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Viaggio nella mente di Rodman: dal tentato suicidio alla ricerca delle attenzioni

Dennis Keith Rodman è nato a Trenton, nel New Jersey, nel 1961, ed è quindi coetaneo del presidente Barack Obama. E’ un American Hall of Famer ormai in pensione, dopo aver giocato nel corso della sua carriera per cinque diverse franchigie: Pistons, Spurs, Bulls, Lakers e Mavericks. Soprannominato “The Worm”, il verme, per l’aggressività, spesso sopra le righe, che metteva sul parquet, nei primi anni era considerato un’ala piccola, salvo poi essere utilizzato da 4, posizione in cui ha guadagnato per sette volte la nomina nel miglior quintetto difensivo della NBA. Ha conquistato due volte il premio di miglior difensore della lega, è stato per sette anni consecutivi il miglior rimbalzista (è un record assoluto), ma soprattutto ha vinto cinque titoli da protagonista tra Detroit e Chicago. La sua biografia su NBA.com recita così: “Dennis Rodman è senza dubbio l’ala più devastante a rimbalzo nella storia della lega”. Il primo aprile del 2011, i Pistons hanno ritirato la sua canotta n.10, e nello stesso anno è stato inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame.

Queste sono le cose che tutti sicuramente già conoscete. Ma la strada di Dennis verso il successo non è stata affatto semplice. La sua infanzia è stata piuttosto infelice. Il padre, che descrivono come un donnaiolo di prim’ordine, capace di lasciare in giro per il mondo ben 28 fratelli di quello che poi diventerà “The Worm”, lo ha abbandonato quando era piccolo, e così Dennis è dovuto crescere con una madre single, alle prese con i continui problemi economici. Da ragazzino era timido e piuttosto introverso, in più non aveva il fisico per distinguersi in campo sportivo: al liceo non è riuscito a far parte della squadra di calcio ed è stato poi tagliato da quella di pallacanestro. E così Rodman dopo il diploma ha iniziato a lavorare come addetto alle pulizie all’Aeroporto di Dallas.

Dopo una crescita importante e abbastanza improvvisa in termini di centimetri (oltre 20 in meno di due anni), Dennis ha deciso di fare ancora un tentativo con il basket, e così si è iscritto alla Southeastern Oklahoma State University. Qui è emerso tutto il suo talento, e dopo tre stagioni a cifre fuori da ogni logica (circa 26 punti e 15 rimbalzi di media), è arrivata la NBA. Scelto con la ventisettesima chiamata del secondo giro dai Pistons, è così iniziata l’ascesa che tutti conoscete.

Ma neanche i primi successi individuali e di squadra sono bastati per placare la personalità piuttosto disturbata di Rodman. Nel 1993, quando era nel pieno della sua carriera, la sua insicurezza, il sentire sempre qualche pezzo mancante all’interno della sua vita, per poco non lo hanno portato al suicidio: qualcuno magari si ricorderà che fu trovato addormentato nella sua auto con in mano un fucile carico. Beh, basta dire che per fortuna non ha avuto la forza di premere il grilletto e di farla finita. Da quell’episodio, il suo “io” è in qualche modo cambiato, ha acquisito una nuova sicurezza in se stesso e lo ha portato a reinventarsi in qualità di “bad boy”. Cosa che gli ha permesso di ricevere una fama praticamente mondiale per le sue “buffonate”, che mano a mano sono diventate un’abitudine. Rodman ha iniziato a tingersi i capelli, a farsi tatuaggi e piercing, si è lanciato in dichiarazioni e proclami piuttosto fuori dal comune, come la promessa di sposare se stesso, tanto per citare un esempio. Insomma, si è trasformato in un personaggio a dir poco stravagante, uno di quelli che o si ama o si odia, ma che da questo suo mutamento ha tratto forza maggiore per essere determinante e vincente nella pallacanestro.

Cercare di entrare nella mente di Rodman è veramente difficile, ma possiamo provare ad azzardare un’ipotesi per spiegare questo suo improvviso cambio di personalità. Quando è approdato a Chicago, città con un’attenzione mediatica per la pallacanestro molto alta grazie alla presenza di Michael Jordan, i segni del suo cambiamento sono stati evidenti. Questo perché forse Dennis non accettava il fatto che gli occhi fossero sempre e comunque puntati su His Airness, voleva la sua parte di fama, come se nel suo disperato bisogno di attenzioni ci fosse nascosto quello di trovare qualcosa, probabilmente se stesso. E neanche quando ha deciso di dire basta con la pallacanestro giocata è riuscito a trovare la sua quiete interiore: puntualmente finisce sulla bocca di tutti, che sia per la sua strana amicizia con il dittatore nordcoreano, o per l’essere volato improvvisamente a Roma per conoscere il nuovo papa, o ancora per aver commesso qualche reato. In definitiva, come possiamo descrivere Dennis Rodman? Un egoista? Un esibizionista? Una persona estremamente curiosa? Lui è tutto questo e molto altro ancora. L’uomo è un narcisista estremo che ha paura di allontanarsi dallo specchio perché sa che, facendo ciò, sarebbe costretto a specchiarsi finalmente nella realtà. E Dennis non fa differenza. Ma in ogni caso adesso tutti lo seguono e sono pronti a dargli grande attenzione per qualsiasi cosa faccia.