College Basketball Tour Diary – Terza tappa: Boston University Terriers

Siamo già al 25 di Agosto, la gente comincia a tornare dalle vacanze e anche le città meno “estive” tornano a popolarsi di lavoratori e facce annoiate nonostante l’abbronzatura. Per fortuna non è questo il nostro caso, o almeno non ancora, in questa giornata infatti va in scena l’ultima tappa del College Basketball Tour a Vicenza, quella con Boston University come protagonista, e di conseguenza non posso mancare. Ormai sembra paradossale ripeterlo ma per correttezza ricordo a chi non lo sapesse che il College Basketball Tour, in parole povere, è una manifestazione in cui alcune delle più importanti squadre del panorama collegiale americano sbarcano in Italia per delle partite di esibizione sfidando selezioni locali. Chi avesse bisogno di più spiegazioni non deve fare altro che leggersi l’articolo introduttivo (clicca QUI per leggerlo).

Dopo il solito viaggio da dimenticare su un treno regionale che di treno ha solo il nome arrivo a Vicenza, diventata per me ormai una seconda casa. Accompagnato da Niccolò Costanzo, amico e collega nonché penna di MY-Basket.it, mi dirigo al palazzetto e i sentimenti sono contrastanti: da un lato non vedo l’ora di ammirare una squadra poco conosciuta e particolare come Boston University ma d’altro canto resta la malinconia nel pensare che quella prevista per la serata è l’ultima data del College Basketball Tour 2014. Insieme a Niccolò osservo il riscaldamento e la mia curiosità verso questa squadra aumenta a dismisura, molto più che per le altre partite. Per quanto riguardava Notre Dame (clicca QUI  per leggere l’articolo sulla prima tappa) e Michigan (clicca QUI  per leggere l’articolo sulla seconda tappa) infatti sapevo bene o male cosa aspettarmi dal momento che sono squadre molto blasonate e di conseguenza facili da seguire sui vari mezzi di informazione, a differenza di Boston University che è una piccola realtà della Patriot League, una squadra non molto conosciuta e non molto presente sui grandi schermi. Onestamente, questa è una cosa che mi esalta. Non vedo l’ora di capire come giocherà una squadra particolare data l’assenza di senior e ormai priva di ogni leader proveniente dalla stagione precedente oltre che di Maurice Watson Jr., stella della squadra trasferitosi a Creighton come anticipato nell’articolo di presentazione sulla squadra (clicca QUI per leggerla).

Boston University ha dato ottima prova di sé vincendo 99-46 sulla Bamburger All-Stars, selezione locale capitanata dal sempre competitivo Enrico Crosato in cui abbiamo potuto ammirare un ottimo Andrea Galiazzo, autore di 25 punti. Tra i Terriers hanno spiccato Justin Alston, lungo davvero potente e dal fisico spettacolare in grado di influenzare la partita sia in attacco che in difesa. Buono l’impatto regalato anche da John Papale, tiratore talvolta troppo istintivo ma clamorosamente preciso dalla lunga distanza, e da Nathan Dieudonne, giocatore paurosamente atletico (le schiacciate regalate nel pre partita e in gara lo confermano) ma anche più che discreto passatore, specialmente perché parliamo di un’ala. A illuminare la serata sono stati il freshman Eric Fanning (già autore di 19 punti nella tappa di Pesaro) e Cedric Hankerson. Fanning ha stupito per la sua dote di segnare in penetrazione così come per la sua capacità di cambiare ritmo alla gara con giocate di energia, poche volte infatti ho visto un giocatore in grado di correre così tante volte lungo il campo mantenendo lo stesso controllo del corpo e la lucidità dei primi minuti di gara. Hankerson, seppur sophomore, sembra già pronto per diventare il leader dei Terriers, le sue abilità offensive sono più che notevoli sia in transizione che a difesa schierata. Impressionante la sua capacità di realizzare triple da distanza NBA apparentemente senza ritmo per battere la difesa troppo chiusa o per rimediare ai movimenti non perfetti dei compagni. Il resto della squadra resta davvero molto giovane e ancora troppo grezzo per avere un impatto rilevante ai miei occhi e probabilmente anche nella prossima stagione NCAA. Una cosa che mi ha colpito di questa squadra è la compattezza del gruppo: Notre Dame e Michigan, sicuramente più organizzate e dal comportamento quasi professionistico, hanno dato talvolta quasi l’idea di “distaccamento” dalla situazione che le circondava, Boston University invece pareva una scolaresca in gita scolastica, i giocatori non vedevano l’ora infatti di fare le foto con i ragazzini del pubblico e alcuni hanno mostrato le loro doti da ballerini a fine partita. Non un dato fondamentale ma certamente piacevole per il pubblico. Particolare anche l’atteggiamento di coach Joe Jones che ha preferito seguire la partita dalla tribuna e non dalla panchina.

