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Zach LaVine non è solo uno schiacciatore: ecco la sua nuova dimensione

zach lavine

Per ogni Michael Jordan, Dominique Wilkins e Kobe Bryant che ha vinto lo Slam Dunk Contest ed ha poi dominato la lega, c’è un Harold Miner, un Nate Robinson e un Fred Jones, giocatori per i quali la gara delle schiacciate ha rappresentato il punto più alto della loro carriera. Zach LaVine ha un solo obiettivo in testa: dimostrare di non essere destinato alla seconda categoria, ma di poter essere un giocatore solido su cui puntare. Questo almeno per il futuro prossimo, perché comunque al ragazzo non mancano i mezzi tecnici e atletici per diventare anche qualcosa di più di un “semplice” giocatore da quintetto.

Oggi LaVine compie 21 anni: è ancora molto giovane, eppure già ha collezionato 131 presenze, di cui 47 in quintetto. Scelto con la n.13 nel Draft 2013, al suo ingresso nella lega Zach era già un atleta fuori dal comune, ma soprattutto un talento tutto da sgrezzare. La fortuna di questo ragazzo è stata quella di incrociare sul suo cammino Flip Saunders, purtroppo scomparso lo scorso ottobre: è stata la storica figura dei Timberwolves a realizzare il sogno di LaVine, intravedendo in lui un grande potenziale e decidendo di correre il rischio di questa intrigante scommessa.

Adesso sulla panchina di Minnie è tornato a sedersi Sam Mitchell, che dopo aver impiegato Zach come point guard per tutta la prima parte di regular season, ha deciso di fare un esperimento, facendolo partire in quintetto come shooting guard. Questa decisione è arrivata all’indomani del trionfo di LaVine allo Slam Dunk Contest: da allora, il prodotto di UCLA ha giocato nove partite su undici da guardia titolare, segnando almeno 20 punti in cinque occasioni, con un picco di 25 nel successo sui Pelicans, e mettendo a referto 17.3 punti (49% dal campo, 40.7% da oltre l’arco), 3.5 rimbalzi, 2.5 assist e 1.3 recuperi in 35.9 minuti di media.

Il giovane talento dei T-Wolves sta mostrando di essere decisamente più a suo agio nel giocare senza il pallone tra le mani: il suo limite da point guard finora è sempre stato quello di pensare troppo, spesso non riuscendo a leggere bene le situazioni e a capire quando attaccare e quando giocare per i compagni. Sgravato dal compito di dover guidare in prima persona l’attacco di Minnesota, Zach sta giocando con più sicurezza dal punto di vista offensivo. Per quanto riguarda la difesa, il prodotto di UCLA ha sicuramente i mezzi fisici e atletici per avere un impatto importante, ma deve ancora crescere molto: in questo senso è però incoraggiante il dato di 1.6 recuperi con cui sta viaggiando in questo mese di marzo, raddoppiato rispetto a quello di febbraio (0.8), segno che dopo l’All-Star Weekend il ragazzo ha davvero cambiato marcia.

Adesso a Minnesota la situazione inizia a farsi molto interessante: c’è Andrew Wiggins che è stato definito una sicura stella prima ancora di mettere piede in NBA, ed effettivamente non si può dire che stia rendendo al di sotto delle attese; c’è Karl-Anthony Towns che è arrivato con aspettative altissime e le sta addirittura superando con una stagione da rookie che solo i più grandi possono vantare. E poi c’è LaVine, che non ha alcuna intenzione di essere catalogato come giocatore da Slam Dunk Contest, ma ha tutta la voglia di emergere e diventare un giocatore migliore e sempre più completo per questa squadra.