quattro sono le stelle attese in questa serie. Ma il ruolo di Serge Ibaka e di Danny Green, per quanto meno visibile, non è affatto secondario. Certo, offensivamente parlando il terzo violino degli Spurs sarebbe Tony Parker, ma per il momento il francese è relegato sullo sfondo: a lui sono affidati l’inizio dell’azione (e in gara 1 ha risposto con 12 assist) e alcune fiammate estemporanee nei momenti di difficoltà. Danny Green, invece, deve occuparsi di Kevin Durant e farsi trovare pronto dall’arco quando gli viene concesso spazio. Per ora, l’esterno si è ben comportato nella metà campo difensiva ed è riuscito a fare cose importanti anche dall’altro del campo, come le cinque triple di gara 1 o le due consecutive per riportare gli Spurs in partita nel quarto quarto di gara 2. Un giocatore come Durant non può essere marcato, al massimo contenuto: Green da questo punto di vista sembra essere il giocatore ideale per la sua capacità di non staccarsi mai dall’avversario, di ostacolarlo fisicamente con il corpo e di provare ─ per quanto possibile ─ a contrastare i suoi tiri. Deve, in sostanza, svolgere il compito che due anni fa fu affidato da Jorger a Tony Allen, anche perché Durant ha sempre sofferto maggiormente i difensori più bassi di lui (oltre ad Allen, possiamo citare Chris Paul e Jason Kidd). La motivazione può risiedere nel fatto che Durant non è un’arma da post basso e quindi non fa dell’altezza un fattore eccessivamente rilevante nel suo gioco offensivo, ragion per cui un difensore rapido può avere maggiore facilità nel seguirlo e nello stare con lui.

Ibaka, di contro, si deve occupare di LaMarcus Aldridge. Un autentico incubo, soprattutto quando il lungo degli Spurs è in un periodo del genere: nel corso delle prime due partite della serie, ha tirato 33/44. Nessun accorgimento si è rivelato efficace: quando Ibaka lo ha aspettato, Aldridge ha tirato dalla media; quando gli ha impedito di girarsi, Aldridge ha tirato in fade-away; quando gli ha concesso un lato, Aldridge è arrivato ad appoggiare a canestro. L’unica soluzione, quindi, sembrerebbe essere il raddoppio, che però Donovan (forse per le ragioni che spiegavamo prima) non ha ancora ordinato. Anche se Aldridge continuasse per tutta la serie ad essere una macchina realizzativa di tale livello, però, Ibaka deve comunque continuare a rallentare il più possibile la sua azione. Gli Spurs vivono di ritmi e di circolazione di palla e riuscire, quindi, a costringerli ad azioni lente ed estenuanti potrebbe essere una chiave di svolta. Anche un singolo palleggio in più a cui Aldridge è costretto dal suo difensore prima di poter tirare può avere una sua rilevanza. Dall’altro lato del campo, invece, Ibaka può avere sicuramente maggior gloria: gli Spurs, è evidente, non hanno nessuna intenzione di seguirlo lontano da canestro e di aprire conseguentemente potenziali spazi per Durant o Westbrook. Ibaka sta disputando questi Playoffs ad ottime percentuali (59.4% dal campo, 54.2% dall’arco) e deve continuare così affinché i Thunder abbiano una possibilità contro gli Spurs. Westbrook e compagni devono avere la possibilità di fidarsi di lui quando la difese degli Spurs gli concede spazio dalla distanza. E se Ibaka continua a colpire (5/11 da tre nelle prime due gare), San Antonio potrebbe essere costretta a studiare degli accorgimenti.