Draft class 2013, i nuovi rookies tra delusioni e sorprese

Habemus Draft class. In nottata è scaduto il termine limite per dichiararsi al Draft, da oggi infatti gli underclassmen non potranno più assumere un agente e diventare eleggibili per il 27 giugno ma bando alle formalità, non siamo certo qui per parlare della normativa delle eleggibilità. La vera domanda di oggi infatti è: cosa dobbiamo aspettarci da questo Draft?

La situazione di quest’anno è una delle più particolari tra quelle viste in tempi recenti, la classe del 2013 infatti è sempre stata definita come la cugina scarsa di quella del 2012, ritenuta invece una delle migliori degli ultimi dieci anni, ma col proseguire della stagione NCAA sempre più persone si sono convinte che questa annata non era poi così male, d’altronde l’esplosione di Trey Burke, Victor Oladipo, Kelly Olynyk e Ben McLemore ha aiutato non poco nel rivalutare il gruppo di quest’anno. Ma quindi perché questo sarà un Draft particolare? Cerchiamo di analizzare le ipotetiche scelte del primo giro, in previsione ci sono solo due, massimo tre senior e le scelte di lotteria sono quasi interamente costituite da freshman e sophomore, inutile dire quindi che questi talentuosissimi giocatori non avranno un grandissimo impatto nella loro prima stagione, dopo tutto molti di loro non si sono ancora adattati al mondo della NCAA, figuriamoci a quello della NBA.

Non fraintendiamoci, il talento non manca ma poteva essere molto di più. Uno dei talenti più attesi dell’anno, Marcus Smart, fenomenale playmaker di Oklahoma State, ha deciso di restare ai Cowboys per un’altra stagione privando così il Draft di una talento degno delle prime tre chiamate. Diversa ma complessa è anche la situazione di un altro giocatore da top 3 e cioè Nerlens Noel, lui al Draft ci sarà ma quest’anno non ha entusiasmato e come se non bastasse è rimasto anche vittima di un bruttissimo infortunio al ginocchio, per capirci abbastanza simile a quello che ha colpito Derrick Rose, e di conseguenza inizierà a riprendere confidenza col campo solo a ridosso dell’inizio del training camp, inutile dire quindi che prendere con la prima o la seconda chiamata un giocatore infortunato è un rischio enorme, specie se il ragazzo in questione fa dell’atletismo la quasi totalità del suo gioco. Pensate che sia finita qui? Ovviamente no. Consideriamo ora C.J. McCollum e Myck Kabongo, il primo è una lottery pick, ottima guardia da Lehigh con doti da grandi realizzatore mentre Kabongo è un elettrizzante playmaker canedese, viene da Texas e la sua chiamata è prevista tra la fine del primo e l’inizio del secondo giro anche se è sempre stato considerato un talento di altissimo livello, ebbene questi due giocatori hanno qualcosa in comune, entrambi infatti erano tra i giocatori più attesi di questa stagione ma McCollum ha saltato 19 gare su 31 per un infortunio alla mano mentre Kabongo ne ha perse addirittura 23 su 34, altro motivo dunque di grande rischio.

Tra infortuni, rischi, dubbi e giocatori giovanissimi c’è una sola certezza: a differenza degli anni passati non ci sarà carenza di lunghi, anzi il primo giro prevede ben 8 giocatori tra i 6-11 e i 7 piedi mentre chi vorrà un playmaker dovrà assicurarsi una delle primissime scelte o al massimo rischiare di chiamare al primo giro un talento non proprio degno delle prime trenta chiamate.

Per fare una sintesi secondo il sottoscritto questo Draft rischia di non essere qualcosa di memorabile ma comunque può regalare qualche perla. Potrebbe avvenire qualcosa di paradossale, c’è la possibilità che sia più “sicuro” scegliere al secondo giro rispetto al primo, nelle prime trenta chiamate infatti sono previsti giocatori come già detto molto giovani e privi di esperienza oltre ai soliti enigmi o come vogliamo chiamare i ragazzi non strabilianti in NCAA ma comunque dotati di grandissimo talento, nel secondo round invece sono previsti giocatori probabilmente dotati di meno potenziale tanto che non saranno mai degli All-Star ma comunque con un passato da leader di esperienza a livello di NCAA e già pronti per avere un impatto importante come specialisti in NBA, gente come CJ Leslie, Trevor Mbakwe, Solomon Hill, Brandon Paul, Reggie Bullock, Peyton Siva e Pierre Jackson.

Una menzione d’onore prima di concludere va fatta per Norvel Pelle, un centro classe 1993 che si presenterà a questo Draft senza aver mai giocato né al college né da professionista. Questo ragazzo era considerato come il miglior centro dell’intera classe liceale del 2011 ed era destinato a giocare a St. John’s ma i voti troppo scarsi gli hanno fatto perdere la borsa di studio e quindi ha scelto di passare gli ultimi due anni nelle migliori prep school d’America con il solo scopo di prepararsi a questo Draft. Riuscirà a ritagliarsi uno spazio in NBA grazie solo ed esclusivamente ai lampi di talento mostrati al liceo e ai suoi quasi 7 piedi d’altezza? Difficile da dire adesso ma certamente potrebbe essere una gran bella storia.

