NCAA Chosen Dozen: a che punto è la ricostruzione di UConn? Wisconsin e MSU in gran forma

Dopo una settimana di pausa in concomitanza con l’arrivo del nuovo anno torna Chosen Dozen con la prima puntata del 2014. Siamo quasi al giro di boa della regular season e sono cominciati gli scontri interni alla conference quindi andiamo a capire quali sono le tre squadre e i tre giocatori più caldi dell’anno nuovo, ovviamente senza dimenticare il tema della settimana ovvero i Connecticut Huskies: la loro rinascita è cominciata ma è davvero così a buon punto come si dice?

A CHE PUNTO E’ LA RICOSTRUZIONE DI UCONN?

Gli Huskies guidati da coach Jim Calhoun sono diventati una vera e propria autorità nel mondo della NCAA, il leggendario coach ha guidato la squadra dal 1986, l’ha portata con costanza al Torneo NCAA e ha vinto anche tre Titoli NCAA. Nella stagione 2011/12, l’ultima sotto coach Calhoun, la UConn campione in carica ha chiuso con uno dei peggiori record dal 1986 ed è uscita al primo turno del Torneo NCAA, inoltre si è vista imporre alcune limitazioni nel recruiting da parte della NCAA, una borsa di studio in meno e tre partite di sospensione allo storico coach per via di alcune irregolarità scoperte nel recuiting. Il roster però era giovane, talentuoso e futuribile, inoltre UConn aveva sempre avuto un certo appeal tra i migliori liceali d’America, per questo ogni appassionato sapeva che in breve gli Huskies sarebbero tornati grandi. In breve però arrivano due “mazzate” sulla testa di UConn: prima (precisamente il 4 Febbraio) coach Calhoun, ormai settantenne, annuncia la propria assenza a tempo indeterminato per via di una stenosi al canale vertebrale che lo avrebbe portato in breve al ritiro definitivo dalla sua attività di allenatore, poi la NCAA decide che gli Huskies sarebbero stati banditi dalla postseason 2012/13 per motivi accademici (media voti troppo bassa) e questo porta a un altro fatto piuttosto importante, ovvero la partenza di molto giocatori. Jeremy Lamb e Andre Drummond se ne vanno, come previsto, in NBA, Alex Oriakhi, desideroso di giocare in postseason, si trasferisce a Missouri, allo stesso tempo vengono ulteriormente ridotte le borse di studio quindi Roscoe Smith e Michael Bradley sono costretti a cercare una scolarship altrove, rispettivamente a UNLV e a Vincennes. Inizia inevitabilmente la “rifondazione”.
La squadra passa nelle mani di Kevin Ollie, ex giocatore NBA e assistente negli ultimi anni di coach Calhoun ma il lavoro è difficile, la responsabilità è grande e la squadra è mediocre. UConn chiude con un record complessivo di 20-10 e con un preoccupante record di 10-8 in Big East, rimanendo ovviamente senza postseason per via della già citata squalifica. C’è anche un altro problema di fondo: la situazione di UConn e il nuovo coach non aiutano il recruiting. Il freshman più atteso del 2012/13 era Omar Calhoun (tranquilli, non è parente del coach) ma ha abbastanza deluso le aspettative quindi non stupisce che quest’anno il suo impiego si sia ridotto da 32 a 18 minuti a gara. Tra i freshmen presi nell’ultima offseason in vista di questa stagione 2013/14 il più forte è Kentan Facey, sicuramente un buon talento ma non certo al livello dei freshmen a cui UConn è abituata, per questo motivo in questa sua prima stagione viene utilizzato sono saltuariamente e al massimo per 5 minuti a gara.

