Dal parcheggio di Rockford alla NCAA: la storia di Fred VanVleet, leader dell’imbattuta Wichita State

Arrestava i trafficanti di droga e rispondeva al fuoco delle gang fino a notte fonda. Raramente terminava il suo turno al dipartimento di polizia di Rockford, Illinois, prima delle 2. Eppure, quando Joe Danforth arrivava a casa, la sua routine era sempre la stessa. Si slacciava la cintura con la pistola, si assopiva per qualche ora, dopodiché si alzava ed iniziava a scendere le scale urlando “Svegliaaaaa! E’ ora di andareeeeee!”. Mezzo addormentato in una camera da letto al secondo piano, c’era un bambino di 10 anni, Fred VanVleet, che nascondeva il suo viso sotto il cuscino e faceva finta di non sentire.

Non voleva iniziare la sua giornata alle 5.30 del mattino, fuori era ancora buio. Odiava sedersi sul sedile posteriore della Pontiac Grand Am di Danforth, che si fermava sempre al parcheggio della YMCA intorno alle 6. E odiava ancora di più quelle partite a tutto campo in 1vs1 con suo fratello maggiore J.D., che giocava indossando un giubotto pesante quanto una zavorra. Altre volte, Danforth portava VanVleet in un parcheggio a sei piani e gli gridava istruzioni mentre il resto della città era ancora in attesa di ricevere il giornale del mattino. Quando tutto era finito, lo accompagnava a scuola in tempo per l’inizio delle lezioni.

I colleghi di Danforth pensavano che fosse pazzo per gli allenamenti a cui costringeva il suo figliastro, ma lui non ha mai ceduto. “Tu non diventerai un barbone – diceva a VanVleet – non sarai una persona nella media. Chiunque può esserlo. Tu sarà qualcuno nella vita”. Danforth non voleva che Fred seguisse le orme del suo padre biologico, che era stato ucciso quando VanVleet aveva 5 anni durante un traffico di droga. Lui ha impedito che il figliastro finisse nelle mani dei Vice Lord, dei Wacos o di qualsiasi altra gang che c’era nel quartiere. VanVleet ascoltava sempre quello che gli diceva il patrigno, anche se spesso non lo sopportava: “Sapeva essere cattivo a volte – ha dichiarato – era molto duro con me ed i miei fratelli, non sempre ho capito cosa stesse realmente facendo. Allora volevo essere solo un bambino e non sorridevo molto”.

In questi giorni, però, VanVleet non potrebbe essere più felice. E’ il pilastro di una squadra che ha appena terminato la regular season da imbattuta e che spera di raggiungere le Final Four del torneo NCAA per il secondo anno consecutivo. Se ciò non bastasse, è anche uno dei 10 semifinalisti per il Naismith National Player of the Year. I suoi Shockers sono la prima squadra negli ultimi 10 anni a chiudere la stagione regolare senza nemmeno una sconfitta: se dovessero vincere il torneo della Missouri Valley Conference, diventerebbero i primi dopo 23 anni a partecipare alla March Madness da imbattuti. L’allenatore di Wichita State, Gregg Marshall, ha dichiarato che il successo della squadra è dovuto anche al rendimento di VanVleet. Il quale a sua volta non può fare a meno di chiedersi dove sarebbe ora senza tutte quelle mattine in cui è stato buttato giù dal letto alle 5.30 per fare allenamento prima dell’inizio della scuola.

Il successo che sta avendo Fred, ha puntato l’attenzione su una città che viene considerata la terza più miserabile di tutti gli Stati Uniti. Un’aria di disperazione aleggia su Rockford, creando tensione e angoscia che spesso sfociano nel crimine. “Lì non ci sono modelli da seguire – ha detto il playmaker di Wichita State – nessuno è medico o imprenditore affermato. Nessuno è nella NBA. Nessuno è un rapper famoso. Ho amici i cui genitori fanno tre lavori ed hanno comunque difficoltà a mettere un piatto in tavola. Quando si vive in povertà, le cose brutte sono dietro l’angolo”.

VanVleet era all’asilo quando la povertà è costata la vita a suo padre. E ovviamente il rischio che facesse la stessa fine era alto: frequentava una scuola senza metal detector, in cui era normale girare con armi da fuoco nella cintura o nello zaino. “Droga, prostituzione, amici e cugini che venivano sparati… tutto ciò accadeva intorno a me – ha detto VanVleet – quel modo di vivere era diventato quasi la normalità per me”. La sua famiglia, però, non gli ha mai permesso di fare questa fine. Tre anni dopo che suo padre è stato ucciso, la madre Susan ha conosciuto Danforth, che allenava la squadra avversaria di Fred in un torneo AAU. I due hanno cominciato a frequentarsi e nel giro di un anno Susan ed i suoi due figli si sono trasferiti nella casa di Danforth.

