NBA NCAA Senza scadenza

La storia di Teddy Dupay, il miglior tiratore del quale non avete mai sentito parlare

Chi l’ha detto che per essere ricordati per sempre occorre aver vinto titoli su titoli, trofei di MVP, insomma essere grandi campioni a tutto tondo? Ci sono giocatori che restano nella storia “soltanto” per una grande performance, oppure per essere stati sempre fedeli ad una sola maglia in tutta la loro carriera, o per aver fatto in qualche modo emozionare i tifosi. La via verso il successo è lunga e faticosa: molto spesso bisogna soffrire, cadere molto in basso e soltanto alla fine ci si può rialzare, guardarsi indietro e accorgersi che alla fine dei conti ciò che si è costruito per questo sport rimarrà per sempre.

La storia della quale vogliamo parlare oggi è quella di Teddy Dupay, il classico ragazzo che potreste vedere in un qualunque film sul basket americano. Teddy frequenta l’ultimo anno alla Mariner High School di Cape Coral, Florida, nel 1998. È il playmaker e il leader assoluto di quella squadra, uno dei migliori giocatori del suo Stato e uno dei più promettenti nel ruolo a livello nazionale. La cosa ironica è che, già in quell’anno, le speranze di NBA per Teddy sono ridotte al lumicino: troppo piccolo, troppo poco fisico e atletico in una Lega che si preparava ad una nuova epoca d’oro con l’ingresso di giocatori elettrizzanti come Allen Iverson, Kobe Bryant e Steve Nash solo per nominarne alcuni. Dupay però non ha paura di niente, e dimostra tutti ciò di cui è capace in una partita del torneo dello Stato che passerà alla storia.

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Il palazzetto è pieno, come di consueto in America quando si giocano le finali dei tornei statali; Teddy è già piuttosto chiacchierato e su di lui ci sono i principali college del Paese, e inoltre sta disputando una stagione che definire incredibile è dire poco, ma ci torneremo tra poco. Prima dobbiamo descrivere cosa succede nei primi trentadue minuti di quella partita. Teddy letteralmente sembra non poter sbagliare mai. Descriviamo soltanto la prima azione del match: la squadra avversaria va a canestro per prima con una schiacciata, rimessa da fondo campo, un compagno passa a Dupay che fronteggia uno contro uno l’avversario, mette palla per terra e all’improvviso tira, da circa nove metri. Solo rete. È una di quelle partite in cui capisci da subito come andranno le cose. Il numero 24 in bianco è inarrestabile e alla fine di quella partita avrà messo a referto 70 punti. Rick Pitino, a quell’epoca alle prese con il suo difficile rapporto con il mondo NBA ai Boston Celtics definirà quella come “La miglior performance di tiro che abbia mai visto”. Niente male come inizio di carriera per un giocatore che, quell’anno, oltre alla superlativa prova in quella partita entrerà nella storia per il maggior numero di punti realizzati in una singola stagione (3.744, ancora imbattuto) e verrà eletto “Florida Mr. Basketball”.

La vita di Teddy è un sogno: nulla sembra poter andare storto, e l’anno dopo lo troviamo a vestire la maglia dei Florida Gators. E’ il primo giocatore reclutato dall’attuale coach della squadra Billy Donovan, che forse un po’ si rivede in lui e gli affida da subito le chiavi della squadra, e da subito le cose funzionano bene. La squadra gira come un meccanismo ben oliato e Dupay va da subito in doppia cifra, tira bene da due e da tre (non andrà mai sotto il 37 percento) e al termine del suo anno da sophomore i Gators riescono a raggiungere la Final Four (la seconda della loro storia). A questo punto Dupay giocherà anche la stagione da junior, la sua migliore dal punto di vista realizzativo (13.4 punti a partita), ma ancora non sa che quella Final Four e quella Finale Nazionale rimarranno il punto più alto della sua carriera rendendolo di fatto un giocatore finito dopo il suo terzo anno. Finito a 21 anni. Ma perché?

La NCAA stava conducendo da tempo delle indagini, al termine delle quali Dupay verrà sospeso per aver preso parte ad un giro di scommesse sportive e per “Essere in associazione con un noto scommettitore”. Ogni volta che a Teddy in futuro verrà chiesto se quelle accuse e quella sentenza fosse realmente meritata non lo ammetterà mai in modo chiaro e netto, ma del resto nelle sue parole non si riscontrano neanche smentite di sorta, che tutto sommato fanno credere che qualche infrazione la debba aver commessa. Il cielo che aveva quasi toccato con un dito tutto d’un tratto gli crolla addosso, facendolo piombare, per sua stessa successiva ammissione, in uno stato di profonda depressione che lo porterà ad ingrassare visibilmente.

Dupay a Florida con coach Donovan
Dupay a Florida con coach Donovan

Questo è il punto della storia in cui o all’eroe va tutto male definitivamente o, in qualche modo, riesce a mettere le cose a posto: siamo a quello che i critici letterari chiamerebbero “twist plot”. Fortunatamente per Teddy la situazione gira a suo favore il giorno in cui viene alla luce sua figlia Hannah. L’ormai ex Mr Basketball decide di tornare in palestra e di allenarsi per diventare finalmente un giocatore professionista. In una recente intervista Dupay dichiara: “A un certo punto capisci che qualcos’altro diventa più importante di te stesso e cominci a trattarti meglio”. La carriera di Teddy non è stata forse quella che ci si sarebbe potuti aspettare quella sera del 1998 perché in diversi anni da professionista andrà a giocare in Sud America, nella ormai defunta CBA e proverà persino un’esperienza nella Summer League con gli Orlando Magic, senza però riuscire a strappare un contratto, ma quando riesci a dare un cambio alla tua vita non puoi avere rimpianti.

Dopo la carriera da giocatore Dupay è tornato a Florida per laurearsi, ha dato vita a una serie di business, tra cui uno molto discusso che riguarda una sorta di consorzio di avvocati impegnati per la legalizzazione della marijuana, ma soprattutto si è trasferito a Tampa, dove è attualmente impegnato nell’allenamento dei ragazzini non solo nel basket, ma anche nella vita grazie alle sue attività allo “Skills Center” locale.

Teddy insieme alla figlia oggi
Teddy insieme alla figlia oggi

Teddy Dupay è una storia americana come forse ne avrete sentite altre, ma è l’esempio vivente di come nella vita non sia necessariamente tutto scritto, nel bene come nel male. Puoi essere o sentirti il re del mondo, ma qualcosa può sempre accadere per portarti via quella sensazione, così come è vero il contrario: può andare tutto male, ma c’è sempre la possibilità di rifarsi e di ricominciare tutto da zero. Dupay l’ha fatto, e non è diventato una superstar in NBA e nemmeno in Europa, ma ha comunque realizzato il suo sogno: giocare a basket per lavoro, e adesso sta aiutando altri a mettersi nelle condizioni di vivere quella stessa esperienza.