NCAA Speciale March Madness

Midwest Regional Preview: Virginia-Michigan State, la rivalità si rinnova. Ma Utah e Purdue…

msu virginia

LA NUMERO UNO – VIRGINIA CAVALIERS
Per la seconda volta nelle ultime tre stagioni, i ragazzi di coach Bennett hanno guadagnato una testa di serie n.1, tutto sommato meritata, se si considera che hanno avuto uno dei calendari più difficili di questa annata NCAA, che non ha impedito loro di affermarsi come la terza forza del ranking, la seconda dell’ACC. Tra i Cavaliers e il titolo di Conference si è frapposta solo UNC, che ha avuto la meglio in finale approfittando di una delle peggiori prove di Malcolm Brogdon (6/22 al tiro), giocatore dell’anno della ACC, nonché leader di Virginia. Quest’ultima da tre anni a questa parte è senza dubbio una delle migliori squadre della nazione, avendo fatto registrare un record di 86-18 dal 2013 in tale arco di tempo, ma è reduce da due eliminazioni cocenti nel Torneo, entrambe arrivate per mano di Michigan State. Che potremmo considerare, almeno negli ultimi tempi, una sorta di bestia nera di Virginia, avendo vinto gli ultimi due confronti partendo da sfavorita, soprattutto l’anno scorso, quando fermò la corsa dei Cavaliers addirittura al secondo turno. Anche quest’anno, le ambizioni di Final Four dei ragazzi di Bennett potrebbero confrontarsi con gli Spartans, in un’eventuale Elite Eight. Una nuova sfida tra questi due college sarebbe molto avvincente non solo per la rivalità venutasi a creare, ma anche per il match-up tra Brogdon e Denzel Valentine, due dei migliori senior della nazione. Per arrivare tra le prime otto squadre del Torneo, a Virginia potrebbe bastare la voglia di riscatto di Brogdon e soprattutto una delle migliori difese del panorama collegiale, che concede appena 59.7 punti a partita. Nei primi tre round, infatti, i Cavaliers affronterebbero tutte avversarie che nascondono sì delle insidie, ma che sono comunque alla portata. Poi però è sempre marzo, il mese più pazzo dell’anno, e l’upset è sempre dietro l’angolo…

LA RIVALE – MICHIGAN STATE SPARTANS
Se Virginia ha meritato il seed #1, Michigan State lo avrebbe meritato ancora di più: stiamo parlando di una delle squadre più in forma dell’intera NCAA, che non perde dal 9 febbraio (un overtime contro Purdue) e che ha anche vinto il titolo della Big Ten (66-62 in finale contro… Purdue). Inoltre, gli Spartans possono contare sul fattore Tom Izzo, che nel caso ve lo foste perso, per noi è il miglior allenatore in assoluto quando si tratta di Torneo NCAA. Noto per il suo successo nel mese di marzo (46-17 il suo eccellente record), tanto da essere soprannominato “Mr. March”, coach Izzo ha un rapporto decisamente peggiore con aprile, dato che ha vinto il titolo nazionale solo nel 2000. Ironia a parte, non va mai dimenticato che gli Spartans non sono certo una delle superpotenze della NCAA, quindi non sempre basta la tattica e il cuore, se dall’altra parte ci sono squadre più talentuose, fisiche e profonde. Quest’anno, però, MSU può permettersi di sognare in grande, perché ha una squadra che gioca una delle migliori pallacanestro della nazione (non a caso è prima alla voce assist, con 21 di media) e che ha in Denzel Valentine la sua stella indiscussa. Giunto al suo ultimo anno, Valentine è uno che accarezza la tripla-doppia praticamente ogni sera, e infatti potrebbe essere il primo nella storia NCAA a terminare una stagione con almeno 19 punti, 8 rimbalzi e 8 assist di media. Al di là di questo, si nota chiaramente che è un giocatore tecnicamente e mentalmente ormai maturo per giocare da professionista: tra l’altro, si lascia guardare eccome anche per l’eleganza con cui sta in campo. La forza di Michigan State, oltre che in Valentine, sta anche in una squadra magari un po’ atipica (in pratica il quintetto è formato da quattro guardie, ma ciò non le impedisce di essere la quinta migliore a rimbalzo), ma che gioca bene assieme e che sa trovare opzioni offensive diverse a seconda della partita. Partono con il seed #2, sono guidati da Tom Izzo e sono quindi una squadra vera: parlare almeno di Final Four non è una bestemmia.