Quest’ultimo è un esperto poliziotto con 19 anni di servizio sul groppone, di cui 6 trascorsi nell’esercito: proprio la sua disciplina si è rivelata fondamentale nella crescita di VanVleet. Il quale doveva tenere pulita la sua camera ogni giorno, lavare i piatti dopo cena, portare il cane a spasso e tagliare l’erba durante l’estate. Ma se faceva il suo dovere, Danforth e Susan erano pronti a compiere enormi sacrifici per pagare l’iscrizione a qualche torneo, mandarlo in trasferta con la squadra, insomma per poter fare emergere il suo talento e fargli guadagnare una borsa di studio per il college, che di certo non si sarebbero potuti permettere.

VanVleet con la canotta dell’Auburn High School nel suo anno da senior si è guadagnato il first-team All-State, guidando la squadra alle prime Illinois High School Association Final Four dal 1975. In qualità di assistente, Danforth poteva sempre controllare i progressi di VanVleet e tenerlo motivato, mentre il suo lavoro da agente di polizia gli permetteva di tenerlo sott’occhio quando non era in campo. Non che nel privato Fred avesse mai dato problemi. Raramente partecipava alle feste, anche a causa dei continui “no” che gli rifilavano i suoi genitori. VanVleet si lamentava per la vita noiosa che conduceva fuori dal campo, ma la madre Susan gli ha sempre detto che “ti annoierai per quattro anni, dopodiché potrai essere felice per tutto il resto della tua vita”.

Wichita State è il college che più ha creduto in lui fin dall’estate antecedente al suo ultimo anno di liceo e quindi Fred ha rifiutato tutti gli altri, anche più importanti, che si sono interessati a lui dopo. “Ci sono stati alcuni grandi college che mi hanno chiamato durante l’ultimo anno, ma non sono uno che si rimangia la parola data. Ed in più ero entusiasta della possibilità di poter essere uno Shocker”. E per lui non poteva esserci destinazione migliore di Wichita State: tra i suoi compagni di squadra ci sono Ron Baker, una shooting guard che viene da una piccola città rurale del Kansas; Cleanthony Early, un ex Division III Junior College Player of the Year che guida gli Shockers in punti e rimbalzi; e Nick Wiggins, fratello maggiore di quell’Andrew potenziale prima scelta del prossimo Draft. E’ una squadra operaia, in una città operaia, guidata da un allenatore operaio, che gioca con grande foga e rabbia agonistica. Il roster è pieno di giocatori che hanno dovuto affrontare diverse tragedie e momenti difficili nelle loro giovani vite. E forse proprio per questo Wichita State può contare su un’ottima chimica di squadra, che è spesso la chiave dei successi.

Dopo una stagione da freshman in cui ha contribuito con 16.2 minuti dalla panchina e 12.5 punti di media negli upset contro Gonzaga e Ohio State nel torneo NCAA, quest’anno non c’è dubbio che gli Shockers siano la squadra di VanVleet. Andiamo ad analizzare qualche numero: sta viaggiando con una media di 11.9 punti, 5.3 assist e 4.0 rimbalzi, ma soprattutto è uno che non forza mai le situazioni e non ha atteggiamenti da superstar. Anzi, è molto altruista ed è uno di quei rari playmaker che con il suo gioco riesce ad accrescere il livello dei compagni. Tra l’altro è molto oculato nella gestione del pallone, tanto che è il terzo in tutta la nazione per il rapport assist-turnover: basti pensare che solo in quattro partite ha fatto registrare più di due palle perse.

Anche se hanno vinto le loro 18 partite della MVC con una media di 15.6 punti di scarto, per gli Shockers non sarà una passeggiata vincere il torneo di conference, che manca in bacheca dal 1987. Questo perché adesso Wichita State è la squadra che tutti vogliono battere a qualsiasi costo. E nel torneo NCAA il loro cammino sarà ancora più difficile: in molti si chiedono se siano realmente una squadra d’elite, dato che hanno sfidato pochissime avversarie di alto livello durante la regular season. Ma non va dimenticato che questa squadra ha già sorpreso tutti l’anno scorso, arrivando alle Final Four, quindi perché non potrebbe ripetersi e magari trionfare in finale adesso che sono ancora più forti e consapevoli dei propri mezzi?

Tra l’altro VanVleet avrà una motivazione in più per arrivare fino in fondo: nel caso in cui gli Shockers dovessero ottenere le Final Four, sua madre Susan gli ha promesso che sarà in Texas per vederlo giocarsi il titolo. Le difficoltà economiche lo scorso anno non hanno permesso ad entrambi i genitori di andarlo a vedere, e quindi solo il patrigno si è recato al Georgia Dome, dove Wichita State ha perso in semifinale contro i futuri campioni di Louisville. Guardandolo giocare dagli spalti, Joe in quell’occasione non è riuscito a trattenere le lacrime, ma la telefonata che ha poi ricevuto qualche giorno dopo lo ha colpito ancora di più. “Tutto ha un senso adesso – gli ha detto VanVleet – ora capisco perché sei stato così duro con me. Non sarei qui senza di te. Ti voglio bene”.