NBA Temi della notte

Una (a)tipica giornata milanese, con NBA Zone e Gallinari

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L’anno scorso, in NBA, c’erano tre italiani. Uno è tornato in Europa. Uno gioca a Charlotte, per rilanciare un pessimo anno a Sacramento, uno a Denver. Ma per qualche giorno, è tornato a casa. Perché Danilo Gallinari, ieri, è stato ospite d’onore della prima NBA Zone tenuta nel nostro paese, in Piazza Duomo a Milano. A distanza di quasi sei anni dal suo primo comeback, in quell’amichevole di inizio ottobre 2010 contro la sua Armani Milano che ha, a tutti gli effetti, consacrato il capoluogo lombardo come una delle capitali europee del basket NBA, assieme a Madrid, Barcellona, Berlino, Parigi, soprattutto Londra. E il nativo di Sant’Angelo Lodigiano è stato anche oggi ai piedi del monumento Equestre, fino alle 19.

Ma parlare del Gallo è, paradossalmente, riduttivo. Per chi è stato ieri in Piazza Duomo, ha assistito sicuramente a qualcosa di diverso dal solito. Forse troppo intrattenimento e non sono mancati i momenti di sponsorizzazione. Ma si sa anche che la Lega è uno dei business più redditizi del mondo e che, in Italia, questo è il primo anno nel quale può contare su sponsor molto grossi come Ubi Banca, Radio Italia e Gatorade. Gli altri anni, ricordiamo che le manifestazioni erano gestite dalla rete di videogame NBA 2K e dalla casa di turno (quando venne Derrick Rose nel 2013, Adidas D – Rose partecipò a sponsorizzare), in aggiunta a Foot Locker, due di questi sponsor anche (e soprattutto) negli Stati Uniti (NBA 2K sempre più global, il franchising di scarpe main sponsor del Three Point Shootout all’All Star Weekend, ndr). È forse il primo anno in cui la NBA ha deciso di lanciare davvero il suo prodotto nel nostro paese, un premio per l’affetto dei fan che ogni anno nutrono riverenza verso LeBron e soci da qualche anno a questa parte.

E non a caso, accanto ai banchi degli sponsor abbiamo trovato un doppio tendone coperto. Nella prima cupola, un video diviso su tre schermi con le azioni più belle della stagione passata. Una volta concluso il clip, si apre il sipario su un palcoscenico di pura tecnologia. Quattro schermi con due consolle ciascuno, per immergere gli spettatori nel mondo di NBA 2K17, ormai prossimo all’uscita (16 settembre, ndr); due green screen ai quali mettere in posa il pubblico e, tramite iPad, immergerli in uno scenario NBA o a confronto con un idolo (chi Russell Westbrook, chi Gallinari). I banner di Heat 2012, Celtics 2008, Bulls 1998 e Warriors 2014 a incorniciare tutto questo dall’altro. E poi, c’è il Larry O’Brien Trophy, ovviamente protetto, ovviamente blindato in teca di vetro, ovviamente quello originale. E vedere una delle coppe più importanti dell’intero panorama sportivo è quello che ha spinto tanti ragazzi malati di basket a fare la coda per poterci fare una foto assieme, o anche solo per guardarlo meravigliati.

Inutile dire che, oltre alle solite attività sul campo per ammazzare il tempo (dalle sfide con i giovani all’intrattenimento ad alta quota con i Dunking Devils), tutti smaniassero per il ritorno del figliol prodigo. Che è avvenuto alle 12 precise. Accolto da un’ondata di caldo di cui se n’è fregata quella di canotte NBA, tra le quali numerose 8 di Denver e New York, Danilo sfoggia occhiali da sole e un viso rilassato. È tornato al solito crestino con i capelli più corti a lato, abbandonando il taglio mohicano che gli abbiamo visto in più di un’occasione con la maglia dei Nuggets quest’anno. Ha risposto alle domande del pubblico curioso in due sessioni (alle 12 e alle 17) e ha firmato autografi per venti minuti circa su divise, foto, copie della sua autobiografia “Da Zero a Otto”.

Ecco alcuni punti interessanti del Q&A:

Giocherai ancora a Denver l’anno prossimo?