Non travisiamo, tutto ciò è normale, anche Calhoun prima di costruire un programma non dico vincente ma competitivo ci ha messo quattro anni ed è ovvio che Ollie ci metta all’incirca lo stesso tempo. Ci tengo a dirlo perché, come spesso accade, dopo l’ottimo inizio di stagione in molti hanno incominciato a gridare al ritorno della grande UConn, dei mitici Huskies ma forse lo hanno fatto con un po’ di anticipo. UConn è partita vincendo contro squadre come Maryland, Indiana, la #15 del Ranking Florida e Washington con la sola eccezione della sconftta contro Stanford, non un avversario irresistibile ma nemmeno di basso livello. Con l’inizio della stagione di conference qualcosa si è bloccato e sono arrivate due sconfitte consecutive contro Houston e SMU, due discrete squadre ma non certo le teste di serie della American Conference, due debacle che pongono UConn alla penultima piazza della conference davanti solo a Temple. UConn sarà in grado di tenere testa a Louisville, Memphis e Cincinnati come ha fatto con Florida o non è ancora pronta per questi livelli?
Gli Huskies stanno dimostrando di avere non pochi problemi a gestire il risultato quando conducono mentre quando inseguono riescono ad arrivare punto a punto ma non riescono quasi mai a completare l’allungo definitivo. Questo porta a un enorme dispendio di energie. Pensate che ben 7 partite su 15 giocate fino ad ora da UConn si sono risolte entro uno scarto di 5 punti. I ragazzi di Ollie mostrano parecchie lacune: in attacco sono eccessivamente Napier-dipendenti, diciamo che se UConn fosse una persona Napier sarebbe l’ossigeno, senza di lui non si può nemmeno cominciare a creare gioco. In difesa invece subiscono molto le squadre che giocano in transizione (ad esempio SMU) e sono anche abbastanza lenti sui cambi difensivi quindi, per chi attacca, è necessario far girare un minimo il pallone sul perimetro per trovare qualche tiratore libero. Inoltre la squadra manca di fisico, sappiate solo che il miglior rimbalzista (6.5 a gara) è Napier che è un playmaker sotto i 190 centimetri.

I problemi ci sono ma la squadra ha talento e Ollie sembra avere un progetto in testa quindi se la domanda è “UConn tornerà grande?” a mio avviso la risposta è ma se la domanda è “tornerà grande già quest’anno?” allora non credo che la risposta possa essere affermativa. La scelta migliore è pensare al futuro in cui non ci sarà Napier ma con i miglioramenti di DeAndre Daniels e Boatright, l’arrivo del freshman Daniel Hamilton e la possibilità di vedere in campo anche il super transfer da NC State Rodney Purvis, che in questi giorni si sta operando alla spalla per essere al meglio l’anno prossimo, sono certo che UConn potrà tornare a intimorire l’intero panorama NCAA.

LE SQUADRE PIU’ IN FORMA

Spartans

1) Wisconsin Badgers (16-0), #4 del Ranking
Il Wisconsin è uno degli stati che più vive e respira football americano, ecco perché in un’annata mediocre dei Badgers del football e con l’uscita dei Green Bay Packers al primo turno dei Playoffs NFL gli abitanti di questo freddo stato non posso certamente gioire. A risollevare il loro morale però ci pensa il basket e soprattutto i Badgers che sembrano essere nella loro migliore versione tra quelle viste negli ultimi anni. Wisconsin è solida, poco spettacolare e intelligente, statisticamente non possiede cifre impressionanti ma è paurosamente concreta, segue un piano partita e non lo molla fino alla fine mostrando sempre grande rigore e precisione di esecuzione grazie alla presenza di giocatori esperti. Non a caso in rotazione è presente solo due freshmen, Nigel Hayes e Bronson Koenig, rispettivamente limitati a 15.4 e 16.7 minuti a partita. I Badgers, guidati dall’incredibile ala sophomore Sam Dekker, miglior realizzatore e rimbalzista di squadra, hanno iniziato il 2014 come meglio non si potevo ovvero vincendo di 27 punti il loro primo scontro di conference contro Northwestern a cui sono seguite due vittorie contro due squadre di Ranking ovvero Iowa (#22 del Ranking) e Illinois (#23 del Ranking), tra l’altro quest’ultima è stata sconfitta con uno scarto di 25 punti. La forza di Wisconsin si basa sul fatto che tutti sanno fare tutto: sanno prendere rimbalzi, segnare, tirare da tre così come dal pitturato, difendere, e via dicendo. Dekker o il centro junior Kaminski (secondo miglior scorer di squadra) non è in giornata? Ci pensa Brust a togliere le castagne del fuoco. Se anche lui è freddo ci pensa Nigel Hayes, come ha fatto come Northwester, o in alternativa ci si affida al junior Traevon Jackson. Insomma, le opzioni sono infinite e Wisconsin continua a mietere vittime nella Big Ten.