LE OUTSIDERS – PURDUE BOILERMAKERS, UTAH UTES
Sono andati a due tiri sbagliati negli ultimi 40 secondi dal titolo della Big Ten, perso di misura contro Michigan State. Ciò, però, non cancella quanto di buono fatto in questa stagione dai Boilermakers, soprattutto nelle ultime settimane, in cui sono apparsi sempre più quadrati e pericolosi. Partono con il seed #5 e potrebbero rappresentare l’unico vero ostacolo tra Virginia e le Elite Eight. Il fatto che abbia perso solo di misura la finale di conference con Michigan State, tra l’altro battuta di 1 lo scorso 9 febbraio, dimostra che Purdue è una squadra vera, 21esima per “AdjO” e 18esima per “AdjD” (che sarebbero una stima media dell’efficienza offensiva e difensiva su 100 possessi), secondo i dati di KenPom. Per chi non è troppo ferrato in statistiche avanzate, basti sapere che la maggior parte dei college che vincono il titolo nazionale, rientrano nella top 20 di entrambe le categorie. Tra l’altro, Purdue può fare affidamento su uno dei migliori frontcourt della nazione, non solo grazie alla presenza di A.J. Hammons, lungo vecchio stile, “rim protector” e devastante spalle a canestro, ma anche grazie a Caleb Swanigan che, pur essendo una matricola, è già un grande rimbalzista, e ad Isaac Haas, centro di riserva da 9.9 punti in meno di 15 minuti di media.
Per quanto riguarda Utah, testa di serie n.3 del Midwest, non fatevi ingannare dal -31 che ha incassato nella finale della Pac-12, vinta da Oregon. Quest’ultima, infatti, rappresenta un vero e proprio spauracchio per gli Utes, tanto che tre delle loro otto sconfitte stagionali sono arrivate contro i Ducks, tutte con oltre la doppia cifra di svantaggio. Ciò comunque non sminuisce la stagione della truppa di coach Larry Krystkowiak, che si è anche permessa il lusso di battere due squadre tra le prime 10 del ranking, Duke e Arizona, e che ha vinto otto delle ultime nove partite disputate. Leader indiscusso di Utah è il sophomore Jakob Poeltl, uno dei migliori “big man” dell’intera nazione, nonché futura top pick del Draft NBA. L’austriaco viaggia con 17.6 punti, 9.0 rimbalzi, 1.6 stoppate ed il 65.6% dal campo, e attorno a lui gira una squadra piuttosto profonda, che sa essere rognosa in difesa e che conta su ben quattro giocatori che tirano con il 40% da oltre l’arco (e nessuno di questi gioca meno di 18.5 minuti a partita). Avendo la certezza di non poter incontrare Oregon, se non in finale nazionale, chissà che questa Utah non possa fare un bel cammino, anche se alle Sweet 16 si prospetta una sfida con Michigan State piuttosto dura…

LA POSSIBILE CENERENTOLA – IONA GAELS
La 226esima difesa della nazione, che parte con il seed #13, ha davvero speranze di sognare almeno il passaggio del primo turno? Sì, perché Iona affronterà una squadra come Iowa State che gioca più o meno allo stesso ritmo e che è anch’essa conosciuta per la sua difesa non proprio irresistibile. I Gaels sono una squadra molto più pericolosa di quello che può apparire, innanzitutto per la presenza di una guardia all’ultimo anno che potrebbe avere una chance in NBA: stiamo parlando di A.J. English, decimo miglior marcatore dell’intera NCAA con i suoi 22.4 punti (ed una percentuale di tiro reale di quasi il 60%), conditi da 5.0 rimbalzi e 6.2 assist. E poi non va sottovalutato il fatto che Iona sia, tra i team di Division I, quello con la 18esima miglior percentuale da oltre l’arco (37.7%). Insomma, i Gaels hanno tutto per essere una cenerentola: giocano una pallacanestro divertente e ben organizzata ed hanno uno di quei giocatori estremamente talentuosi che vedono nel Torneo l’occasione per conquistare le luci della ribalta nazionale.