Altro che Jennings: ecco come Mudiay può rivoluzionare il basket collegiale

Nel corso dell’estate abbiamo già parlato di Emmanuel Mudiay, uno dei migliori prospetti liceali che ha scelto la via del professionismo anziché quella della NCAA, ufficialmente per aiutare economicamente la sua famiglia. Il chiacchieratissimo talento americano ha firmato un contratto annuale dal valore di 1.2 milioni di dollari con i Guangdong Southern Tigers, una delle migliori squadre della China Basketball Association. Andiamo a vedere le implicazioni che questa decisione può avere in futuro per i giovani cestisti americani.

PIÙ STELLE LICEALI SALTERANNO IL COLLEGE? – La scelta di Mudiay spiana la strada a tutti quei talenti che, una volta conclusa l’high school, intendono diventare professionisti, senza passare dal college. Il loro punto di vista è semplice da capire: per com’è impostato attualmente il sistema della NCAA, è come se bloccasse il potenziale guadagno economico di questi ragazzi, costringendoli a frequentare corsi di studio che magari a loro non interessano minimamente, ma soprattutto a giocare senza alcuna retribuzione o assicurazione per eventuali infortuni che potrebbero fare crollare il loro valore in vista del Draft. Tuttavia, fino ad ora le alternative quali giocare all’estero o in D-League sono state largamente ignorate. Questo perché la NCAA è pur sempre il palcoscenico più grande e meglio illuminato per saltare agli occhi degli scout NBA ed è anche un torneo piuttosto competitivo.

PERCHÈ QUESTA VOLTA TUTTO PUÒ CAMBIARE – Quando Brandon Jennings è diventato il primo liceale di alto livello a preferire il professionismo al college, forte di un contratto da 1.65 milioni con la Virtus Roma e di un altro da 2 con la Under Armour, si pensava che il movimento cestistico americano fosse destinato a subire dei cambiamenti rivoluzionari. Ma Jennings ha faticato tantissimo a calarsi in uno stile di gioco e di vita completamente diverso rispetto a quello a cui era abituato ed è poi stato scelto con la n.10 al Draft dai Bucks senza avere mai veramente brillato o lasciato il segno nella sua esperienza italiana. Il suo scarso minutaggio, oltre che le sue prestazioni ben al di sotto delle aspettative, hanno scoraggiato altri prospetti da cinque stelle a considerare il professionismo all’estero. Tuttavia, Mudiay ha fatto una scelta molto più intelligente: non ha scelto i principali campionati europei, bensì la CBA, il cui livello è decisamente più basso, ma allo stesso tempo ha un bacino di interesse enorme, che sta crescendo anno dopo anno grazie ai continui approdi di giocatori con trascorsi importanti nella NBA. Salvo clamorosi colpi di scena, per quanto possa essere alla sua prima esperienza in un posto completamente sconosciuto, Mudiay ha senza dubbio il talento per affermarsi in poco tempo come una delle stelle più luminose della lega cinese. Se così dovesse andare, considerata anche la forza economica della CBA, aspettatevi che altre stelle delle high school decidano di seguire le sue orme.

LA NCAA SI DEVE RINNOVARE? – Per quanto mi riguarda, la domanda è piuttosto retorica. E’ ovvio che, se Mudiay non dovesse essere un caso isolato, ma l’inizio di un esodo dei migliori talenti verso il professionismo all’estero, la NCAA dovrebbe adottare delle contromisure. Una borsa di studio è sempre importante, così come la possibilità di giocare una competizione esaltante e celebre come la March Madness, ma allo stesso tempo gli “one-and-done” potrebbero rinunciare a ciò per mettersi subito in tasca un bel milioncino, prima di fare il salto nella NBA. Per questo motivo la NCAA non può più rimandare, ma deve avviare una discussione seria sul tema della retribuzione degli atleti. Le squadre internazionali potrebbero sempre più portar via la stelle liceali con grandi contratti e la promessa di successo professionale, senza la distrazione dell’istruzione. Con i tempi che corrono, la pallacanestro collegiale ha bisogno di aggiornarsi: non ci si può più fermare al dilettantismo, è arrivato il momento di introdurre gli stipendi.