College Basketball Tour Diary – Prima tappa: Notre Dame Fighting Irish

C’è ancora qualcuno, specialmente tra i lettori di MY-Basket.it, che non conosce il College Basketball Tour? Non credo. Per chi non lo sapesse, in parole povere, si tratta di una manifestazione in cui alcune delle più importanti squadre del panorama collegiale americano sbarcano in Italia per delle partite di esibizione sfidando selezioni locali. Chi avesse bisogno di più spiegazioni non deve fare altro che leggersi l’articolo introduttivo (clicca QUI per leggerlo).
Quest’anno, come l’anno scorso, ho deciso di salire sul treno e di recarmi a Vicenza per seguire le partite delle selezioni maschili che in questa edizione saranno Notre Dame, Michigan e Boston University.

E’ ormai il 12 di Agosto, il caldo si fa sentire e quasi tutti sono al mare. Quasi, non tutti. Il sottoscritto infatti si sta recando a Vicenza, luogo di nascita del College Basketball Tour, per la prima tappa di una squadra maschile: Notre Dame.
Questa è la seconda edizione a cui assisto e di conseguenza i miei pensieri durante il viaggio sono molto diversi rispetto a quelli dell’anno scorso. L’estate scorsa non facevo altro che pensare a come sarebbe stato l’evento, come sarebbe stato organizzato il palazzetto, come raggiungerlo (cosa non sempre scontata), con che intensità avrebbero giocato le squadre, ecc. Insomma, tutte domande piuttosto tecniche. Quest’anno ovviamente ho già la risposta a queste domande e di conseguenza penso solo al fatto che, dopo un anno, potrò salutare di nuovo tutte le persone conosciute nel corso dell’edizione 2013, da Ales Masetto a Marco Fabbian passando pur tutti i membri dello staff oltre che a tante altre persone che ho conosciuto frequentando il palazzetto vicentino. Ovviamente sto pensando anche a Notre Dame, squadra che negli ultimi anni mi ha sempre attratto per il suo modo di alternare momenti di grande basket ad altri di assoluto blackout. Non vedo l’ora di vedere personalmente la continuità al tiro di Vasturia così non aspetto che di parlare con Pat Connaughton e Jerian Grant di questo loro ultimo anno ai Fighting Irish dato che sarà una stagione speciale per entrambi: Connaughton dovrà dare il massimo nel basket pur sapendo che i Baltimore Orioles (baseball) lo hanno già draftato e firmato con un contratto pluriennale, mentre Grant dovrà dimostrare di poter giocare a basket come un vero leader pur mantenendo una buona media voto dato che l’anno scorso fu espulso dalla scuola proprio per la sua scarsa abilità sui banchi di scuola, come già avevamo accennato nell’articolo di presentazione su Notre Dame (clicca QUI per leggere l’articolo).

Arrivato al palazzetto, una volta salutati tutti gli amici del College Basketball Tour, guardo un po’ del riscaldamento di Notre Dame che tra l’altro sfoggia le nuove divise da allenamento della Under Armour, azienda americana che da quest’anno sarà lo sponsor tecnico dei Fighting Irish in ogni sport prendendo il posto di Adidas. Il contratto che lega Under Armour a Notre Dame è un decennale da 90 milioni di dollari complessivi, il più redditizio della storia della NCAA (clicca QUI per l’articolo su Notre Dame e Under Armour).

La partita si è conclusa con un dominio di Notre Dame ma poco importa, il “The Big” Team, selezione vicentina capitanata da Enrico Crosato e allenata da Fabio Ussaggi, ha comunque dato prova di saper stare in campo, soprattutto nel primo quarto grazie all’ottima partenza di Vittorio  Visentin, lungo classe 1995. Notre Dame ha poi preso il largo grazie ai centimetri di Zach Auguste, dominatore del pitturato, e alle giocate di Demetrius Jackson, giustamente incoronato MVP della gara. A poco quindi sono servite le triple di Paolo Remonti e di Alberto D’Incà che hanno cercato di dare la carica alla squadra locale, insieme alle giocate di Stefano Gallea.

