NCAA Old Timers

Bob Kurland, il Dimenticato

Bob Kurland
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Bob Kurland

Se pensate ad un lungo che ha rivoluzionato il gioco del basketball e siete giovani probabilmente penserete ad Anthony Davis, se siete brizzolati invece vi verrà più naturale pensare al piede perno di Hakeem The Dream Olajuwon. Se invece siete proprio anzianotti penserete allo Sky Hook di Lew Alcindor aka Kareem Abdul Jabbar o se siete dei clamorosi nerd vi verrà in mente George Mikan, riconosciuto universalmente come il primo grande centro della storia del basket.

Nessuno di voi penserà a Bob “Foothills” Kurland.

Ebbene Kurland ha cambiato la pallacanestro portandola di peso a divenire uno sport più moderno, rivoluzionando il concetto di big man.

Sul filo di lana forse persino prima di Mikan.

Nato all’antivigilia di Natale del 1923 a Saint Louis nel Missouri cresce come un ragazzone biondo dal sorriso coinvolgente e dall’intelligenza superiore alla norma.

Ha anche qualcos’altro superiore alla norma: l’altezza.

Raggiunge i sette piedi a diciassette anni, una vera rarità per quell’epoca, quando l’America stava per scoprire da vicino gli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

Nel Missouri però gli echi sono ancora lontani e Kurland si distingue nell’atletica leggera e nel basket ma non attira molte attenzioni in primis a parte University of Missouri che però non può offrirgli una borsa di studio ma solo un lavoro con cui pagarsi gli studi.

La borsa di studio gliela offre in seguito, assieme ad una cena offerta in una steakhouse, invece una vera leggenda della pallacanestro: coach Henry Hank Iba.

Oklahoma A&M aveva una facoltà di ingegneria prestigiosa” dirà in seguito Kurland “ma soprattutto aveva coach Iba!”.

Iba e Kurland dopo il secondo titolo ncaa
Iba e Kurland dopo il secondo titolo ncaa

Hank Iba, che sarà il primo coach nella storia a vincere due medaglie d’oro alle Olimpiadi del ‘64 e ‘68 oltre ad essere in panchina nella scandalosa finale olimpica con la Russia del ‘72, rivoluzionerà la difesa ad uomo col concetto di “swinging gate” in pratica i primi flottaggi dal lato debole e con Kurland vincerà i suoi due titoli NCAA.

Dopo il classico anno con le riserve nei freshmen, nel 1944 da sophomore trascina gli Aggies (che oggi conosciamo come Oklahoma State Cowboys) al NIT e viene selezionato fra gli All Americans.

Non è subito però ben accetto ovunque. Phog Allen, altrettanto mitico coach di Kansas lo definisce un glandular goon, che possiamo tradurre come bulletto ghiandolare, aggiungendo che giocatori così innaturalmente alti avrebbero rovinato il gioco della pallacanestro.

Le sue imprese però si diffondono fra i soldati al fronte che le leggono sui giornali o ascoltano alla radio le magie di Kurland in campo raccontate dai radiocronisti.

Perché Bob Kurland è differente.

Rivoluziona il basket.

Bilanciato e coordinato a dispetto della sua altezza” scrive di lui il magazine Life, per la prima volta si vede su un campo da basket un atleta di 2.13 in grado di correre come un esterno e di saltare con coordinazione.

Kurland per la prima volta nella storia della pallacanestro schiaccia in partita.

Narra la leggenda che il gesto, occorso a Phila, era  in realtà una sorta di tap in troppo veemente finito con l’affondata nel cesto.

Chiamerà questo suo gesto tecnico come “The Duffer” e sarà anche il primo giocatore a farlo poi regolarmente in partita, un movimento tecnico sconvolgente per l’epoca.

obit--Bob-Kurland-articleInlineMa non solo… Kurland è talmente alto e coordinato che stoppa un gran numero di palloni rendendosi un clamoroso stopper in area e cacciando fuori molti tiri degli avversari destinati al fondo della retina. Tanto da costringere il Board of Rules a creare una nuova regola: il “Goaltending”. Per impedire a Kurland ed a Mikan, prototipi dei big men che arriveranno in seguito, di deviare facilmente la palla si introduce la regola della parabola discendente ed il divieto di spazzare via la palla da sopra il ferro.

Kurland e Mikan hanno rivoluzionato la pallacanestro.

Con George Mikan, stella di De Paul University, Kurland battaglierà per cinque volte e Mikan vincerà tre partite in quei epici duelli.

Ma nell’estate del 1945 coi suoi Aggies lo affronta in una partita benefica per la Croce Rossa impegnata nella WWII, la sfida viene denominata Clash of the Titans e  viene giocata al Madison Square Garden fra i campioni del NIT di DePaul e Oklahoma A&M, campioni NCAA.

Kurland già ad inizio gara carica di falli Mikan, giocatore più costruito col duro lavoro e meno dotato di talento naturale oltre ad essere sei centimetri più basso, e lo costringe alla panchina mentre nella ripresa lui stesso gioca a lungo con quattro falli evitando di commettere il quinto e vincendo la gara 52-44.

Tabellino: Kurland 14 punti Mikan 9.

Qualche settimana prima, come premesso, aveva vinto il titolo NCAA battendo in finale 49-45 New York University sempre al Madison Square Garden mentre l’anno successivo bissa il titolo battendo North Carolina 43-40.

Racconta il New York Times della finale del 1946 “Ad Horace Bones McKinney, l’idolo dei Tar Heels (che sarà in seguito il più grande allenatore della storia di Wake Forest) è stato assegnato il compito di marcare il giocatore più alto dello sport americano e non è andata troppo bene. McKinney, che è alto 1.98, non è un nano ma di fronte a Kurland sembrava un pigmeo…

gli Aggies in finale con UNC
gli Aggies in finale con UNC

Kurland segnerà 23 punti contro i 5 di McKinney ed in totale realizza più della metà dei punti degli Aggies al Torneo NCAA.

Quando la sua carriera al college è finita fa una scelta che oggi nessuno capirebbe ma che è invece figlia della sua epoca “A quei tempi non si pensava al basket come una professione” dirà in seguito.

Mentre il rivale George Mikan va ai Minneapolis Lakers a divenire il primo grande big man della storia della NBA, Bob Kurland declina l’offerta di 11.000 dollari dei New York Knicks e decide di sfruttare la sua laurea in Ingegneria andando a lavorare alla Phillips Petroleum.

medaglia d'oro col campione di sollevamento pesi Joe DePietro
medaglia d’oro col campione di sollevamento pesi Jo DePietro

Continuerà a giocare nella squadra amatori della sua azienda conosciuti come i Phillips Oilers vincendo tre titoli AAU ma non passerà mai pro. Questo suo dilettantismo gli permetterà però di indossare per due volte i colori degli Stati Uniti ai Giochi Olimpici vincendo la medaglia d’oro nel 1948 a Londra e nel 1952 ad Helsinki.

Introdotto nella Naismith Hall of Fame nel 1961, prosegue la sua carriera professionale arrivando alla dirigenza come marketing manager della ditta ora chiamata ConocoPhillips e dopo esser andato in pensione va a vivere nella dolce Sanibel Island in Florida dove muore nel 2013 ad ottantotto anni.

Un giocatore che in molti hanno scordato ma a cui tanto dobbiamo. Kurland, il Dimenticato.