Coach Joe Jones

Coach Joe Jones (a sinistra) molto divertito alla sua presentazione come head coach di Boston nel 2011

Proprio con coach Jones è stata la nostra prima intervista. Jones si è rivelata una delle persone più gentili, loquaci ed entusiaste che abbia mai conosciuto nel mondo del basket. Nella nostra chiacchierata ci ha parlato delle sue aspettative per la prossima stagione: “L’anno scorso abbiamo vinto la regular season della Patriot League quindi le aspettative sono alte ma abbiamo comunque una squadra praticamente nuova, solo quattro ragazzi infatti erano presenti anche l’anno scorso. Per questo motivo il nostro obiettivo è quello di migliorarci, lavorare come squadra giorno dopo giorno, poi i risultati arriveranno di conseguenza. Al momento siamo molto giovani e grezzi ma l’obiettivo è sempre quello di vincere il torneo della Patriot League e raggiungere il Torneo NCAA. L’anno scorso abbiamo partecipato all’NIT e abbiamo battuto squadre più blasonate come Maryland ma quello è il passato, ora dobbiamo pensare al presente, una partita alla volta. Non dimentichiamoci che abbiamo perso un giocatore come Maurice Watson Jr. (trasferitosi a Creighton, ndr.), un ottimo giocatore che tra l’altro forniva assist per la metà dei nostri canestri totali. Per questo motivo ci toccherà cambiare impostazione di gioco e trovare nuovi ragazzi in grado di fornire assist ma la nuova squadra mi piace molto, abbiamo molti talenti interessanti quindi sono fiducioso in vista della prossima stagione”. Coach Jones ci ha parlato anche della aspettative professionistiche dei suoi giocatori:“La Patriot League ha portato recentemente dei giocatori in NBA, gente come C.J. McCollum, ma al momento non so se nella mia squadra ci sono talenti da NBA. Al momento mi basta avere giocatori pronti per avere impatto nella Patriot League (ride, ndr.), poi per il professionismo ci sarà tempo”. Jones ha chiuso l’intervista parlandoci del tour italiano:“E’ stato un viaggio bellissimo. Ho portato anche la mia famiglia quindi è stato ancora più bello. Ho potuto conoscere meglio i miei giocatori anche da un altro livello, da un altro punto di vista, quello più umano. Anche per mio figlio è stato fantastico, si è divertito tantissimo a stare con i giocatori, specialmente negli spostamenti in pullman. Questo viaggio è stato davvero bello e dopo un’esperienza del genere posso dire che questo gruppo di giocatori è davvero unico e fantastico quindi spero davvero possa essere premiato con delle ottime stagioni”.
Siamo riusciti a parlare anche con il sophomore Cedric Henkerson (nonostante i compagni cercassero di distrarlo imitando il suo modo di parlare alle sue spalle) che ci ha parlato del suo nuovo ruolo da leader e della prossima stagione: “L’anno scorso è stato fantastico ma quest’anno siamo molti diversi quindi la gente non ci considera molto e il nostro compito sarà quello di smentirli. Siamo senza senior e so di essere giovane ma penso che potrò diventare un leader per questa squadra, questo è il mio obiettivo personale. Come ha detto prima coach Jones, il nostro obiettivo è il Torneo NCAA e sappiamo che è alla nostra portata. L’anno scorso siamo arrivati a una partita dal raggiungerlo e quest’anno non vogliamo fallire. Abbiamo molti freshman ma sono molto talentuosi e sono convinto che potranno dare tutti, senza esclusione, un aiuto enorme per raggiungere il nostro obiettivo”. Hankerson ci ha parlato anche delle sue ambizioni professionistiche: “Al momento non penso nemmeno lontanamente al professionismo, penso solo ad aiutare i miei compagni e tutta Boston University a raggiungere i suoi obiettivi. Sono solo un sophomore e per il professionismo ci sarà tempo. Ovviamente se avrò occasione di poter giocare come professionista sarà una grande occasione ma al momento penso solo ai Terriers e alla prossima stagione”.

Finisce così questa tappa e l’edizione 2014 del College Basketball Tour. Non smetterò mai di ringraziare Ales Masetto, Marco Fabbian e tutti i volontari che hanno preso parte a questo progetto per l’ospitalità e la gentilezza con cui hanno trattato me, Niccolò, MY-Basket.it in generale e ogni singola persona recatasi al palazzetto. Mai come quest’anno si è visto come un gruppo unito e appassionato, dagli organizzatori agli sponsor, dal pubblico ai giocatori, possa mettere in piedi un evento divertente, interessante e molto ben organizzato. Non riuscirò mai a salutare tutti singolarmente ma vorrei davvero dire che idealmente lo sto facendo, con la testa già proiettata all’edizione 2015 in cui la squadra allenata da Fabio Ussaggi e capitanata da Enrico Crosato affronterà nuove potenze del mondo NCAA.

Foto: midmajormadness.com // usatoday.net