Thunder-Spurs, gara 4: l’energia di OKC è troppa per San Antonio, serie ancora in bilico

La finale della Eastern Conference si è ormai sbilanciata verso Miami e, a meno di clamorosi sbandamenti, vedremo gli Heat in finale per il quarto anno consecutivo. L’infortunio di Ibaka sembrava favorire nettamente gli Spurs nella Western Conference, ma il suo prodigioso rientro ha mischiato le carte in tavola. Con due autorevoli vittorie sul campo di casa, i Thunder hanno pareggiato la serie e, forse, hanno guadagnato anche un vantaggio psicologico sugli avversari, che sono letteralmente affondati in entrambe le gare disputate alla Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City. Quando Durant e, soprattutto, Westbrook giocano in questo modo, è veramente difficile che i Thunder escano sconfitti e gara 4 non ha fatto eccezione. Brooks dovrà valutare in questi due giorni l’entità dell’infortunio di Reggie Jackson: nel corso del primo quarto l’esterno dei Thunder ha avuto un problema alla caviglia, ma è comunque rientrato nel secondo tempo. Popovich, invece, dovrà fare tutto il possibile per scacciare dalle menti dei suoi giocatori i fantasmi del 2012, quando i Thunder, sotto per 2-0 nella serie, vinsero le successive quattro partite ed eliminarono gli Spurs.

FRESCHEZZA FISICA ED INTENSITÀ – Davanti ad una differenza così netta dal punto di vista atletico, ogni discorso tattico va a farsi benedire. Non importa che i Thunder appaiano a tratti disorganizzati in attacco e non si passino più di tanto il pallone: se riescono a correre e a limitare il gioco avversario in questa maniera, il risultato è spesso e volentieri – per non dire sempre – a loro favore. Fin dall’inizio di gara 4, si è vista in campo una squadra letteralmente indemoniata che ha fatto a brandelli gli avversari in ogni singolo possesso. Stoppate, palle recuperate, difesa instancabile e tanti punti in contropiede. Questa la ricetta dei Thunder per il successo. Se poi ci si aggiunge una partita perfetta da parte di Westbrook e Durant, gli Spurs non possono che arrendersi. OKC ha collezionato 21 punti in contropiede, gli Spurs non ne hanno segnato nemmeno uno. A preoccupare Popovich non è solo il risultato dell’incontro, ma anche e soprattutto il linguaggio del corpo dei suoi giocatori, apparsi arrendevoli ad un livello mai visto in questa stagione. Addirittura si è visto Tim Duncan battibeccare con Danny Green dopo una palla persa e Popovich si è arrabbiato con entrambi. Gli uomini chiave della squadra quattro volte campione NBA hanno giocato come se, semplicemente, non potessero fare nulla contro lo strapotere atletico della formazione rivale. E questo è il peggiore dei segnali per coach Pop.

LA LEZIONE DELLA PANCHINA – Un punto che si ricollega al discorso precedente: quando gli Spurs sono scivolati addirittura sul -27 nel terzo periodo, Popovich ha deciso di togliere tutti i titolari dal terreno di gioco. Chiariamo subito: non vogliamo interpretare in alcun modo il gesto dell’allenatore, è chiaro che la ragione di questa scelta sia pratica, ovvero garantire ai titolari – in una partita già persa – un sufficiente riposo in vista della gara successiva. Stare seduti in panchina, però, potrebbe aver giovato a Parker, Duncan, Ginobili e Leonard anche da un punto di vista mentale, oltre che da quello fisico. Le riserve degli Spurs hanno in qualche modo fornito una lezione ai loro compagni, riportando lo svantaggio a cifre accettabili. San Antonio, infatti, ha vinto il parziale del quarto periodo e, durante questa frazione di gioco, aveva toccato anche il -12. Una lezione per i titolari, dicevamo: le riserve hanno infatti saputo contrastare l’intensità difensiva dei Thunder e hanno espresso una buona pallacanestro, fatta di movimenti e di circolazione di palla. E hanno anche ottenuto una mezza vittoria: Brooks è stato costretto a tenere in campo i suoi titolari per non rischiare che la partita venisse completamente riaperta. Westbrook ha giocato 45 minuti, Durant 41 e Ibaka 35. E chissà che i tre migliori giocatori dei Thunder non possano risentire di questa maratona. Tra le riserve di San Antonio ha brillato Cory Joseph, che potrebbe scavalcare nelle gerarchie un Patty Mills mai incisivo in questa serie (5/20 dal campo nelle prime quattro gare).

WESTBROOK E DURANT – Periodicamente, le due stelle dei Thunder sfoderano la nottata in cui risultano infallibili. Quando entrambi rendono ai massimi livelli nella stessa partita, non c’è verso che OKC non porti a casa la vittoria. Troppo difficili da marcare, impossibile contenere il loro impeto. Ne hanno fatto le spese gli Spurs in questa gara 4. Westbrook e Durant hanno annichilito gli avversari nel primo tempo e hanno segnato i canestri della fuga decisiva nel terzo quarto. Durant ha segnato gli ultimi sette tiri tentati in un primo tempo concluso con un incredibile 9/11 dal campo. Westbrook ha dato il massimo in difesa, portando a casa 5 palle recuperate e limitando il più possibile l’impatto di Tony Parker. Al minuto 32’ 30”, la coppia Durant-Westbrook aveva messo a segno 50 punti complessivi contro i 49 di tutti gli Spurs. I due sono arrivati al termine dell’incontro con 71 punti totali; solo Aldridge e Lillard hanno fatto meglio di loro in una singola partita in questi Playoffs. Westbrook, alla fine, è stato il migliore in campo con 40 punti, 12/24 al tiro, 5 rimbalzi e 10 assist. Il playmaker dei Thunder ha sorpreso per la lucidità delle sue scelte e per la capacità di battere il suo uomo sempre e comunque, tanto da guadagnare 14 tiri liberi.