Nonostante l’ottima prestazione a rimbalzo, Zach Auguste non ha brillato particolarmente, il lungo dei Fighting Irish infatti ha spesso dimostrato di non avere molti movimenti spalle a canestro e, nonostante il vantaggio datogli dall’altezza, quasi mai ha saputo realizzare canestri facili su rimbalzo offensivo. Anche nel gioco senza palla non ha saputo dare il meglio. Decisamente un’impressione migliore tra i lunghi l’hanno data il freshman Geben e il sophomore Torres, sempre puntuali in post ma soprattutto nei tagli a canestri, due giocatori che hanno dimostrato come si può aiutare non poco la propria squadra pur non tenendo più di tanto la palla in mano dando così segnali importanti a coach Brey nel reparto lunghi, quest’anno teoricamente più carente rispetto a quanto ci abbiano abituato i Fighting Irish negli anni precedenti. Ottimi anche Vasturia e Farrell, anche loro in grado di creare molto sprecando poco o nulla. Vasturia ha dimostrato di non essere solo un tiratore usando questa sua caratteristica per “fintare”, battere il difensore e crearsi così spazio a centro area per segnare punti facili, il freshman Farrell invece ha mostrato grande lucidità creandosi tiri puliti e regalando ai propri compagni assist con i tempi giusti e, talvolta, con gli effetti speciali. Non molto utilizzati Pat Connaughton e Jerian Grant, specialmente il secondo dal momento che ha mostrato di soffrire di alcuni problemi alla schiena che lo hanno sì limitato ma non gli hanno impedito di regalare un paio di giocate in campo aperto davvero da campione. Connaughton si è concentrato sul gioco perimetrale con ottimi risultati: più volte ha punito la selezione vicentina con il tiro da tre punti (non sempre in ritmo) e creandosi così spazio a centro area favorendo le conclusioni dei compagni. Come già accennato in precedenza, il grande protagonista è stato Demetrius Jackson. Il playmaker sophomore ha castigato il “The Big” Team vicentino in ogni modo, dalle penetrazioni agli assist, dal gioco in transizione al più comune dei tiri in sospensione, una partita a tutto tondo che gli è valsa il titolo di MVP e soprattutto più di un complimento da parte di coach Brey che potrà senza dubbio puntare su un sicuro cambio per la coppia Grant-Connaughton o, perché no, su un giocatore da affiancargli in caso di quintetto piccolo.

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A fine partita ho avuto l’occasione per scambiare qualche parola con coach Brey e con Pat Connaughton (Jerian Grant è corso negli spogliatoi per placare il dolore alla schiena). Un più che gioviale coach Brey mi ha parlato della scorsa e della prossima stagione con queste parole: “L’anno scorso abbiamo deluso le aspettative. L’assenza di Jerian Grant per gran parte della stagione ci ha danneggiato ma sono ottimista per questa sua stagione da senior, ora è più maturo e lo vedo pronto, oltre che motivato, a prendere in mano la squadra e dimostrare tutto il suo potenziale da leader, ruolo che lo rispecchia al meglio. La sua presenza insieme a quella di Connaughton, già l’anno scorso capitano della squadra, ci aiuterà non poco. Questi due ragazzi saranno circondati da molti altri giocatori come Vasturia e Jackson che come hai visto stasera migliorano giorno dopo giorno quindi penso che questo gruppo ha tutte le carte in regola per tornare al Torneo NCAA nella prossima stagione nonostante dovremmo giocare nella ACC che per noi è una conference nuova oltre che molto competitiva”. Coach Brey ha anche tenuto a specificare come il College Basketball Tour sia utile alla squadra: “abbiamo una squadra giovane con solo due senior, per questo il tour italiano è importante, ci aiuta a crescere insieme e a diventare sempre più uniti anche fuori dal campo”. Il coach ha anche tenuto a specificare come sia rimasto colpito dal nostro paese: “E’ la mia prima volta in Italia e la adoro. Non vedo l’ora di tornare a visitarla con più calma, senza dover per forza pensare al basket”.

Anche Pat Connaughton ha parlato delle sue aspettative per la stagione che verrà: “Penso che le delusioni della scorsa stagione ci aiuteranno molto. Sono convinto che si impari di più dalle sconfitte che dalle vittorie e anche noi, viste le difficoltà dello scorso anno, abbiamo capito i nostri errori e come evitare di commetterli di nuovo. Ora Jerian Grant è di nuovo in squadra ed è più maturo, inoltre molti ragazzi già presenti l’anno scorso hanno fatto esperienza e saranno pronti a darci un ulteriore aiuto per migliorare la squadra. Come hai ricordato prima io sono uno dei due senior e sono il capitano della squadra ma questo non mi spaventa, lo sono già stato in passato e spero di poter essere una buona guida per la squadra anche nel corso di questa stagione anche se so che sarà impegnativo”. Connaughton ha anche parlato di come gestire il suo doppio impegno come giocatore di basket e di baseball (come professionista): “Onestamente per me non è un problema, è facile gestire le due cose dato che ho sempre giocato sia a basket che a baseball. Nonostante sia stato draftato dai Baltimore Orioles, al momento sono un giocatore di basket per Notre Dame e voglio concentrarmi al massimo su questo e sulla prossima stagione di NCAA basketball. A fine anno prenderò in considerazione se diventare un giocatore professionista di basket o di baseball”. Quando ho domandato se preferisse diventare un giocatore professionista di basket o di baseball, Connaughton ha risposto senza esitazione: “Entrambi”, segno che l’ambizione di certo non gli manca.

Si conclude così questa mia prima tappa del College Basketball Tour, con la consapevolezza che è stata una vittoria per il pubblico vicentino e con il desiderio di tornare tra pochi giorni per godermi lo spettacolo dei Michigan Wolverines.