In sostanza questo Draft potrebbe essere rischioso e interessante allo stesso tempo e probabilmente mai come quest’anno potremo vedere che la serata della scelta dei rookies è una vera e propria partita a scacchi, solo il general manager con la tattica migliore ne uscirà vincitore.
Chiudiamo cercando di vedere qui di seguito i tre giocatori che potrebbero colpire positivamente e negativamente durante il prossimo anno pur non sapendo ancora in che squadra giocheranno.

TOP 3

TREY BURKE (PG), MICHIGAN
Altezza: 6’0”, Peso: 180 lbs
Statistiche da sophomore: 18.6 pts, 3.2 rebs, 6.6 asts in 35.4 min di media.
Burke è il vero vincitore di questa stagione di basket collegiale, ha raggiunto la finale del Torneo NCAA con la sua Michigan e ha fatto incetta di premi individuali, ha dimostrato di essere completo e di avere gli attributi per essere un leader, inoltre ha già chiuso la sua seconda stagione a Michigan quindi ha anche un minimo di esperienza in più rispetto a molti suoi rivali. Per qualche motivo si prevede che venga chiamato tra la quinta e la settimana scelta assoluta e prenderlo a quel punto potrebbe essere davvero un furto.

MICHAEL CARTER-WILLIAMS (PG), SYRACUSE
Altezza: 6’5”, Peso: 175 lbs
Statistiche da sophomore:  11.9 pts, 4.9 rebs, 7.3 asts, 2.8 stls in 35.2 min di media.
Un giocatore esaltante e unico, porta palla come un piccolo ma ha una statura davvero notevole e braccia infinite, dal punto di vista tecnico invece è probabilmente il miglior passatore del Draft, dote che si aggiunge a una visione di gioco più unica che rara. Rispetto al primo anno a Syracuse è migliorato moltissimo nella tecnica di tiro ma deve ancora perfezionarsi, inoltre con qualche chilo in più potrebbe diventare una forza davvero inarrestabile. La sua chiamata è prevista tra la undicesima e la quindicesima, a quel punto una vera manna dal cielo.

DESHAUN THOMAS (SF/PF), OHIO STATE
Altezza: 6’7”, Peso: 221 lbs
Statistiche junior: 19.8 pts, 5.9 rebs, 1.3 asts in 35.4 min di media.
Giocatore dal fisico notevole e in grado di segnare da ovunque ma nonostante ciò è comunque ottimo anche a rimbalzo. Viene da Ohio State quindi sa cosa voglia dire giocare ad alto livello, come se non bastasse ai Buckeyes è sempre stato un leader e ha dimostrato più volte di potersi caricare la squadra sulle spalle nei momenti decisivi. Thomas viene considerato come una scelta da metà secondo giro, inutile dire che chiamarlo a quel punto equivale a fare un colpo i banca.

FLOP 3

NERLENS NOEL (C), KENTUCKY
Altezza: 6’11”, Peso: 216 lbs
Statistiche da freshmen: 10.5 pts, 9.5 rebs, 2.1 stls, 4.4 blks in 31.9 min di media.
Sicuramente talentuosissimo e destinato a diventare davvero forte ma tra una stagione non entusiasmante e l’infortunio al ginocchio poteva anche pensare di restare a Kentucky ancora una stagione. E’ un potenziale protagonista ma alla prima stagione di NBA non avrà né le doti tecniche né quelle fisiche per fare la differenza quindi potrebbe deludere specie se chiamato con la prima scelta assoluta.

ANTHONY BENNETT (PF), UNLV
Altezza: 6’7”, Peso: 239 lbs
Statistiche da freshmen: 15.8 pts, 8.0 rebs, 1.0 blks in 27.2 min di media.
Giocatore per cui il sottoscritto stravede ma ciò nonostante rischia di non rispettare le attese. Ha chiuso la sua prima stagione in NCAA e molti già si aspettano che in NBA faccia esattamente le stesse cose vista a UNLV ma forse non si sono resi conto che Bennett non è un gigante, è solo 6’7” e quindi in NBA sarebbe meglio vederlo come ala piccola ma al momento il tiro dalla media di Bennett è discontinuo mentre quello da tre punti è inesistente, inoltre la velocità non è propriamente quella di Usain Bolt. Da molti è considerato come una delle prime sei chiamate assolute e quest’ansia da prestazione rischia di trasformarlo in un nuovo Derrick Williams.

B.J. YOUNG (PG/SG), ARKANSAS
Altezza: 6’3”, Peso: 180 lbs
Statistiche sophomore: 15.2 pts, 3.5 rebs, 3.4 asts in 27.9 min di media.
Ha senso dichiararsi per il Draft dopo solo due anni di college pur non essendo considerato come una scelta da primo giro? Chiedetelo a Young, ragazzo che di talento ne ha a palate ma rischia di bruciarsi diventando professionista troppo presto dal momento che non è ancora pronto dal punto di vista tecnico ma soprattutto da quello mentale. Young rischia di essere l’ennesimo super talento liceale e ottimo giocatore a livello NCAA a sparire nel dimenticatoio, vi ricordate Josh Selby? No? Infatti.