Hanno chiamato per degli scambi, ma abbiamo detto no. Stiamo a Denver, per adesso.

E’ stata maggiore l’emozione della notte del Draft o quella della prima volta in cui sei sceso in campo?

La prima volta che sono sceso in campo è un bellissimo ricordo. Ma la notte del Draft è stata particolare.

Com’è vedersi su uno schermo televisivo?

Bella domanda, perché non la fanno spesso. È abbastanza emozionante, però col tempo devi abituarti. Le azioni bisogna continuare a farle e quello che si vede in video deve essere una motivazione per andare avanti.

Quando hai rubato la palla a Curry (14 gennaio 2016, [email protected], ndr) lo hai fatto con estrema naturalezza.

Beh, a dire la verità l’ha persa lui …

Tra tutte le squadre NBA che hanno vinto il titolo, tre nelle quali avresti voluto giocare.

Los Angeles ai tempi di Magic, Chicago con MJ e Boston con Larry Bird.

Un parere sulla firma di Durant a Golden State.

Hanno fatto una squadraccia. È una scelta che rispetto ma non condivido, però è un motivo in più per tutte le altre squadre per giocare bene contro di loro.

Speaker: I campionati bisogna poi vincerli. La storia è piena di tantissime squadre che a tavolino sono state costruite per massacrare tutti e poi ci sono vari fattori. E non è facile in una stagione lunga come quella NBA.

Gallinari: Infatti Golden State non vincerà.

Tornerai a Milano?

Mi auguro di sì. Tra qualche annetto, però spero di sì.

 

Qual è il compagno con cui ti sei rapportato meglio in squadra?

Sono cambiati tantissimi compagni in squadra e ho amici in altre squadre. Il primo che mi viene in mente è Mozgov. È uno dei miei più cari amici, abbiamo iniziato assieme la carriera a New York, siamo stati assieme tre anni assieme a Denver e sono molto contento che sia andato a Los Angeles.

Un Gallinari sincero, per niente spocchioso, quindi. Anche con qualche risata, con gestualità e parole molto naturali. Addirittura improvvisato cronista, quasi in versione Charles Barkley sul pronostico del titolo. LeBron dovrebbe ringraziarlo, visto che fu proprio il Gallo a dare per certa la vittoria di Cleveland a giugno. In una Piazza Duomo dove avrebbero potuto cuocere le uova sull’asfalto, la gente ha pensato solo a divertirsi e a godersi un momento unico nella storia della NBA in Italia. È un evento che è stato studiato, a parere di chi scrive, forse più per chi la NBA non la conosce o sa a malapena che esiste, più che per i veri tifosi, che smaniavano per l’ospite d’onore e, ovviamente, il Larry O’Brien. Però si è detto anche nelle prime righe: la NBA è un business, e dai tempi di Roma a oggi il detto panem et circenses, a ribadire l’importanza dell’opinione pubblica, è rimasto quanto mai vivo.

Sicuramente, le immagini che resteranno più impresse nella memoria di questo sabato sono le foto fatte dai tifosi con il Gallo nel tardo pomeriggio, ma soprattutto quanto accaduto primo. Nella stazione di Radio Italia posta adiacente al campo, Danilo viene intervistato dando un paio di indicazioni rapide sul mondo NBA a chi di palla stelle&spicchi non ne mastica molto. Si è affacciato, appena finita la trasmissione, alla parete di vetro. E ha salutato la grande orda di tifosi frementi di vederlo e di ricambiare quel ciao, con un lieve sorriso a illuminargli la faccia e la mano timidamente alzata. Probabilmente, nemmeno lui si aspettava di arrivare a questo punto. In sei anni sono successe tante cose: pietra angolare dei Knicks, assieme a Stoudemire, prima, poi scaricato a Denver; infortuni anche rovinosi, i playoff mancati. Ma lui, intanto, è diventato una stella del firmamento NBA, e i tanti che erano lì con le mani alzate, gli applausi e la gioia negli occhi, sono una delle tante immagini che userà per motivarsi di più e portare Denver, come ha dichiarato, di nuovo alla postseason.

In bocca al lupo Gallo, di cuore.

A questo link, le foto della giornata di ieri.