2) Michigan State Spartans (14-1), #5 del Ranking
La macchina di coach Izzo è inarrestabile, non a caso quel numero 5 che indica la posizione nel Ranking è destinato a diventare un numero più vicino all’1 nel giro di poche ore. MSU non scherza, a capodanno ha demolito Penn State, di seguito ne ha rifilati 17 a Indiana e ha chiuso in bellezza battendo la #3 del Ranking Ohio State dopo un overtime. Gli Spartans si sono ritrovati con Adreian Payne a mezzo servizio per via di un problema alla caviglia ma questo non è bastato per fermarli, Payne infatti ha impartito una sonora lezione ai Buckeyes segnando 18 punti e catturando 6 rimbalzi, se a questo poi vengono aggiunti i 13 punti di Gary Harris e i 20 con 6 rimbalzi e 7 assist di Appling allora non è un caso se MSU è riuscita a mandare KO la compagine di coach Matta, pur con qualche rischio come la rimonta nel finale di Ohio State guidata da Craft. Izzo continua a predicare una mentalità basata su una difesa oltremodo organizzata e solidissima, una squadra ben bilanciata e giocatori esperti, ognuno sa perfettamente che ruolo coprire e soprattutto c’è grande attenzione per le “piccole cose” come la grande precisione dalla lunetta che spesso in NCAA è un optional. Se anche la squadra #3 del Ranking non riesce a fermare MSU con un Payne a mezzo servizio allora il messaggio, se non si fosse ancora capito, è chiaro: questa è una contender.

3) San Diego State Aztecs (13-1), #13 del Ranking
San Diego State, zitta zitta, non perde dal 14 Novembre in cui ha dovuto alzare bandiera bianca davanti ad Arizona e anche nel 2014 gli Aztecs non sembrano voler cambiare direzione. Chiuso il 2013 con la vittoria contro Colorado State, il 2014 si apre nel 2014 nel migliore dei modi con la vittoria contro la superpotenza Kansas (#16 del Ranking) per poi proseguire con un’altra vittoria, questa volta contro Boise State, una delle sorprese di questo inizio di stagione. Dalla panchina generalmente arriva poco ma il quintetto è di tutto rispetto: la guardia senior Xavier Thames è un ottimo realizzatore (16.2 punti a gara) e si bilancia perfettamente con l’ala sophomore Winston Shepard, il tutto è supportato da due lunghi di livello come il gran difensore Skylar Spencer e il super rimbalzista Josh Davis (11.2 rimbalzi a gara), al suo primo anno agli Aztecs dopo un anno a North Carolina State e due anni a Tulane. L’ultima volta che San Diego State è sembrata così forte aveva a roster un certo Kawhi Leonard (ora ai San Antonio Spurs), ora non ci sarà lo stesso talento in termini di potenziale NBA ma la squadra convince e sembra avere pochi rivali in Mountain West.

