Tutto quello che c’è da sapere su Julius Randle

Nel caso in cui aveste seguito poco l’offseason dei Lakers, vi basti sapere che è quantomai palese che i gialloviola si stanno preparando ad una nuova era. Kobe Bryant fa parte di questa franchigia e ne è il volto da 18 anni. Julius Randle, scelto nell’ultimo Draft con la settima scelta, ha soli 19 anni. Questo ovviamente non significa che il prodotto di Kentucky è il messia dopo il regno del Black Mamba, ma di certo il fatto che abbia praticamente gli stessi anni di quelli che il #24 ha già passato nella lega rappresenta un imminente cambio della guardia. I Lakers del futuro non si poggeranno unicamente su un giocatore, ma Randle di sicuro sarà un ingranaggio fondamentale. 

Schermata 08-2456890 alle 13.55.01TIFOSO DALLA NASCITA – Possiamo tranquillamente dire che Julius sta vivendo il suo sogno. Non solo si sta apprestando a disputare la sua prima stagione nella NBA, ma lo sta facendo con la franchigia che ammira fin da quando era un bambino. Nel suo unico anno con i Wildcats ha mantenuto assolutamente le aspettative, che lo accreditavano come la power forward migliore della nazione, affermandosi come una macchina di doppie doppie, ma anche per la sua intelligenza offensiva e la capacità di creare gioco per i compagni. Queste le sue cifre della scorsa stagione in NCAA: 15.0 punti, 10.4 rimbalzi, 0.8 stoppate, 50.1% dal campo, 24.5 PER, record di 29-11. Dopo aver guidato Kentucky alla finale per il titolo nazionale, persa solo contro la terribile UConn di Shabazz Napier, Randle ha deciso di portare i suoi talenti al piano di sopra, dove è diventato la prima scelta ad una cifra dei Lakers dai tempi di James Worthy (1982).

PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZA – I rookies vengono sempre paragonati a qualche giocatore attuale o passato della NBA e Julius di certo non fa eccezione: a molti addetti ai lavori ricorda Zach Randolph per via della sua capacità di andare a canestro giocando prevalentemente nel pitturato e per la propensione al rimbalzo offensivo. Randle non è solo in grado di far male giocando vicino al ferro, ma ha mani educate e un quoziente cestistico piuttosto elevato, non a caso non è raro vederlo creare per i compagni in transizione o in situazione di isolamento. Per questo motivo è stato anche affiancato a due giocatori come Lamar Odom e Chris Bosh. Se il prodotto dei Wildcats dovesse realmente diventare qualcosa di simile ad una combo tra Randolph, Odom e Bosh, allora i Lakers si ritroveranno una superstar già in casa. Ma subito potrà dare un contributo importante, essendo capace di segnare sia fronte che spalle a canestro ed è anche un eccellente rimbalzista. Al momento il suo punto debole più evidente è la difesa, aspetto in cui dovrà necessariamente migliorare per giocare tanto in questi Lakers, dato che nel sistema di Byron Scott è particolarmente richiesta. In questo momento a Randle manca l’atletismo puro per compensare le sue disattenzioni difensive, quindi dovrà crescere innanzitutto dal punto di vista tecnico e tattico. In più, Julius è reduce da un singolo anno in NCAA in cui ha faticato abbastanza a trovare continuità con il suo tiro: gli stretch four sono diventati molto importanti nella NBA di oggi, e anche se Randle non è proprio quel tipo di giocatore, farà comunque bene a sviluppare un jumper maggiormente affidabile. 

LA SUA STAGIONE DA ROOKIE – Qui dobbiamo addentrarci nel campo delle ipotesi. Pur essendo una settima scelta assoluta di un Draft ricco di talento, Julius si ritrova in un reparto lunghi molto affollato, soprattutto nel ruolo di 4, considerate le presenze di Carlos Boozer ed Ed Davis, oltre che di Ryan Kelly. In particolare, l’ex Chicago non ha alcuna intenzione di fargli da mentore e di accettare un ruolo in uscita dalla panchina, quindi Randle è destinato a partire dalla second unit. E ciò non è detto che sia un male, perché così potrà adattarsi senza troppe pressioni al gioco più fisico della NBA. Proviamo ad immaginare quello che succederà in casa gialloviola nella prossima stagione: LA inizierà la stagione con la speranza di poter competere per un post nei playoffs e quindi Boozer, dall’alto del suo status e della sua esperienza, partirà titolare; una volta arrivati all’All-Star Weekend potrebbe già essere chiaro che finire tra le prime 8 ad Ovest non sarà possibile ed a quel punto coach Scott potrebbe decidere di concedere minuti importanti Randle. Dipendesse dai tifosi, sicuramente il prodotto di Kentucky sarebbe titolare fisso fin dalla prima partita: il suo approdo ad LA per molti fans gialloviola è stato l’unico motivo di gioia, tra chi pensa che Jordan Hill è stato strapagato, chi invece che Boozer non andava preso e che la Linsanity era meglio se rimaneva a Houston. Ma per la dirigenza questa offseason un senso ce l’ha avuto eccome, dato che già a partire dalla prossima estate avrà a disposizione uno spazio importante nel salary cap per fare decisi passi in avanti verso il ritorno ad alti livelli. Nel frattempo, vale assolutamente la pena seguire Julius Randle, che magari non diventerà mai l’unico uomo al comando dei Lakers, in pieno stile Kobe, ma di sicuro ha tutte le carte in regola per poter essere uno dei pilastri da cui iniziare la risalita.