Honorable Mention: Kansas State Wildcats (12-3). #25 del Ranking
In striscia positiva dal 24 Novembre ha cominciato in 2014 vincendo contro George Washington, TCU e soprattutto Oklahoma State, #6 del Ranking. Contro i Cowboys i Wildcats hanno tirato col 36% dal campo, hanno concesso 20 punti a Le’Bryan Nash, 16 a Markel Brown e 15 a Marcus Smart ma hanno vinto lo stesso. Lo avreste mai detto? Intensità e freddezza sono state le parole chiave per KSU che è riuscita a cambiare direzione alla gara soprattutto con canestri derivanti da secondi tentavi, non a caso sono arrivati 14 rimbalzi in attacco sui 38 totali. Il gioco di KSU ha colpito anche Le’Bryan Nash che ha fine partita ha detto: “se vogliamo vincere dobbiamo giocare sempre come KSU, dando il 150% e mostrando più grinta e aggressività. Nessuno fa questo meglio di KSU, al momento”.

I GIOCATORI PIU’ CALDI

Kane

1) DeAndre Kane, Guardia, Senior, Iowa State Cyclones
Il giocatore arrivato quest’anno a Iowa State dopo tre anni a Marshall non sta sentendo minimamente il passaggio in un college di fascia superiore, anzi è migliorato tantissimo in ogni aspetto del suo gioco. Ha chiuso il 2013 con 16 punti, 12 assist e 8 rimbalzi contro Northern Illinois, ha aperto il 2014 con 15 punti, 6 assist e 4 recuperi contro Texas Tech e ha continuato con 30 punti, 9 assist e 8 rimbalzi contro la #7 del Ranking Baylor. Come sono finite queste tre partite? Ovviamente con tre vittorie per i Cyclones. Come faccia un ragazzo che è sempre stato considerato una testa calda a guidare una squadra ancora imbattuta pur essendo al suo primo anno in Big 12 ancora va capito. Come faccia un ragazzo di 1.92 m per 90 kg a catturare 7.1 rimbalzi di media in Big 12 è anche questa una cosa poco spiegabile. L’unica cosa su cui si è certi è che DeAndre Kane è una furia.

2) Briante Weber, Guardia, Junior, Virginia Commonwealth Rams
Giusto approfittare della presenza in classifica di questo ragazzo per nominare VCU, squadra che al momento sta mostrando un gioco davvero molto convincente che non a caso ha portato a un record di 13-3 i ragazzi guidati dal sempre ottimo coach Shaka Smart. Weber non è solo l’iniziatore del gioco di VCU, il direttore d’orchestra del parquet dei Rams, ma è anche un notevolissimo difensore, non sono molti i giocatori in NCAA a sfiorare spesso la tripla doppia con punti, assist e recuperi (viaggia a 4 palle rubate di media) ma Weber è uno di questi. VCU ha giocato solo due volte nel 2014 e ha portato a casa due vittorie: contro George Mason ha chiuso ha 12 punti, 4 rimbalzi, 2 assist  5 recuperi mentre nella vittoria contro Stony Brook è arrivato alla sirena finale con 14 punti, 3 rimbalzi, 9 assist, 7 recuperi, 1 stoppata e 0 palle perse. Serve dire altro?

3) Elfrid Payton, Guardia, Junior, Louisiana-Lafayette Ragin’ Cajuns
Nelle puntate precedenti questa classifica è stata dominate dai lunghi mentre quella di questa settimana, con la presenza di Payton, si chiude con tre guardie, tre playmaker se vogliamo vederla con I ruoli più “all’europea”. Payton è un grande realizzatore, lo è sempre stato, e in stagione viaggia a oltre 20 punti di media ma allora perché inserirlo in classifica proprio oggi dato che nel 2014 ha giocato una sola volta, tra l’altro perdendo contro UL Monroe dopo due overtime? Facile, se un giocatore segna 34 punti, cattura 11 rimbalzi e regala 11 assist tirando con il 52% dal campo e aggiungendo anche 5 recuperi non si può fare altro che inserirlo in classifica. Non è sufficiente? Sappiate che la prestazione di Payton è stata (ovviamente) indicata come la migliore dello scorso sabato 4 Gennaio, giornata in cui sono state giocate ben 128 partite di Division I. Ora provate a dirgli che non si merita di stare in classifica.

Photos: CBS (Kevin Ollie), insidethehall.com (Spartans), pickinsplinters.com (Kane)